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Domenica, 01 Marzo 2009 00:00

non è qui, lo vedrete in Galilea

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Mc 16,1-7

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salòme comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole.
Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande.
Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”».

Vi sarà capitato, nella vostra pietà, di aver fatto visita ad un malato grave. Vi ricorderete certo la vostra attività di preparazione all’incontro: che cosa gli dirò? Quali parole saranno più giuste per dargli consolazione e speranza? Che cosa devo fare per non aggiungere tristezza a tristezza? Se ci vado è per sostenerlo un po’, per non farlo sentire solo nel suo dramma. Non posso andare a mani vuote. E’ in una situazione che manda cattivo odore, devo trovare il profumo giusto.
Se dall’esperienza “personale” osservate quella più vasta del “mondo sano” (occidente) che si muove a pietà del “mondo malato” (terzomondo), vi accorgete che le dinamiche sono le stesse.
Il morto lo si tiene fuori casa e gli si spruzza adosso un po’ di profumo. Siamo fatti così. Eran fatte così anche le due Marie e Salome.
Senonché vi sarà capitato anche che quel malato per il quale avete decisio i vostri profumi, nell’incontro non l’avete trovato e, al suo posto, avete trovato uno che ha dato del profumo a voi. Un “angelo”, una parola non ben identificata e identificabile, vestita di bianco, che vi diceva: il malato non è qui. Colui che avete visto e deciso malato è vivente in mezzo alla gente, è a casa vostra. E ve ne siete tornati a casa più contenti di quando eravate partiti per l’aria (profumata) respirata.
E’ pressoché l’esperienza universale dell’occidentale che va nel terzomondo con l’intenzione di aiutare chi sta peggio e constata che il terzomondo sa profumare abbondantemente la “puzza” della sua vita occidentale.
Non so se voi traete il vostro modo di pensare, i vostri giudizi dalle esperienze che vivete (e io qui ne ho raccolto due possibili, ma potrei quasi generalizzare per dire che probabilmente là dove si crede il nemico si finisce per trovare l’amico e viceversa) o, piuttosto, avete in testa delle idee che vi impediscono  di incontrare qualcuno. Per esempio, il malato di cui sopra, è un povero disgraziato dai giorni contati, faccio il mio dovere nel fargli visita, gli dico di farsi coraggio e me ne ritorno a casa ai miei affanni. Oppure: è dell’uomo sazio dar da mangiare agli affamati, pratico la carità mandando soldi, vestiti o altro al terzomondo. Sono poveri disgraziati a cui Dio non pensa (e non capisco perché), e il mio aiuto, anche se piccolo e impotente, è pur sempre qualcosa.
In fondo si tratta di pasque (passaggi) e se può sembrare riduttivo pensare il mistero Pasquale nei termini di queste opposte esperienze, ...almeno queste.


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