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Giovedì, 01 Ottobre 2009 00:00

non c’è nessuno...

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Mc 10,17-30

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?».
Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».] Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà»

 

“Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio:” “E’ più facile che un cammello entri per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno di Dio”.

“Chissà perché Dio ha fatto il mondo così? Non poteva fare le cose diversamente tanto che anche quei poveracci di ricchi potessero più facilmente entrare nel regno di Dio?” “E che colpa ne ha uno se è ricco?” “Avesse rubato! I ricchi che si sono arricchiti rubando non possono entrare nel regno di Dio. Questa è un’affermazione giusta, ma un ricco che non ruba? Se uno è ricco di famiglia?
“Gesù ce l’aveva con i ricchi, forse era invidioso”. “Ma poi, chi è ricco? Come si fa a distinguere il ricco dal povero? Fino a quando o quanto deve avere, come minimo, un uomo per essere ricco e quanto non deve avere per essere un povero?”
Queste e mille altre domande, tutte a partire da una semplice affermazione del Vangelo. E’ meglio chiudere il vangelo e starsene in pace. Un giro al supermercato, un po’ di rilassamento davanti al televisore, una partita di calcio... rispondono concretamente ai nostri bisogni più che fantasticare su delle frasi che, se le ascolti, quantomeno ti rattristono se non ti portano addirittura alla depressione più nera.
“Se si deve morire, morirò”, si dice l’ottimista eroe, seduto a tavola sazio. “Perché fasciarsi la testa prima che sia rotta? Ogni cosa a suo tempo. Quanto alla morte spero che sia veloce, un attimo, perché non voglio dare fastidio a nessuno”.
E poi si può essere cristiani anche senza leggere il vangelo, anche senza andare in chiesa. Anzi c’è chi si sente tanto più cristiano quanto più è invaso dai musulmani che sono diversi, che hanno abitudini che non si capiscono e che disturbano, che vogliono venire a casa nostra ad occupare il nostro territorio, la nostra patria, che rubano i nostri beni.
“E’ decisamente inutile leggere il vangelo!” “Ho anche provato, ma non c’ho capito niente”. “E poi va interpretato e c’è la Chiesa che deve interpretarlo”. “E la Chiesa è ricca o povera?” “Se quelli che leggono il vangelo sono ricchi vuol dire che queste frasi di Gesù bisogna saperle interpretare. Sono scritte così, ma Gesù voleva dire un’altra cosa”. Gesù che è il Figlio di Dio non poteva non avere un po’ di buon senso e dire delle cose “fuori di testa”.

Sto sbagliando o, magari detto un po’ male, è questo lo spirito che vaga in quella “marginale” fetta di italiani che ancora non hanno buttato via del tutto il “nome” di Gesù Cristo? E’ vero, c’è dell’altro sia fuori che dentro di noi. C’è perfino chi pensa di essere tanto più cristiano quanto più è ricco e c’è naturalmente chi avverte consolatorie queste parole di Gesù perché, divenuto incapace di avere qualche bene, non può che affidarsi alla misericordia di Dio.
Effettivamente nel nostro mondo c’è di tutto.
A questo punto ci si trova sufficientemente soli davanti alla complessità del tutto e con due domande: Che cosa pensare e che cosa fare? E queste domande non sono ancora definitive. Sono già il raggiungimento di un buon livello, ma c’è ancora strada davanti. A ben vedere l’uomo che si pone queste domande è ancora un uomo seduto a tavola, sebbene la sazietà gli produca una certa acidità di stomaco.
Gesù risponde alle domande con la sua solita esagerata determinazione: Va, vendi, dallo, avrai, vieni e seguimi. Non tien conto delle possibilità, della complessità della situazione, dei tempi, della politica... “se vendo e do, dove vado a finire? Sicuro sotto i ponti.” “E chi è questo Gesù che devo seguire? In realtà non sono abbastanza ricco e Gesù dovrebbe aggiungere quel che mi manca e non mandarmi allo sbando perdendo anche quelle quattro cose che mi danno un po’ di sicurezza”.
E il “tale” se ne andò senza vendere, senza dare, senza avere, senza venire e senza seguire. Ed andò... in depressione. Quei tanti beni che aveva e di cui poteva accontentarsi gli sono diventati causa di tristezza.
Dalle parole di Pietro, confermate da Gesù, pare di capire che questo “tale” è l’uomo, tutti gli uomini: “E chi può essere salvato?”, “Impossibile agli uomini”:
Dunque? Dunque colui che può è Dio. E Dio dove sta? Nel nostro brano pare identificarsi con Gesù, “Vieni e segui me (non Dio)”. Ma il Cristo, allora non era ancora la seconda Persona della Trinità, era un uomo e, in breve, il peggiore degli uomini (crocifisso).
“Non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà”.


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