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Venerdì, 01 Settembre 2006 00:00

decapoli

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Mc 7, 31-37

In quel tempo, Gesù, di ritorno dalla regione di Tiro, passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. E gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano. E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: “Effatà” cioè: “Apriti!”. E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo raccomandava, più essi ne parlavano e, pieni di stupore, dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!”.

Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti”.

“Chi mi riparlerà di domani luminosi dove i muti parleranno e taceranno i noiosi?”

E’ la poesia segreta che fermenta le notti dell’uomo stanco di parole.

All’opposto c’è la cruda realtà di chi afferma che se un fatto non è mediatico semplicemente non esiste. E questo pensiero fermenta i giorni dell’uomo indaffarato a far udire in piazza la sua voce.

Al tempo in cui scrive Marco non c’erano i “media”, c’erano le folle e c’erano le piazze. Oggi folle e piazze sono diventati televisione, giornali, internet.....

Dunque che cosa esiste? Chi ha ragione? Chi dice la verità? Chi sogna di notte o chi urla di giorno? Sono domande di lusso, possibili per un frate che non ha la preoccupazione del lavoro, dei figli, della moglie... Chi ha moglie, figli, lavoro parla di tangentopoli, di Bosnia, di Afghanistan, di Iraq, di calciopoli, di Libano, nel tempo della loro “esistenza” e non può permettersi pensieri su cose che “non esistono più”.

“Chi di media vive di media perisca” è la preghiera segreta di chi vede l’inesistente.

Non so quanto ormai i vangeli pesino nelle piazze di oggi. Mi pare poco, e diventa perciò sempre più difficile ascoltarli come autorità. L’autorità se la devono riconquistare attraverso la fatica della dimostrazione esponendosi alla loro possibile falsificazione. Questa la mia intenzione.

Perciò guardate Marco e il suo raccontino. Gesù si trova nella decapoli, un territorio non solo lontano dalla piazza di Gerusalemme, ma addirittura ostile alla piazza dei Giudei, fortezza nemica costruita apposta per tenere a bada i rigurgiti semiti. In questo territorio, un uomo che non riesce ad ascoltare ed è senza voce. Un’associazione veloce mi presenta il volto di Bush, di Coondoliza, di Blair. E Gesù lo porta in disparte dalla folla, lontano dalla piazza, lontano dalle folle.

Gli tappa le orecchie con le mani e gli sputa in bocca; e questi ci sente e ricomincia a parlare.

Dove vanno le associazioni? A quali fatti, a quali situazioni, mi rimanda questo insignificante raccontino di Marco? Tendenzialmente a nessuno, perché se mi trovo nel territorio di un ospedale alle prese con un sordomuto reso tale da un tumore, nella mia volontà di riportarlo in piazza, divento io sordomuto e ritorno in città dopo la “scappata” in ospedale.

Gesù (Marco) dev’essersi accorto che quel sordomuto ascoltava troppo e parlava ancora di più, bisognava fermarlo.

I giudei che avevano la vista lunga se n’erano resi conto: il modo di Gesù di scacciare i demoni è quello di scacciarli nel nome del principe dei demoni.

“Non dirlo a nessuno, ma più lo raccomandava e più lo dicevano”.

Siamo seri, queste cose non sono cose da piazza sebbene la piazza sappia fagocitare e fagociti anche queste cose.

L’icona di Marco è eccezionale e non c’è America, Islam, Cina, Cristianesimo Occidente, Comunismo, Oriente che tengano.

E’ un’icona indistruttibile. Nelle decapoli succedono queste cose: i sordomuti ascoltano e parlano.

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