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Mercoledì, 01 Dicembre 2004 00:00

scandalo a natale

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Mt 11,2-11

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?”. Gesù rispose: “Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me”. Mentre questi se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: “Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re! E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta. Egli è colui, del quale sta scritto: Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te. In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui”.

Perché mai un uomo si dovrebbe scandalizzare di uno che dà la vista ai ciechi, fa camminare gli storpi, guarisce i lebbrosi, fa sentire i sordi, risuscita i morti e parla bene ai poveri?

Forse si può nutrire per lui gelosia o invidia, ma restarne scandalizzati è un’altra cosa. Come Gesù può essere scandalo?

L’uomo, i piccoli soprattutto, restano scandalizzati dalla violenza, dalle atrocità che altri uomini possono esercitare davanti ai loro occhi. Scandalizzare un bambino vuol dire usargli violenza in misura insopportabile alla sua fragilità. L’adulto per un bambino è attento a prevenire tutto quanto possa scandalizzarlo per la paura di un trauma irreversibile. Quale dunque la violenza traumatizzante che Gesù poteva provocare tanto da dover evitare preventivamente il suo incontro?

Gli stessi vangeli condannano senza appello gli operatori di scandalo: “Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare” (Mc 9,42).

Quale dunque la violenza di Gesù e per chi è così eccessiva da invocare per Gesù una macina al collo che lo sprofondi nel mare?

Ora io mi pongo questo problema: per circa un miliardo di persone, Gesù, non solo non è scandalo, ma è il figlio di Dio – mondo cristiano. Per un altro miliardo non è il figlio di Dio, ma un grande profeta – mondo musulmano.

Per altri miliardi è da supporre che non lo conoscano e pertanto non ne possano restare scandalizzati. Però molti di questa terza categoria che ne siano venuti a conoscenza, ne restano ammirati, tanto da ritenerlo quantomeno un grande personaggio (ricordo Ghandi per tutti).

Insomma, Gesù sembra non essere scandalo per nessuno. La chiesa (minuscolo), i cristiani, questi sì, scandalizzano molti, ma Gesù no. La violenza dell’inquisizione, delle crociate, ad esempio, per molti risulta scandalosa e tanto più scandalosa in quanto esercitata nel nome di Gesù che sembra loro l’opposto della violenza.

Se questo è un dato, dovrei concludere che oggi siamo tutti beati perché nessuno si scandalizza di Gesù; oppure dovrei pensare che quella frase Gesù la riferiva solo ai suoi contemporanei, perché con essi è stato un violento: li ha chiamati ipocriti, scaraventando a terra i banchi dei cambiavalute nel tempio, non ha rispettato e non ha insegnato a rispettare la legge… Scandalizzati da questa violenza l’hanno eliminato appendendolo ad una croce.

Però ptrei anche pensare che forse il Gesù che sta nella testa degli uomini del mondo di oggi (cristiani e non cristiani), ha poco a che fare col Gesù storico che scandalizzava. Potrei pensare che il Gesù che l’uomo di oggi conosce, o crede di conoscere, è solo una specie di idea che si è costruito, un’idea con caratteristiche di perfezione; un idolo, in breve, che in quanto tale non può scandalizzare, anzi sa suscitare l’inevitabile ammirazione.

Se cerco di capire qual è stato l’elemento principale che scandalizzò gli ebrei duemila anni fa, mi pare di individuarlo nella pretesa di essere considerato un Dio mentre era innalzato come un impotente sulla croce: “Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!” (Mt 27,40), “Facendosi beffe di lui, dicevano: Ha salvato altri, non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo” (Mc 15,31-32).

L’attribuzione della divinità ad un impotente suscitò scandalo. Ma oggi quell’impotente è diventato un potente, dunque lo scandalo è finito. Gesù ha costretto quei quattro ebrei, fra i quali è vissuto qualche anno, ad un’operazione mentale assurda. Per fortuna non costringe a tanto noi, che invece sappiamo che è un grande.

Ma se, lasciando perdere Gesù, prendessi in considerazione un impotente di oggi, un anonimo, impotente africano qualsiasi che pretendesse di avere la statura di Dio, che cosa penserei di lui? La carta dei diritti dell’uomo, magari fondata sull’ispirazione cristiana, mi suggerisce che l’impotente africano va tolto dalla sua situazione di impotenza e ricondotto nell’alveo della dignità umana, dove tutti gli uomini devono avere almeno un “quid” di potenza. Anche nel nome di Cristo mi devo impegnare perché sulla croce non ci salga più nessuno, nemmeno il mio anonimo africano. Data la sua situazione non posso certo pensare che lui abbia la statura di Dio. Gli manca perfino quella di uomo.

Il bene, Dio, non può volere che al mondo ci siano i crocifissi. L’anonimo impotente crocifisso africano è qualcuno da riscattare da una situazione che è figura ed espressione del male (demoniaca) e non del bene (divina). E’ vero che Gesù guariva i malati. Ma come può un crocifisso guarire qualcuno? Sono domande.

Domande simili a tantissime altre che mi pongo sugli innocenti che muoiono oggi. Per esempio, dicono che gli iracheni morti in questo periodo di postguerra sono più di centomila e mi dicono anche che la maggioranza sono civili e che molti sono bambini. E’ vero che è meglio che uno muoia per tutti (così diceva Caifa per quel Gesù d’altri tempi), ma per il pensiero di molti autodichiarantisi cristiani va bene anche un più modesto “è meglio che centomila muoiano per il bene di molti”.

Non per diventare manicheo e tagliare in due la realtà, ma penso che ci siano due forme di scandalo, oppure che ci siano due situazioni umane che si scandalizzano a vicenda opponendosi l’una contro l’altra.

C’è l’uomo che pensa (anche in nome di Dio) di essere o di dover essere un costruttore, un imprenditore della sua vita e di quella degli altri. Ai suoi occhi il mondo non è ben ordinato e lui si impegna a riordinarlo (magari con l’aiuto di Dio che ringrazia per avergli dato qualche talento da spendere in questa preziosa opera di bonifica). Ciò che scandalizza quest’uomo è l’imperfezione di una natura che va migliorata estirpandone le erbe cattive. I delinquenti, i pazzi, i blasfemi vanno uccisi. I malati vanno curati. I poveri vanno arricchiti.

C’è l’uomo che non pensa di essere un costruttore, un imprenditore né della sua né dell’altrui vita: l’anonimo africano, il bambino, il piccolo o come lo si voglia chiamare. Colui che magari (come S. Paolo prima della caduta da cavallo) ha fatto il costruttore ad oltranza fino ad accorgersi della sua impotenza. Ciò che scandalizza quest’uomo è la violenza dei costruttori, mentre gli pare di trovare consolante la compagnia di altri piccoli. La croce che per l’uno è scandalo per l’altro è conforto, e viceversa. Più esattamente il crocifisso, qualsiasi crocifisso di oggi e di ogni tempo, tranne spesso quello di duemila anni fa, è scandalo per l’uno e consolazione per l’altro.

Ora siamo quasi a Natale, la Chiesa ci introduce nel mistero dell’Incarnazione. Quale Cristo stiamo aspettando che venga, o quale volto ha il veniente non solo per il miliardo di cristiani, ma per ogni uomo di tutti i tempi che non ci potrà scandalizzare?

Buon Natale.

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