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Lunedì, 01 Ottobre 2012 00:00

un bicchiere d’acqua

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Mc 9,38-43.45.47-48

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

“Io sono cristiano”, “io sono cattolico”. I cristiani in politica, i cattolici in politica. Questioni di identità. Questioni di appartenenza. Scandalose.
Sembrava che il vento del Concilio, conseguente al dramma dell’ultima guerra mondiale, avesse spazzato via integralismi (identità) di ogni sorta, restituendo all’uomo la sua povertà, ma, la voglia di essere qualcosa ritorna a grandi passi portando con sé una violenza tanto più ottusa quanto più si ri-camuffa vestendosi del “divino”.
Come fa una mano ad essere motivo di scandalo? E un piede? E un occhio? E soprattutto come faccio ad accorgermi che la mia mano, il mio piede, il mio occhio sono motivo di scandalo?
Sono solo modi di dire che sottolineano e rafforzano la frase principale: “Chi scandalizza uno di questi piccoli…”? O sono una spiegazione, una chiarificazione della stessa?
Di certo se io penso allo scandalo, a come io posso scandalizzare un piccolo, non mi passa neppure per l’anticamera del cervello che lo possa scandalizzare col mio occhio.
Come dunque vengono in mente a Marco - o meglio a Gesù al quale sono attribuite le frasi - queste immagini?
E chi sono i piccoli che credono in lui? Sono i vescovi, è il papa? O sono quei fedeli che nella loro “povertà” teologica credono alle apparizioni?, amano vedere il prete vestito con i “segni” della divinità, sperano di vincere al lotto?
E chi ci darà un bicchiere d’acqua nel nome di Gesù perché siamo di Cristo?
Suppongo che voi che mi state leggendo vorreste delle risposte più che delle domande.
Io “che predico” dovrei fare delle affermazioni propositive invece che sollevare dubbi. L’uomo di oggi è già fin troppo pieno di dubbi e perplessità, è un uomo che cerca una qualche certezza (pietra) su cui posare il capo. Dunque?
Lo stesso evangelista Marco non si pone questioni, si esprime con attestati fermi e sicuri, suppone di essere capito o parla solo a coloro che lo capiscono. “Taglia” spedito su quanti potrebbero non capire. Perché non riesco a fare altrettanto?
Da scandalizzato riesco a capire chi e come mi scandalizza, qual è la mano, il piede e l’occhio che mi scandalizzano. Ma come capire di essere uno scandalizzante? E ancor di più per chi voglio essere di scandalo? Tanto da poter dire: “Guai a chi si scandalizza di me”.
Ho aperto l’articolo con una “questione” di identità tradotta senza distinzioni con integralismo. C’è bisogno di una spiegazione? Ho aggiunto che si tratta di cose scandalose. Sto farneticando? A voi la risposta.
Ciò che appare chiaro nei vangeli è che ci sono due attori dello scandalo, e altrettanto chiaro appare che uno dei due viene condannato (è il caso del vangelo che stiamo commentando), mentre per l’altro la condanna cade su chi resta scandalizzato e nel vangelo viene riferito ai Giudei (ai capi in particolare) che pensano di eliminare lo scandalo (Gesù) togliendolo di mezzo.
C’era qualcuno, al tempo di Gesù, che poteva dare un bicchiere d’acqua a coloro che si erano seduti sulla cattedra di Mosè? E oggi c’è qualcuno che può dare un bicchiere d’acqua a chi si è seduto sulla cattedra di Cristo?
E se proprio volete dare un bicchiere d’acqua a qualcuno nel nome di Gesù perché è di Cristo a chi lo dareste?
Come vedete non sono domande inutili, credo. E non è altrettanto inutile dare una risposta poiché ci sono ragioni che sostengono l’una o l’altra parte, ma l’una o l’altra parte non sono uguali.

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