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Domenica, 01 Febbraio 2009 00:00

demòni e indemoniati

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Mc 1,29-39

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini. perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Spesso nel commentare i vangeli, nel tentativo di comprenderli e di spiegarli, mi scorgo pedante e noioso come se volessi dire meglio ciò che già è detto in modo straordinariamente chiaro e pieno. Poi “supero” questa consapevolezza che mi porterebbe al silenzio, ricordandomi che anch’essa ha una storia. Che mi piacciano oggi i testi evangelici, che li apprezzi molto più di tanti altri testi pur interessanti, è l’esito di un cammino fatto anche di noia e pedanteria. Mi faccio dunque coraggio e incoraggio anche voi che mi leggete, col senso di descrivervi un’opera d’arte senza voler colmare la distanza tra l’opera e la sua descrizione. E’ anche vero che ci sono presentatori che nel descrivere un’opera diventano artisti loro stessi, come Benigni con la Divina Commedia o Dario Fo con il Caravaggio, ma - come si dice - speriamo.
E’ questa una premessa generale sollecitata in particolare da questo testo di Marco in cui si parla di demoni, di molti demoni e molti indemoniati. Non è l’unico passo di Marco in cui demoni e indemoniati sembrano pullulare in gran quantità per le strade della Palestina del tempo di Gesù. Già nei libri extraevangelici del nuovo testamento la loro presenza sembra scomparire tanto da suggerire che probabilmente la parola demonio e ancor di più la figura dell’indemoniato debbano corrispondere ad una realtà che è possibile nominare con altre parole.
Se prendo la questione da un altro punto di vista sono costretto alla stessa conclusione, pena il ricacciare Marco in un mondo di favola estraneo e lontano dal mio (nostro) mondo reale. E cioè, come prete, tra le altre cose ho ricevuto il mandato di scacciare i demoni, ma mi ritrovo dopo tanti anni a non aver incontrato neppure un indemoniato. Sono al corrente certo di quei fenomeni che ogni tanto raggiungono le prime pagine dei giornali per episodi, sempre tragici, che gruppi settari compiono nel nome di Satana, ma mi pare che questo sottobosco di “adoratori” di Satana non corrispondano ai molti indemoniati di Cafarnao o in genere agli indemoniati presentati nei vangeli. E a dire il vero, nel mio “mandato” nessuno mi ha mai spronato ad indagare per scovare questi gruppi per scacciarne i demoni che li abitano.
E’ probabile dunque che i vangeli si riferiscano a qualcosa di molto più diffuso nella società che però non chiamiamo più con le stesse parole.
Forsse per una “strana” fedeltà ai testi evangelici, vista la reazione spesso violenta, fortemente agitata e convulsa degli indemoniati, qualcuno suggerisce che gli indemoniati del vangelo si riferiscano ad epilettici o ad ossessi o a  qualche altra categoria psicotica. Anche in questo caso, mi sentirei estraneo al “mondo” di Marco, o quantomeno del tutto incompetente nel dover scacciare i demoni da questo genere di indemoniati. Invece  che dare il mandato ai preti (forse è più giusto ai cristiani battezzati) la Chiesa dovrebbe darlo agli psichiatri.
Sono costretto dunque a cogliere l’indemoniato in qualche altro modo d’essere dell’uomo, in qualcosa che forse mi è così vicino da abitarmi. Del resto nella sapienza cristiana che si traduce nel sacramento del battesimo ci sta che l’uomo, tutti gli uomini, sono abitati da Satana e nella redenzione trovano la liberazione dal loro demonio. Capisco dunque che l’essere indemoniati vuol dire pensare come Satana, ragionare, giudicare, cercare, sperare,... secondo un certo criterio opposto e contrario al ragionamento, ai pensieri dell’uomo abitato dallo Spirito. L’indemoniato coincide così col pensare secondo la “carne” di Paolo, o secondo il “mondo” di Giovanni.
A questo punto gli indemoniati sono davvero tanti, tendenzialmente tutti compreso anche me. E così mi si precisa e capisco l’opera del cristiano mandato a scacciare i demoni.
A questo punto posso ripercorre i miei anni riuscendo a rintracciare anche nella mia storia l’opera “demoniaca” e “spirituale” che l’ha attraversata. E proprio a questo punto vorrei insinuare un criterio non molto “pensato” e “predicato” oggi per distinguere ciò che viene dal demonio da ciò che viene da Dio. Cosa difficilissima che scade volentieri nell’imbroglio della presunzione proprio nella misura in cui l’uomo “crede” di stabilire e riconoscere questa separazione. La caratteristica del demonio è infatti quella di vestirsi da Dio, mentre nel mistero dell’incarnazione la caratteristica di Dio è quella del presentarsi vestito da demonio.
Se queste parole creano sconcerto e confusione, ciò è salutare più della certezza e della sicurezza di chi pensa che Dio si presenti da Dio e il demonio da demonio. Lo scontro infatti tra l’uomo e Dio che porta Dio sulla croce vive proprio di questa certezza bollata come ipocrisia. Nel nome di Dio l’uomo ha messo sulla croce il Figlio di Dio.
Se proseguiamo nella noia di queste mie spiegazioni di Marco, quel Gesù che scacciava tanti demoni doveva assomigliare a un demonio più che a Dio, tanto che gli “indemoniati” farisei proprio questa accusa gli muovono. “Tu scacci i demoni nel nome del principe dei demoni”. Ma Marco raggiunge il vertice dello “smascheramento” sottolineando che Gesù ordinava ai demoni di tacere “perché lo conoscevano”, sapevano che era il Figlio di Dio. E qui penso alla “mia sapienza” che sa che il povero (diavolo) è Cristo, ma con più energia vuole che il Cristo diventi Dio e non debba soffrire. “A te non succederà” disse Pietro a Gesù che gli preannunciava la morte violenta della croce.


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