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Mercoledì, 01 Giugno 2011 00:00

i cattolici e la politica

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Da quel che io ricordo in ogni campagna elettorale, eccetto qualche partito palesemente anticlericale, tutti gli altri fanno a gara a dichiararsi cattolici o perlomeno attenti ai valori cristiani. Tutti promettono “mari e monti”. Sono tutti bravi, buoni, ed hanno il senso onesto della politica. Di fatto, a me e ad oltre il 45% degli italiani che non votano, le cose non sembrano vadano molto bene. Quindi parlare di valori cristiani è un po’ come parlare del sesso degli Angeli. Ciò che mi si presenta davanti è così lontano dal vangelo, quanto e più della distanza che passa tra la Terra e Marte. Purtroppo, in questo oceano di confusione, non mi sembra di vedere cristiani disposti a lottare per la loro fede che mette al centro l’amore per l’uomo. A parole alcuni si presentano come paladini della lotta contro l’aborto, gridano che sono a favore del matrimonio come sacramento indissolubile e poi sono i primi a tradire questo sacramento, predicano contro l’uso delle cellule staminali, sono per la soppressione della pena di morte ecc. Cose tutte che hanno un grande valore in sé, ma l’insegnamento della Chiesa e la dottrina cristiana, non sottolineano soltanto questi problemi. L’aborto è certamente un grande problema, ma non è meno grande la strage di bambini che per causa della fame e della guerra muoiono sistematicamente, ogni giorno, ogni ora, in migliaia. Il matrimonio che salda una famiglia è un altro grande problema, ma anche in questo caso il cristiano non può scartare milioni di coppie che, per ragioni a me incomprensibili, scelgono di vivere diversamente. DIO NON FA MAI SCARTI. La Chiesa, per esempio, non ha mai accettato la pillola anticoncezionale, ma quante coppie, che si dichiarano cristiane, obbediscono a questo precetto? La castità non è una virtù che debbono esercitare soltanto preti, frati e suore, ma è una virtù a cui sono chiamati anche coloro che vogliono vivere il sacramento del matrimonio. Neppure la povertà e l’obbedienza sono virtù riservate ai soli religiosi: infatti, può un cristiano accumulare ricchezze quando milioni di fratelli muoiono di fame? È lecito, per un cristiano, spendere per una cena con gli amici quanto basterebbe a nutrire una famiglia di cinque persone per un anno intero? Può un deputato, che si rifà al vangelo, accettare uno stipendio cento volte più pingue di quello miserrimo con cui vive un operaio?
Di questi esempi potrei scrivere un volume di mille pagine. Ora, se un cattolico si interroga onestamente, può sentirsi a posto con la coscienza per il solo fatto di essere contro l’aborto e a favore del matrimonio come unico vincolo per la famiglia e magari dimentica di avere l’amante, va con le prostitute, ed è disposto a divorziare? Come può arricchirsi oltre misura e votare, ed invitare a votare, affinché l’Italia (che nella sua Costituzione rifiuta la guerra) invii uomini e mezzi in luoghi di guerra, sostenendo che le nostre truppe sono là soltanto per organizzare la pace? Si dimentica il comando di Gesù che ordina di rimettere la spada nel fodero. Un autentico credente ha il compito, come dice il profeta, di “cambiare le lance in vomeri”. Ascolta il grido della Chiesa che continuamente, anche nel secolo passato, ripete: “Tutto si salva con la pace e tutto si perde con la guerra”.
Milioni sono i bambini che non nascono e per i quali bisogna lottare perché vivano. Tuttavia non deve essere meno forte la lotta per quelli già nati, ai quali la vita viene tolta per la fame, per la guerra, per il nostro egoismo.
Quanti politici promettono di realizzare  una società più giusta più vicina ai valori evangelici, tentando, di contro, di accalappiare i voti dei cattolici e della gente perbene. Cresce, ogni anno sempre di più, la gente scandalizzata della moltitudine di politici ricolmi di privilegi (auto blu, treno e aereo gratis, doppio lavoro e doppio stipendio, pensione pingue, che riceveranno soltanto dopo cinque anni di lavori parlamentari, ecc. ecc.).
 Credo che molti cattolici e molta gente semplice siano demoralizzati e capisco, anche se non sono d’accordo, che la maggior parte abbia perso la voglia di votare. Forse i politici, che non sono cretini, questo vogliono. Il loro intento è: “Non andate a votare”. Infatti, come potrebbero credere che un cattolico, che si impegna a seguire il vangelo, possa aderire ai loro slogan? Questo è l’assillo che vivo in questi giorni. Ho paura che molti disertino le urne sfiduciati, annoiati da un mare di parole, che non lasciano nessuna speranza di effettivo cambiamento.
Allora, che fare? Sarebbe davvero drammatico se i cristiani si tramutassero in tanti Pilato. Lavarsi le mani, uscire dalla battaglia e lasciare che il più disonesto, il più furbo, il più bugiardo guidi la nostra gente.
Serpeggia tra molti, purtroppo, il desiderio di un dittatore che uccida la democrazia, che tolga anche la voglia di gridare “Non vi è lecito”. Capisco che la nostra democrazia è malata ma non si risolvono i problemi del paese uccidendola definitivamente, abolendo i partiti, non andando a votare. Il voto ed i partiti sono il seme della democrazia e se questi sono malati è necessario ripulirli e farli dirigere da uomini retti ed onesti. Né si risolve la situazione non votando. La conferenza episcopale italiana ha  sottolineato che i cristiani hanno il DOVERE di votare ascoltando la propria coscienza e lasciandosi illuminare dai dettami di TUTTO il Vangelo. Vangelo che non si può tirare soltanto da una parte, palesemente ignorando tutto il resto. La sequela di Gesù comporta lotta, sacrificio, non fuga o indifferenza.
Nel discorso della montagna, così come ce lo tramanda San Luca, Gesù descrive le regole essenziali del comportamento dei discepoli. In termini politici oggi potremmo chiamare il discorso della montagna la “piattaforma” del suo movimento, i punti programmatici di base. Tutti conosciamo quel programma dove è sottolineata la predilezione per i poveri, i miti, gli affamati, i sofferenti. Cose dette e ridette ma quasi sempre fraintese, forse per una ragione molto semplice: chi legge il vangelo e lo spiega non è, generalmente, uno che si possa definire povero. In passato si parlava dei poveri come di persone da indottrinare valorizzando il significato spirituale della povertà. Le cose, dopo più di duemila anni di predicazione evangelica, non sono cambiate molto. I ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Malgrado tutto questo si sa che alcuni cristiani, per denaro e potere, continuano ad essere dalla parte dei ricchi. Costoro si giustificano sostenendo che Gesù non parlava per loro quando diceva: “guai a voi”. Sembra che si dicano: “Lui ci stima perché siamo contro l’aborto, amiamo la famiglia e vogliamo portare la democrazia in tutto il mondo. Noi siamo veri cattolici, perciò votate per noi”.
Per capire il programma del “Partito di Dio” (come lo chiamo io) bisogna stare effettivamente con i poveri e gli oppressi e dividerne i problemi quotidiani, le sofferenze e le speranze.
 Sotto questo profilo il tempo di Gesù non era diverso dal nostro. Anche allora gli uomini non erano tutti uguali, c’erano i ricchi e i poveri, gli oppressi e gli oppressori, gli sfruttati e gli sfruttatori, quelli che mangiavano in abbondanza e quelli che morivano di fame, i malati che si potevano curare e quelli che non avevano medici e medicine. Gesù sceglie i poveri, si fa povero con loro e le sue parole erano naturalmente intese come quelle di un povero che parlava ai poveri suoi fratelli invitandoli a costruire un Regno di giustizia qui sulla terra. Qui sta il valore della politica che significa amore alla Polis, alla città, all’uomo, a qualsiasi fede, cultura o popolo appartenga.
Quanto ai ricchi, ai padroni, ai potenti, nessuno è escluso dalla salvezza, a condizione che anche questi si facciano poveri e provino a vivere con ottocento o mille euro al mese.
Certamente non sono così sciocco da sostenere che i cristiani vivono tutti senza peccato, ma un cristiano onesto si vergogna del suo peccato, piange e si pente se pecca. Il buon Dio ci perdona ma perdonandoci  soggiunge: “Va’ e non peccare più”.
Ora, non occuparsi della politica o non andare a votare, significa che si cessa di combattere e, in pratica, si demanda ai ricchi e ai potenti di continuare a sfruttare ed a imbrogliare.
Quando ricordo queste cose sono spesso preso per un sovversivo, ma il mio compito rimane quello per cui ho giocato la vita obbedendo al comando di Gesù che mi ha mandato a predicare la buona novella ai poveri.

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