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Venerdì, 01 Marzo 2013 00:00

divide et impera

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Gv 8,1-11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

“Dividi e comanda” potrebbe essere la morale di questo famosissimo episodio evangelico nel quale il Cristo emerge vittorioso sulla disfatta delle “truppe” farisaiche e scri-bacchine. Con un fendente ben assestato nel punto giusto ha sbaragliato i suoi avversari ricacciandoli in fuga nei loro territori: “Colui che è senza peccato, scagli per primo la pietra”. La leggerezza del racconto è sconcertante. Un giudizio pratico di condanna o di assoluzione lascia intravedere i sistemi teologici ben più complessi che stanno alle spalle dei contendenti. Un certo modo di pensare porta alla conclusione che quella donna va lapidata, un altro modo di pensare conclude che no, non può essere lapidata.
Stiamo leggendo quest’episodio in quaresima e prossimi alla Pasqua e le vicende della Passione gettano una luce particolare sul fatto. Gesù qui è vittorioso, trova il modo di dividere i suoi avversari e vince. Quando si troverà lui al centro della condanna, farà il contrario e riuscirà a mettere insieme anche quegli avversari che prima erano divisi, come Erode e Caifa, Pilato e i Giudei, le folle e le loro autorità. E naturalmente vinceranno: Gesù sarà “lapidato”.
Anche nell’episodio della Passione ciò che resta è il divide et imperat. Le due vicende possono avere tante differenze, ma restano uguali proprio in questa: vince chi riesce a dividere gli avversari. Nella Passione gli avversari sono riusciti ad isolare Gesù non solo dalle “sue” folle che poco prima lo volevano addirittura re, ma persino dai suoi apostoli che l’hanno tradito e abbandonato.
Se a questo punto volessimo trarre qualche indicazione dai Vangeli per la nostra vita, che cosa, quale insegnamento possiamo riceverne o vi possiamo cogliere?
In fondo la domanda principale che resta è: vincere o perdere? E in questa domanda Gesù non ci è di alcun aiuto visto che è stato sia un vincente che un perdente.
Potremmo anche sottrarci a questa domanda, potremmo rifuggiarci nella nostra “semplicità”, abbandonarci al nostro Dio rimettendo a lui le complicazioni e gli affanni del giudizio così da poter stare in pace e tranquilli. Anzi è questa la strada che per lo più pratichiamo con assiduità, finché ci è possibile. Ma viene per tutti il momento del dover decidere da che parte stare, viene il momento in cui non è possibile eludere la domanda, il momento in cui dobbiamo giudicare e a nostro rischio e pericolo.
E allora?
Nel caso di Gesù la risposta efficace è stata l’affermazione che Gesù ha vinto nell’uno e nell’altro caso. Pur salendo sulla croce è stato comunque un vincente. Ma questa risposta impone di spostare, cambiare il senso, il contenuto della parola vincere. Il vincere della croce è comprensivo della morte in croce.
Ci sono migliaia, milioni di “adultere” che non sono così fortunate di incontrare un Gesù qualsiasi sulla loro strada e che vengono lapidate. Sono perdenti o vincenti? La vittoria di Gesù si chiama risurrezione. Come si chiama la vittoria di queste “adultere”? (la parola adultera ha qui il significato generale di uomo peccatore).
Ci piacerebbe vivere in un mondo in cui non ci fosse neppure l’ombra della competizione, un mondo in cui le parole vincere e perdere fossero bandite dal vocabolario perché prive di senso. Un mondo in cui l’amore fosse possibile senza che generasse invidie, gelosie e furti. Ci piacerebbe... ma questo piacere è forse l’anima, la parte princiapale e più viva della “teologia” degli scribi e dei farisei di ogni tempo e luogo che, naturalmente, ottengono la loro vittoria eliminando quanto si oppone alla soddisfazione di questo piacere.
Come al solito non posso scrivere la parte che vi compete e mi fermo.


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