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Lc 1,26-38

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”. A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. Allora Maria disse all’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio”. Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. E l’angelo partì da lei.

“Verità e ‘scienza’. solo quando e ogni volta che ci si crede in possesso della ‘verità’, si accede alla ‘scienza’ e al suo lavoro.

La ‘scienza’ è la negazione di ogni sapere relativo alla verità. Credere che oggi si sia ostili alla ‘scienza’ è un errore fondamentale: mai come oggi la ‘scienza’ ha goduto di buona salute e in futuro la sua salute migliorerà ancora. Ma nessun sapiente proverà invidia per gli ‘scienziati’, gli schiavi più miseri dei tempi più recenti.

Il ritorno della ‘scienza’ tra le cose degne di essere fatte oggetto del domandare è la dissoluzione della ‘scienza’ moderna.” (M. Heidegger, Domande fondamentali della filosofia , Mursia, 1990, p. 11).

Son passati settant’anni da quando Heidegger pronunciava queste parole (e forse l’unico inghippo è che non era uno “scienziato”).

Che cosa hanno a che fare col Natale e col vangelo dell’Annunciazione, tema che ho scelto per questo articolo del nostro giornalino di Agognate?

Un’associazione veloce è che entrambi parlano della verità o meglio, dell’incontro dell’uomo con la verità. Heidegger mi pare ci dia una ragione della distanza che ormai separa l’uomo del 2000 dalla splendida pagina del vangelo di Luca.

A che cosa infatti è ormai ridotto il testo di Luca? Al racconto di un “fatto” singolare, unico, accaduto 2000 anni fa, al quale danno credito alcuni (i cosidetti cristiani, e quanti?). Credito da rispettare come è da rispettare qualsiasi innocua favola che l’uomo coltivi nella sua personale e privata “visione“ del mondo. Ma le favole non sono dimostrabili, perciò non sono vere. Soprattutto non sono tecnica e produttività, e perciò non sono vere.

Mi sembra questo l’amaro inganno al quale siamo costretti ad inchinare la testa perché ci sovrasta con la violenza ormai cieca della presunzione.. E l’unica via aperta al disinganno resta la sofferenza e la morte, perché questi sono i luoghi dove ogni presunzione, anche quella della scienza, si infrange.

Scienza, tecnica, produzione, consumo, sono la grande cattedrale dove l’occidente celebrerà il suo “natale”, senza più domande sulla verità. Non ne ha bisogno e non servono. Diverso è per l’occidentale (e sono tanti) che per una qualsiasi delle migliaia di ragioni possibili, si trovi malato, oppresso, impotente, costretto a vedere la sua fine. Costui si sentirà estraneo alle “feste di Natale” e sarà sovrastato addirittura da una infinita sequenza di domande sulla verità. Crollata la presunzione, cercherà la verità come la terra bruciata cerca l’acqua.

Ecco la “scientificità” di Luca nel raccontarci la “favola” dell’Annunciazione.

Nell’impotente, inutile, amorfa, vergine, serva Maria viene seminato l’Eterno. Di converso, nella potente, utile, precisa, produttiva, libera scienza, può essere seminata solo la morte.

Può sembrare eccessivamente drastico, un dualismo dal sapore manicheo, tagliare in due la realtà. Fede e scienza possono andare d’accordo. Forse e, forse, in altri tempi.

Utilizzando il senso comune attribuito a queste due parole (realtà) potrei dire che la fede è scienza e la scienza è fede e questo a beneficio di quanti quest’anno, come ogni anno da diversi anni ormai, riempiranno i reparti di geriatria o di psichiatria. Ma non essendo certo loro i miei lettori, perché intenti ad ascoltare “voci” molto più autorevoli, torniamo a noi e al nostro lavoro.

Chi è questo Spirito di Dio che incontra l’uomo e lo rende capace di generare il tutto uomo e il tutto Dio? Chi è questa donna, Maria, che nella sua inutilità risponde di sì alla voce dell’angelo? E chi è quest’angelo Gabriele che si fa portavoce di Dio?

Come vedete sono domande sulla verità, alcune, solo tre, ma come ben capite ce ne stanno mille altre.

Naturalmente Luca “vede” anche la risposta ed ha il coraggio di dirla, ma solo dopo aver introdotto i suoi uditori in un mondo da “favola” che abbia poco o nulla da spartire con la cosiddetta scienza. Fra gli “scienziati” (i dottori) ha visto uno sconosciuto (ignorante) bambino eccellere in sapienza.

E io che cosa vedo? Voi che cosa vedete?

La Chiesa ha introdotto nel ritmo annuale della sua liturgia l’attesa di questo bambino. Che dite? Speriamo che venga o che non venga?

Andiamo al centro commerciale!

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