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Mercoledì, 01 Dicembre 2010 00:00

voci diverse

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Mt 3,1-12

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Potente questa figura del Battista che si aggira nel deserto a gridare conversione. Sullo sfondo Gerusalemme e la Giudea, la città e il regno degli uomini.
A chi paragonarlo? A un pazzo? o semplicemente a un vagabondo?
Voce che grida nel deserto.
Il grido di Giovanni diventa pieno, perfetto e il deserto sconfinato nel Cristo morto sulla croce.
Giovanni e Gesù, due predicatori e testimoni del regno di Dio. Giovanni come pre-cursore, pre-dicatore, testimone del Cristo che viene, che è. Gesù il cursore, il dicatore, il rivelatore del regno di Dio e di Dio stesso.
Giovanni è voce che grida nel deserto, Gesù il silenzio che tace sulla croce.
La voce già impotente di un uomo solo nel deserto diventa del tutto impotente nell’uomo ormai morto.
L’aver ascoltato questa voce come la Voce (la Parola) ha innescato nella storia dell’uomo quel fenomeno che chiamiamo cristianesimo. Quel crocifisso che, innalzato da terra, è divenuto silenzio assoluto, viene colto e capito come la parola più potente che l’uomo possa ascoltare, come il luogo in cui la presenza di Dio si manifesta nella forma più piena. La Parola a cui tutti gli uomini si inginocchiano.
In questa sta come su una base indistruttibile la verità eterna del Cristo, di quel Cristo che era da sempre, è e sarà.
Ma quando parliamo di cristianesimo stiamo parlando di una parola che è divenuta oltremodo equivoca, fino al punto di definire e intendere (o definirsi e intendersi) come cristiani anche coloro che questo Cristo, questa base, questa Parola non l’hanno mai vista, sentita, né tantomeno capita.
E’ chiaro che l’inginocchiarsi davanti al crocifisso non è legato alla consapevolezza che se ne ha. Tutti gli uomini, stupidi o intelligenti, poveri o ricchi, cristiani o non cristiani si inginocchiano davanti al crocifisso. Ma a quale crocifisso? A quale Cristo?
All’uomo è dato di parlare di Cristo, di partecipare di tutti i sacramenti, di vivere costantemente in preghiera e con la Bibbia tra le mani, parlare di Cristo nelle piazze, senza che conosca il Cristo. Ricordate come averrà il giudizio finale dove proprio quelli che pensavano di conoscerlo vengono cacciati con il terribile giudizio: non vi conosco.
All’uomo è dato di non aver mai sentito parlare di Cristo, di non saper niente della Chiesa e della sua dottrina e conoscere il Cristo nella forma più piena (biblica) della parola conoscere. Penso ad un anonimo cinese.
Torniamo al nostro predicatore, alla nostra voce nel deserto e alle nostre città.
La “comunicazione” è diventata il luogo su cui si accalca il nostro mondo come forse non è mai stato nella storia umana, Media, internet, telefonia, sono la piazza nella quale trovare lo spazio per dire, per alzare la propria voce. Per avere questo spazio non si disdegnano lotte e violenze. Chi nella piazza ha la voce più grossa vince, pena il deserto, il silenzio. (E’ necessario richiamare la propaganda nazi-fascista o il progetto della P2 di accapparasi, per prima cosa, dell’informazione? O più semplicemente la smania sempre più diffusa di poter apparire in tv lontano dal quale non si è nessuno?).
In Gerusalemme, nella Giudea e nelle zone lungo il Giordano allora parlavano, dall’alto dell’abbondanza in vesti, in cibo e in cultura, i predicatori del regno.
Come queste potenti voci assomigliano al grido di Giovanni nel desrto?
Domanda retorica, visto che la piazza scelta da Giovanni è il deserto. Da dove dunque, da quale pulpito Giovanni grida oggi (e sempre): convertitevi perché il regno di Dio è vicino? Dove accorrere, da chi, in quale deserto si alza oggi il grido: convertitevi perché il regno di Dio è vicino? Forse dai pulpiti delle chiese o da quelli della politica? Forse dai potentati economici? Giovanni sarebbe oggi un imprenditore?

E non è da dimenticare che sia Giovanni che Gesù sono così fastidiosi nel loro parlare che, sebbene inutilmente, per amore di dignità umana, i predicatori delle piazze attivamente si sono affannati e si affannano per ridurli al silenzio.


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