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Mercoledì, 01 Giugno 2011 00:00

“pace a voi”, voi chi?

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Gv 20, 19-23

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Di quanti Cristi ancora c’è bisogno perché l’uomo venga liberato dall’idolatria cristiana?
Domanda assurda e incomprensibile che non può essere posta da chi è arrivato a vedere il fenomeno cristiano come una grande costruzione idolatrica e se ne è staccato trovando altri pensieri ed altri comportamenti cui appellarsi, e non necessariamente ostili al “cristianesimo” e pur sempre estranei, come un certo liberalismo che si erge sopra le religioni e le comprende come un fenomeno umano, degno, qualche volta, di attenzione e rispetto. Varie forme di ateismo moderno, dall’obsoleto, pare, marxismo al dilagante liberalismo scientifico trovano mille ragioni per capire l’uomo che si appella ad una fede invece che alla ragione. E se ne sentono estranei. Un po’ come un cattolico che ascolta e vede un Testimone di Geova e si chiede come possa un individuo credere a quanto i Testimoni dicono senza che la loro dottrina o il loro comportamento abbiano la capacità di interrogarlo sul suo essere cattolico.
In fondo l’indefinita e indefinibile, smisurata casistica di “religioni” presenti nel mondo impone di estraniarsi da tutte, cogliendo in esse anche cose interessanti, ma che obbligano a non entrare in nessuna se si è sufficientemente saggi e intelligenti.
Per tornare alla nostra domanda di partenza, tutti questi capiscono la seconda parte della frase, vedono il pensiero cristiano come una grande costruzione dell’uomo (idolo), ma non vanno in cerca di un Cristo che liberi l’uomo da questa sua idolatria. Non raggiungono nemmeno il livello di Nietzsche che si chiedeva: “Chi salverà i cristiani dal loro Salvatore?
Domanda tanto più assurda e incomprensibile per chi si pensa e si dice cristiano, per il quale il pensiero di un’idolatria cristiana è inammissibile essendo il Cristo il vero Dio, capace semmai di illuminare e contrastare tutti gli altri falsi dei.
E qui restringiamo il campo su quanti oggi si dicono e pensano di essere cristiani, cioè credono che il Cristo è il loro salvatore, non solo il loro, ma addirittura il salvatore dell’uomo, di tutti gli uomini, l’unico salvatore.
Verrebbe da dire: “Per fortuna sono relativamente pochi” per la violenza che traspare da affermazioni così perentorie ed assolute. Affermazioni non “negoziabili” giacché il rimando è ad una “rivelazione” che in quanto tale è al di là delle capacità umane di capire e di conoscere.
Cito, solo quale esempio di questo pensiero, le parole di Mons. Fisichella: “E’ necessario rivendicare sempre la nostra identità di cristiani, chiamati a rendere manifesta in modo palese e nella vita pubblica la forza del Vangelo, sapendo che esso è frutto di rivelazione. In forza di questa fede chiediamo che anche chi non crede si confronti con la nostra fede, con il nostro modo di vivere, per verificare le ragioni delle proprie posizioni. Non si comprende quindi, perché un simile intervento debba essere interpretato come un’ingerenza nella vita pubblica” (R. Fisichella, Fede e polis, conferenza tenuta a Roma il 30/11/2005).
Mons. Fisichella è uomo che ha “studiato”, normalmente questo pensiero si declina in una sorta di consapevolezza di appartenenza ad una “cultura” cristiana, tanto più vaga di ragioni quanto più decisa nell’affermarla. Una cultura superiore ad ogni altra cultura. Si arriva cioè al “cristianesimo” della Lega, costituito da crocifissi disseminati in tutti i luoghi pubblici e in genere dalla difesa di presunte “tradizioni” che riducono l’essenza a un qualche suo accidente.
Nel “caso” Gesù Cristo, così come i vangeli ce lo hanno trasmesso, possiamo cogliere i due atteggiamenti. Il primo nella figura di Pilato, che sostanzialmente se ne lava le mani, rappresentativo di un “potere” che sta al di sopra di un fenomeno religioso, di una questione religiosa “locale”, cioè privata, isolata, incapace di coinvolgerlo in quanto uomo: “beghe ebraiche”. Il secondo, nella religiosità ebraica, dal gran sacerdote al popolo, che nella loro “apparente” fede, nel nome di Dio giudicano il Cristo un impostore da eliminare. Che gli ebrei si siano rivelati, nella vicenda di Gesù, degli idolatri, ultimamente lo si sente dire poco.
Chi o che cosa, dunque, può distruggere l’indifferenza da una parte e l’idolatria dall’altra? Quale parola o da chi deve venire perché inequivocabilmente sia vincente sull’indifferenza e sull’idolatria?
Sto commentando il piccolo brano di Giovanni che ho messo in testa all’articolo e che è il vangelo di Pentecoste di quest’anno.
Ebbene in questo brano c’è l’episodio di Gesù che, vittima anche del tradimento dei suoi apostoli, appare loro dicendo: pace a voi.
Coinvolti senza volerlo nel processo contro Gesù, l’hanno tradito, si sono messi cioè dalla parte dei carnefici, e diciamo pure senza averne neppure piena consapevolezza. Consapevoli o meno, per volontà diretta o per volontà di altri, hanno quantomeno assecondato un delitto.
La loro vittima si presenta ora con le parole “pace a voi”. Questa loro vittima li “salva” dal chiuso in cui si erano rintanati per paura. L’apparire di quell’uomo-morto vivo e il più vivo dei vivi con in bocca le parole pace a voi, questo è stato il momento che ha chiuso per loro sia l’indifferenza che l’idolatria. Il nuovo vero Dio era quel Gesù che avevano messo in croce, vivente sulle macerie della loro precedente “fede”.
Sull’esperienza di questa “manifestazione” costruiranno il loro tempo successivo. E lo Spirito che vive e parla da questa vittima viene riconosciuto come eterno.
Torniamo “a bomba” e cioè alla nostra domanda di partenza. Di quanti Cristi ancora c’è bisogno perché l’uomo venga liberato dall’idolatria cristiana? Di quante vittime innocenti l’uomo ha bisogno perché lo Spirito gli parli?
Migliaia, pare, stiano, ad esempio, affondando nel mare di Sicilia, chi vede la loro vitalità rispetto alla quale la nostra è come pula che il vento disperde?
Potete continuare a pensare e non vi farà male.


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