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Venerdì, 01 Dicembre 2006 00:00

il natale di Elisabetta

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Lc 1, 39-48

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”. Allora Maria disse: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva”.

Il testo che vi presento, pur essendo breve e apparentemente povero - incontro di due donne incinte -, è ricchissimo di significati, quanti se ne possono trarre dalla statura dei personaggi coinvolti: Maria, Gesù, Elisabetta, Giovanni. Ma io vorrei portarvi a guardarlo da un particolare punto di vista, quello di un uomo che conosce abbastanza quanto gli è stato trasmesso da secoli su questi personaggi, però si trova in un mondo razionale, o irrazionale, confuso e distratto, ingolfato da un eccesso di informazione frammentata e interessata, ...

Maria madre di Dio, figura dell’Uomo nuovo, della Chiesa, del Cristiano, portatrice del Cristo, della Grazia... si incontra con Elisabetta portatrice di Giovanni erede maturo del Vecchio Testamento, Uomo vecchio che preannuncia il Nuovo, che porta a compimento il tempo della legge... Questa è l’eredità che ci hanno trasmessa e che oggi, tempo della scienza, della politica, dell’economia, non riusciamo più a capire. Discorsi che ancora si fanno nelle chiese (sempre meno frequentate) e che forse qualcuno ancora coltiva tra i suoi pensieri, ma col senso di una privacy rispettata quanto sono rispettate le fantasie di ciascuno.

La pretesa di chi ha scritto questo breve episodio, di chi ce lo ha raccontato, era invece di dire la verità. Ma non semplicemente la verità “storica” di una donna, Maria, che circa duemila anni fa, va a far visita alla cugina Elisabetta che, vecchia e incinta, aveva bisogno del suo aiuto, la verità di ciò che è accaduto, accade e accadrà. La verità che è dell’uomo di sempre, nel tempo della sua storia. La verità che è conoscenza e scienza nel senso pieno di queste parole. Che com-prende, perché è di più, anche i “giochetti” della scienza moderna, la quale, mettendo insieme fuoco ed acqua, conclude da “colta” che l’acqua bolle a cento gradi, salvo dover specificare che ciò dipende dalla pressione e che un giorno si potrà dimostrare che il fuoco non fa bollire l’acqua.

Che cosa accade prima che l’uomo si accorgesse che, mettendo il fuoco sotto l’acqua, questa bolle? Che cosa accade quando l’uomo si accorge che il fuoco fa bollire l’acqua? Che cosa accade quando l’uomo potrebbe accorgersi che l’acqua non bolle più per il fuoco?

Nella pienezza del tempo (nella storia piena, matura, completa...) accade il Natale, l’Incarnazione, l’incontro di Dio, dello Spirito, del Tutto con l’uomo, la donna, la vergine, il niente, e nasce la benedizione, l’esultanza, il Figlio di Dio, il tutto di Dio.

Non c’era bisogno che Elisabetta avesse alle spalle duemila anni di cristianesimo, di cultura e di linguaggio cristiano per riconoscere il divino, il Cristo in Maria. Forse c’era invece bisogno che fosse vecchia d’età e avesse con-sumato il tempo in cui le donne possono aver figli per tornare alla sterilità di una vergine.

Anche la cultura cristiana non è universale, raggiunge, per quanto diffusa, una piccola fetta dell’intera umanità, ma la sterilità la raggiungono tutti. E anche Dio, non il dio della cultura cristiana che è piccolo quanto la sua estensione, raggiunge tutti gli uomini da sempre e per sempre, nella pienezza del tempo.

L’economia, la politica, la scienza (i soldi, il potere, il sapere) vanno e vengono, ma il Natale avviene.

Ora considerate che Maria (donna sconosciuta) va da Elisabetta (uguale) in una regione marginale dell’impero umano (scusate Romano), laddove economia, scienza e politica dominavano da lontano, laddove chi voleva scienza, potere e ricchezza trasmigrava per trovarli a Roma in abbondanza.

Nell’insignificante marginalità dell’umano, accade l’Eterno, e tutte le generazioni benediranno l’evento.

Roma è passata, anche Maria ed Elisabetta sono passate. Roma ha cambiato nome, forse oggi si chiama Waschington e continua a vivere. Anche Maria ed Elisabetta hanno cambiato nome, e abitano un qualche territorio marginale, e continuano a vivere.

Io, uomo del duemila, tremila, guardo e ascolto.

C’è chi mi ha raccontato le imprese di Cesare e chi mi ha raccontato le imprese di Cristo. C’è chi mi racconta le imprese dell’Occidente e chi le imprese del ... Medio Oriente.

Forse perché ci sono in mezzo, le “imprese” attuali le trovo più confuse. Ma sospetto che sia una scusa.

Il Natale che mi fanno celebrare e celebro, è al contempo il Natale di Cristo e il Natale di Waschington, questa di certo più visibile in economia scienza e politica.

Dove sta la benedizione e l’esultanza?

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