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Sabato, 01 Aprile 2006 00:00

pace a voi

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Gv 20,19-31

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”.

La violenza che si è abbattuta sul Cristo duemila anni fa è simile alla violenza che si abbatte continuamente sull’uomo. I torturati di Abu Ghraib non hanno sofferto di meno di quel Cristo - ma non c’è bisogno di esempi.

Quel Cristo si è presentato come Salvatore e molti dicono di ritenerlo salvatore. Salvatore di che cosa? Non certo dall’essere vittime di violenza. Pietro, Paolo e migliaia di martiri che hanno creduto in lui non sono stati risparmiati da morti cruente simili alla sua, e nessun dio è apparso a fermare la mano dei carnefici.

Ora, mi pare che il pensiero largamente imperante tra i cristiani del nostro tempo non voglia affrontare il dramma che la realtà impone. E finisce per credere in un Cristo che ha tutto il sapore di un idolo: la morte di Cristo, avvenuta una volta sola per tutti, dovrebbe salvaguardarci ed esorcizzare la nostra morte. Le preghiere che molti innalzano a Dio sono all’insegna di una richiesta fondamentale: salvaci dal male!, e il male ha l’estensione della croce. Ma la constatazione semplice e cruda è che non esiste alcun dio capace di questo. E il Dio con la D maiuscola sembra quantomeno non volerlo.

Non sono fuori di testa se penso che uscendo per le strade della città posso incappare in un “pazzo” qualsiasi che mi investe con la sua macchina e mi lascia infermo per il resto dei miei anni.

Se prego un dio che mi faccia evitare l’incidente esprimo una speranza che vale quanto la mia preghiera.

Se credo ci sia un dio che mi salva dall’incidente, sono fuori di testa (para-noia).

Il problema evidentemente è serio, talmente serio da rendere ridicola la salvezza della cultura o dei valori cristiani accampata da diversi esponenti leghisti e soprattutto da illustri personaggi della destra. Non c’è nessun dio che possa salvare la cultura cristiana. Tanto meno hanno questo potere gli uomini. E’ sufficiente che il potere di chi è di altra cultura, sia più forte dei “cristiani”, perché questi soccombano.

Dunque il problema si riduce a questo. Come può Dio essere Salvatore se non vuole salvare? Meglio, che cosa si intende con la parola Salvezza? Come fa Dio a liberare dalla morte se poi vuole la morte? Che cos’è vita e che cos’è morte?

Tra parentesi, cito per gli esperti la lettera agli Ebrei (5,7), che recita: “Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà”. In che cosa consista l’esaudimento è da capire. Di certo sappiamo che è morto ed è morto male, con forti grida e lacrime.

Su questo problema inciampava Ivan, il fratello Karamazov nel famoso romanzo di Dostoevskij e lo portava alla conclusione che Dio non esiste. Al di là della letteratura o della filosofia, su questo problema inciampano tutti gli uomini non appena si trovano a sperimentare la morte e, fino ad oggi, pare che tutti siano morti e che anche per gli attuali “viventi” la situazione non cambi.

Nell’evento Cristo a “risolvere” il dramma entra in campo la “risurrezione”. Un elemento che non sta prima della morte, ma dopo (o forse insieme). L’uomo prima muore, poi risorge. Già questa semplice considerazione sta dalla parte della cruda realtà contro il desiderio “umano” di evitare la morte. La morte di Cristo, e di ogni uomo perché è la stessa cosa, porta con sé anche la morte dell’idolo costruito dal bisogno umano di farla franca.

Quel che resta da capire è la risurrezione. Che cosa vuol dire risorgere dai morti? Che cosa vuol dire credere nella risurrezione?

Un pensiero diffuso, vorrei dire una “teologia” diffusa, suggerisce un “al di là” per le “anime”, abitato dai risorti. E potrebbe anche esserci, chi può negare le possibilità?

Ma nel Credo diciamo: credo nella risurrezione della carne, non dell’anima. E poi, sempre per quel che riguarda quel Cristo di duemila anni fa, forse è opportuno andare ad indagare, visto che il vangelo ne parla, per capire come si è manifestata questa risurrezione.

Capisco che una tale indagine risulta estranea all’uomo occidentale di oggi, anche ai “cristiani” occidentali, perché l’uomo occidentale vuole i fatti, non la letteratura. L’uomo occidentale “scientifico” per credere deve vedere, toccare, sperimentare e solo allora sa. I libri sono belli, suggestivi, interessanti per coloro cui piace e hanno il tempo di leggere. Ma la realtà è ciò che conta.

Ebbene, per fare il salto da duemila anni fa ad oggi, prendo a prestito le parole di Paolo che, secondo me, aprono le porte a questo “salto”. Lascerò quindi da parte la “letteratura”.

Paolo dice ai Corinzi (1a 15,13-15): “Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la nostra fede. Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato Cristo, mentre non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono. Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati”.

Detto altrimenti: siccome io mi sono accorto che i morti di oggi risorgono, allora anche Cristo dev’essere risorto.

Dove vedo, tocco, sperimento che qualcuno è un morto risorto?

Vedo, tocco, ascolto uomini che si affannano finché possono per evitare la morte e un certo numero riesce nell’intento per qualche anno. Vedo naturalmente i molti che non riescono e soccombono. Dove stanno i risorti?

Stanno dalla parte di quelli che stan bene perché la “vita” per un po’ gli sorride? Evidentemente no perché ancora non conoscono la morte.

Stanno fra quelli che muoiono? Chiaramente sì, se si parla di morti risorti, ma dov’è la loro risurrezione se muoiono?

Riapro la parentesi letteraria - Il Cristo morto appare ai discepoli e dice loro: Pace a voi.

Se ho udito da parte di un morto: pace a te, allora anche agli apostoli dev’essere successo di udire il Cristo dirgli altrettanto.

Mi pare una strada interessante. Buona Pasqua.

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