Informativa

Su questo sito utilizziamo solo cookies tecnici. Navigandolo accetti. Clicca su Leggi Policy per ulteriori informazioni.

Stampa questa pagina
Giovedì, 01 Settembre 2005 00:00

all’uomo piace la pace

Scritto da
Vota questo articolo
(0 Voti)

Mt 16,13-27

In quel tempo, essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”. Risposero: “Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”. Disse loro: “Voi chi dite che io sia?”. Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. E Gesù: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”. Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo. Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: “Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai”. Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: “Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!”. Allora Gesù disse ai suoi discepoli: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima? Poiché il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni “.

Non sempre e non tutte le pagine del vangelo hanno la capacità di penetrare l’uomo fino al punto di metterne a nudo le ossa e il cuore. E ciò dipende forse dall’uomo e dai suoi momenti più che dal vangelo, visto che esporre la propria nudità alle intemperie esterne è un’operazione che non si fa volentieri, anzi solo per costrizione.

Così il vangelo diventa per lo più un testo da cui difendersi, esattamente come ci si difende dalla realtà o dalle sue parti più violente. Lo si legge senza leggerlo e lo si ascolta senza ascoltarlo.

Sono indotto a questi pensieri dal testo che vi sto proponendo. Un testo che, nella semplicità delle affermazioni, pare abbia la pretesa di dire per opposti ciò che è all’origine dell’uomo: la sua possibilità di ragionare secondo Dio o secondo Satana.

La pietra d’angolo di tutto il pensiero cristiano su cui si fonda la Chiesa di Cristo è l’uomo che afferma: “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente”. Viceversa la pietra d’angolo del pensiero satanico è l’uomo che afferma: “A te, figlio del Dio vivente, non deve accadere che tu muoia”.

Ora, per scrollarmi subito di dosso una fra le più efficaci difese contro la “violenza” del vangelo, metto da parte il nome di Pietro e quello di Gesù Cristo che, nella mia mente di “cristiano” sono personaggi speciali, carichi di troppe cose non paragonabili a quello che sono io, e vengo a me uomo del duemila in relazione diretta con persone e cose del mio tempo.

A me (Pietro), di chi mi verrebbe di dire: tu sei il figlio del Dio vivente? Forse ho un amico, un figlio, qualcuno che è capace di suscitarmi questa affermazione? No, l’intelligenza e il cuore mi dicono che nessuno ha questa identità. Qualche volta ho provato meraviglia e stupore per qualcuno, ma l’intelligenza e il cuore mi hanno “aperto gli occhi”. E poi si trattava sempre di persone “amiche”. Se mi figuro invece il Cristo sulla croce, pardon, un condannato a morte per giudizio unamine di tutte le autorità religiose e civili in accordo con la folla (neppure Hitler fu soggetto ad una tale unanimità di giudizio), l’intelligenza ed il cuore in nessun caso mi suggeriscono che quegli è il figlio del Dio vivente. Mai di un nemico ho la capacità di affermare: questi è il figlio del Dio vivente. Se fossi capace di dirlo davvero le porte degli inferi, cioè nessun altro inferno avrebbe potere su di me.

E qui pare stia la fede cristiana per l’evangelista Matteo. Questo fa la differenza fra l’uomo che ragiona e l’uomo che crede. Colui che crede sta davanti alla vergogna della croce e dice: questi è il figlio del Dio vivente. Non seppe dirlo nessuno, allora, tranne un centurione.

Ma la violenza di Dio oltrepassa i limiti nella seconda parte di questo vangelo. Infatti, c’è certamente violenza nel riconoscere il divino là dove di divino non appare proprio niente (la croce), ma la ragione dell’uomo sopporta che qualche pazzo mistico sia capace di tanto. Fra gli uomini si parla anche di masochismo e chi ne conosce i confini?

Che cosa c’è di più umano, di più “divino” che invocare (Dio te ne scampi...) che il mio amico, mio figlio o chi per loro, non debba morire condannato ingiustamente? Non ne sarò capace, ma per quanto sta in me, nella mia intelligenza e nel mio cuore, farò di tutto perché ciò non accada.

Sotto le parole di Pietro sta tutta la bontà e la giustizia umana, bollata senza mezzi termini come satanica. (Spero, attraverso quanto vi sto dicendo di riuscire ad evocarvi i luoghi del terrore umano e le risposte che gli uomini pensano nella loro volontà di bene. Per esempio, il terrore delle torri gemelle e la giustizia infinita dell’America).

Dio vuole che Gesù finisca in croce.

E’ giusto che in croce vada Bin Laden o i delinquenti della terra, se lo meritano. Ma P. Ennio, Lucia..., mio figlio?

Gesù poteva essere meno drastico nelle sue “sparate”; poteva spiegare a Pietro che, siccome dava fastidio alle autorità, queste prima o poi gliel’avrebbero fatta pagare; poteva incoraggiarlo nel dirgli che quando si è di fronte al dolore, è difficile non restarne terrorizzati, poteva comunque apprezzare le buone intenzioni di Pietro. No, lontano da me perché ragioni come satana!

Mi fermo. A questo punto, se pensate che quanto ho fin qui detto venga da me e non dal vangelo o dalla realtà, la domanda che vi sorge è quale soluzione, quali risposte dò io a tali dilemmi? (Vi anticipo questa domanda, non perché ho delle capacità paranormali di preveggenza, ma perché così è avvenuto da parte della gente che ha seguito la mia omelia in cui appunto dicevo quanto sopra)..

Ebbene, non so darvi una risposta. So ritornare alle osservazioni con cui ho aperto questo mio articolo. Il vangelo, che per me è specchio incredibilmente fedele della realtà, se ascoltato attentamente, scarnifica l’uomo lasciandolo scoperto di fronte ad un Mistero (eufemismo) che ne manifesta la radicale precarietà ed impotenza. E se il vangelo possiamo non ascoltarlo, perché in fondo è solo un libro e si fa presto a chiuderlo, non così con la realtà.

Tuttavia il vangelo è vangelo, cioè buona notizia. Pietro sa dire: Tu sei il figlio del Dio vivente. Gesù dopo tre giorni risorge. Dove stanno nella realtà di oggi, di cui sempre il vangelo è specchio, queste affermazioni? Buon lavoro!

Letto 1302 volte