Informativa

Su questo sito utilizziamo solo cookies tecnici. Navigandolo accetti. Clicca su Leggi Policy per ulteriori informazioni.

Ultimo Giornalino  

   

Accedi  

   
Mercoledì, 01 Febbraio 2006 00:00

l’autorità del morto

Scritto da
Vota questo articolo
(0 Voti)

Mc 1,21-28

A Cafarnao, entrato proprio di sabato nella sinagoga, Gesù si mise ad insegnare. Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi. Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: “Che c.entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio”. E Gesù lo sgridò: “Taci! Esci da quell’uomo”. E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!”. La sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea.

A Cafarnao, a Roma, a Bagdad, a Novara, sì a Pechino, Gesù (il crocifisso), nel giorno e nel luogo più sacro dell’uomo, insegna con autorità e con una autorità tale che non è possibile controbattere. L’uomo è costretto ad obbedire agli insegnamenti autorevoli del crocifisso (morto) che gli si presenta nelle forme della malattia, della violenza e della pazzia.

Di tutti gli altri maestri (scribi) si può discutere, si può non capire il messaggio, si può persino ignorarli, ma non è possibile non seguire, e con la massima attenzione, tutto ciò che il morto ha da dirci e da imporci.

Quando entra in casa nostra pretende l’ascolto. Ho detto il morto. Ma basta anche un mal di testa un po’ più forte del solito, perché ogni altra parola che ci abita si dilegui nel silenzio, e il mal di testa resti l’unico a parlare, e noi soli ad ascoltarlo. Basta una piccola ingiusta offesa alla nostra dignità, perché il sangue ribolla nelle vene e occupi l’intero spazio della rabbia o, detto meglio, l’intero spazio della nostra fede.

E’ un’autorità diretta, senza mediatori, vera, che non ha bisogno di alcuna patente scolastica, sapienziale, culturale o d’istituzione.

E’ un’autorità universale che sottomette filosofi, scienziati, politici, cattolici, protestanti, musulmani, induisti. Soddisfa tutti i criteri di “scientificità”.

E’ un’autorità nuova, che sa dire cose nuove, una nuova dottrina dalla quale l’uomo impara cose mai pensate prima e che comanda persino agli spiriti immondi e questi gli obbediscono.

Di fronte al crocifisso, infatti, a Cafarnao, a Roma, a Bagdad, a Novara, sì a Pechino, uno spirito immondo avverte l’avversione e la propria rovina e ne riconosce la divinità, ossia la grandezza e la stabilità.

Lo spirito immondo è il pensiero di Adamo: se ne mangi, starai da Dio, sarai come Dio. E’ il pensiero di Pietro rivolto all’amico Gesù: a te, finché ci sono io, non ti accadrà di morire miseramente. E’ quel pensiero che abita l’uomo e che non vuole la croce, bensì solo la “vita” o (per i cristiani e il loro linguaggio) la risurrezione. E’ quel pensiero che è diventato l’anima dell’occidente, la forma della sua sapienza più alta e più diffusa. E’ quel pensiero che trova le porte spalancate nella politica, nella scienza (nel sapere) e perfino in ciò che l’occidente chiama fede o religione.

E’ quello stesso pensiero dei giudei d’ogni tempo che nel nome di Dio, cioè della vita, della pace, del bene e in genere di ogni cosa divina, giustifica la distruzione di ciò che a suo giudizio non è divino.

Ora, se restiamo nell’ambito dell’interpretazione di un testo evangelico, se restiamo all’interno di una discussione sulla verità confrontando diverse interpretazioni della vita, il suggerimento che vorrei insinuare è quello di sostituire il nome di Gesù, ogni volta che appare nei vangeli, con il crocifisso, con l’agnello di Dio o, con parola meno consumata: morto innocente. L’obbedienza al morto innocente, l’ascolto della sua parola e la sottomissione alla sua potenza, è il principio di una nuova dottrina. Naturalmente in quest’ambito non usciamo dai limiti tipici dell’accademia, della riflessione che l’uomo fa su di sé e sul mondo nel quale abita. E’ teologia.

Ma quando, nel sabato e nella sinagoga della sua vita, l’uomo si incontra personalmente con Gesù, la conoscenza diventa piena. Non è più solo intellettuale, è tremore, paura, meraviglia, stupore. E’ la sua carne, non solo il cervello, che obbedisce ad una autorità che non ha più nulla da spartire con l’autorità degli scribi.

Letto 1410 volte
Altro in questa categoria: « i centri commerciali pace a voi »

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

   
© Copyright 2018 Fraternita’ Domenicana di Agognate - Via Valsesia Agognate 1, 28100 Novara - 0321.623337 - 0321.1856300 - info@agognate.it - Webmaster: P. Raffaele Previato op