Informativa

Su questo sito utilizziamo solo cookies tecnici. Navigandolo accetti. Clicca su Leggi Policy per ulteriori informazioni.

Ultimo Giornalino  

   

Accedi  

   
Lunedì, 01 Marzo 2010 00:00

la nube di Dio

Scritto da
Vota questo articolo
(0 Voti)

Lc 9,28b-36

In quel tempo, Gesù, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quel che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all’entrare in quella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo». Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Nella nube non si vede niente, si perde il controllo della situazione, si è in balia di qualsiasi cosa possa sopraggiungere all’improvviso senza che si abbia il tempo di accorgersene. Stare dentro una nube fa paura. E proprio la nube viene presa dalla Scrittura come il luogo della presenza di Dio e del suo manifestarsi all’uomo.
Normalmente le nubi si vedono dall’esterno e fanno paura solo nel caso di una minacciosa e straordinaria tempesta. Così è di Dio e della sua presenza. Vista dall’esterno resta sotto il nostro controllo, sotto la possibilità di pre-visione e non fa paura. Ma... il momento dell’incontro ci vede disarmati e in balia di un accadere che viene da altro da noi e fuori da ogni nostra previsione.
Vale per Dio e vale per ogni incontro umano; che valga per Dio è pressoché indifferente, di tanto Dio è invisibile all’uomo, mentre con l’altro da me, uomo, devo fare i conti ogni giorno e di continuo. Ed essendo “altro” sfugge al controllo e fa paura.
Ora, la paura ha l’effetto o il compito di allertare l’uomo contro possibili minacce alla sua integrità. E’ un sofisticato meccanismo che nell’uomo mette in atto una serie complessa di reazioni che gli permettono di affrontare un pericolo, a meno che il pericolo non travalichi una certa soglia, oltre la quale produce l’effetto contrario, immobilizza a tal punto da rendere impotente ogni possibilità di difesa.
Dio, o meglio, l’uomo è questo pericolo; l’incontro con Dio, o meglio, l’incontro con l’uomo comporta questa situazione radicale di avvertita impotenza. L’avvento dell’altro vive di queste dinamiche e tanto più è pieno, tanto più la nube è fitta.
Nella nube i tre apostoli soccombono alla presenza del loro maestro fino al punto di cogliere la statura della sua divinità. L’invasione di Gesù travalica le loro capacità di controllo e ne restano dominati, affascinati, fuori di sé.
E’ l’attimo dell’innamoramento, impossibile da prevedere, cercare, volere, determinare, poiché eccede le capacità umane. Accade.
La trasfigurazione dell’uomo non sta nelle sue mani e non può non essere vissuta diversamente che in una nube. Il fascino prodotto dall’incontro pretende(rebbe) l’eternità e l’infinità, ossia la scomparsa del tempo e dello spazio, le due più radicali armi di difesa dell’uomo e ne sperimenta la totale libertà.
Come introdurre questa “estasi” nel tempo e nello spazio è una domanda impossibile tanto quanto è impossibile stabilire una relazione tra eterno e tempo, tra spazio e infinito. Può restare il desiderio, la nostalgia e tendenzialmente la definizione di che cosa sia un rapporto nel momento della sua espressione più piena, ma è al di là della volontà umana.
Queste cose, però, non sono da dire se non dopo aver visto l’altra faccia della medaglia, ossia l’inconsistenza dell’altro. Se c’è il momento in cui l’altro si alza fino alla statura del divino, c’è anche il momento in cui si abbassa fino alla vergogna della croce. E dopo si può raccontare.
A ben vedere ci troviamo con questo episodio della trasfigurazione di fronte ad un’ennesima icona pasquale, di fronte cioè a quel Mistero che è l’anima della vita dell’uomo, il luogo della sua abitazione; e se è possibile parlarne non è perché lo si possa dominare, ma forse solo per poterlo contemplare.


Letto 1393 volte

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

   
© Copyright 2018 Fraternita’ Domenicana di Agognate - Via Valsesia Agognate 1, 28100 Novara - 0321.623337 - 0321.1856300 - info@agognate.it - Webmaster: P. Raffaele Previato op