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Martedì, 01 Febbraio 2005 00:00

sale insulso

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Mt 5,13-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.”

Ogni volta che leggo con attenzione i vangeli, incappo, e con sempre maggior frequenza, in situazioni, immagini, espressioni che mi risultano strane, sebbene le abbia lette o ascoltate centinaia, forse migliaia di volte. Si tratta di iniziali incomprensioni che mi spingono a cercare o indovinare una ragione almeno plausibile che ritorni a renderle lineari e scorrevoli.

Potrei trovar conforto dicendomi che i vangeli sono un tesoro talmente vasto che la sua conoscenza è inesauribile. Questo è anche vero, ma non basta a spiegare quel che provo.

Ormai sono diversi anni che scrivo questa rubrica “leggendo il vangelo” ed ho la consapevolezza di inoltrarmi sempre più su strade nuove, quanto meno solitarie, che non trovano riscontri nei commentari vecchi e nuovi. Mi sembra che proprio quegli elementi sui quali inciampa una mia lettura chiara e comprensibile, costituiscano come delle finestre che, una volta aperte, spaziano su scenari insospettati e insospettabili. So del resto che sono testi di iniziazione e che come tali sono stati pensati e costruiti. Nessuna meraviglia dunque che la meraviglia sia il sentimento indotto per primo quale contenitore di un mistero della vita che questi testi disvelano.

Ed ho anche il sospetto, diciamo pure la certezza, che sappiano produrre gli stessi effetti su chiunque cerchi di ascoltarli con attenzione, indipendentemente dalla sua situazione di partenza. Voglio dire che sanno affascinare un bambino come un adulto, una persona comune come il filosofo.

Interrompo queste considerazioni che mi servivano solo a cappello del testo che intendo esaminare: voi il sale, voi la luce.

La mia lettura precedente di queste poche e famosissime righe traeva l’esortazione, quale discepolo di Cristo, ad operare bene, ad essere buono, così che il mondo che mi sta intorno, che tanto buono non è, diventi più saporito e più luminoso. Sia nella forma del buon esempio, sia nella forma di qualcosa che dall’interno può incidere sul tutto, mi sentivo sollecitato ad un impegno morale più attento e corretto.

Ma veniamo all’”inghippo”.

“Se il sale diventa insipido con che cosa lo si salerà?”

Non sono un chimico e, forse, c’è qualche altra sostanza capace di salare oltre il sale, o se ancora non è stata trovata, le promesse della chimica moderna mi inducono a credere che lo sarà presto. Scienza e tecnica sono un binomio inesauribile. Ma può il sale diventare insipido?

Ecco, non sono riuscito a raffigurarmi il sale insipido. Il sale o è sale, e dà sapore, o non è sale. E’ assurdo voler salare il sale, anche con qualsiasi altra specie di “sale”.

“Voi siete il sale, ma se diventate insipidi con che cosa vi si darà sapore?” Se siete sale non potete diventare insipidi. Siete sale e basta, non c‘è niente che vi possa salare. Buoni o cattivi, voi siete sale. Lo stesso discorso vale per la luce.

Ci fosse scritto: “Voi dovete essere come il sale, se riuscite ad essere buoni riuscirete, come il sale, a dar sapore alla pasta”. “Voi potete essere come la luce, se fate opere buone siete come la luce, se fate opere cattive non siete più la luce”.

Anche la luce non sono riuscito a pensarla incapace di illuminare. Non c’è luce che ottenebra, proprio come non c’è sale che insipidi.

Ora se metto insieme queste considerazioni con il mio vecchio intendimento, lo chiamerò moralistico, la finestra mi si spalanca su panorami da mozzafiato.

Infatti, nella prospettiva “moralistica”, il mio massimo impegno e con l’aggiunta di tutta la Grazia di Dio possibile, m’avrebbe portato ad essere sale o ad essere luce come Gesù, allo stesso suo livello. Posso pensare che Dio e la mia buona volontà mi facciano santo quanto è santo il Cristo, e cioè più di San Francesco, più di San Domenico, della Madonna e di tutti i santi messi insieme. Lo posso ipotizzare, ma il risultato è stato che proprio quel Gesù è stato preso e calpestato dagli uomini. Lui che era la luce non è stato accolto dalle tenebre dice Giovanni all’inizio del suo vangelo. Capite l’inconsistenza delle mie eventuali opere buone? La distanza tra Dio e Gesù è abissale, tra Gesù e gli apostoli già di meno e tra gli apostoli e me ancora meno. Se non lo fossi e lo dovessi diventare come farei ad essere sale e luce? Eppure su di me ci sta che sono sale e sono luce. Dunque?

Dunque i panorami.

Il primo è che tutta la faccenda del mio essere sale e luce non sta in piedi su quello che io sono, voglio essere o potrei essere, ma su quelli che mi stanno intorno e mi guardano, o sono costretti alla mia presenza. Lo sono volentieri per quelli che mi amano e a loro dispetto per quelli che mi ignorano. Vale per Cristo e vale per ogni uomo.

Il secondo è che proprio l’essere calpestati o l’essere messi sotto il moggio, insapora o illumina il mondo, come è stato ed è di Cristo e di ogni uomo.

Il terzo è che per voi non c’è distanza tra me e Dio, come per me nei vostri riguardi. Non vi è possibile sottrarvi ad essere ciò che dà sapore e illumina la mia vita. Io posso non saperlo, non vederlo, non accorgermene, ma il sale resta sale e la luce luce.

Il quarto… buon lavoro!

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