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Domenica, 01 Febbraio 2004 00:00

l’amore dei nemici

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Lc 6,27-34

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “A voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Dá a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio”. Con queste righe del Vangelo di Luca siamo al vertice dell’ “assurdità” evangelica. Chi può misurarsi con un simile precetto: ama i tuoi nemici? E’ chiaro: nessuno. Detto anche espressamente, il comando è: siate perfetti come Dio che “è benevolo verso gli ingrati ed i malvagi”.

Parole facili a dirsi per un Dio cui il malvagio non può attentarne la vita, ma impossibili per l’uomo la cui vita è legata ad un filo; ed è costretto ad una continua e faticosa lotta per difenderla.

Ad essere seri e conseguenti, basterebbe una pagina del vangelo come questa per buttar nel cestino tutto il libro. E così avviene.

Naturalmente i cestini sono tanti, non solo quello più semplice dell’indifferenza.

Ve n’è anzi uno che si camuffa di semplicità, ma che è di una tortuosità indescrivibile e che diventa capace – per il tempo in cui riesce a farlo – non solo di tenerlo in mano sotto gli occhi, ma di fagocitarne il contenuto fino ad emergerne vincitore, senza soccombere alla vergogna in cui il comando dell’amore dei nemici obbligatoriamente induce.

Stigmatizzo questo genere di cestino nelle affermazioni di tutti coloro che si dicono cristiani, che pensano di esserlo e che ritengono di muoversi all’insegna della fede. (Sono un frate che scrive).

A partire dai politici, certo, che avendo molti nemici, incitano alla guerra “giusta” nel nome di Dio, espressamente chiamato in causa quando il nemico è alle porte, o diversamente nominato quando è ancora ad una certa distanza. Giustizia, Democrazia, Pace, Libertà, Dignità, sono alcune delle parole che tradiscono il divino e per le quali l’amore dei nemici si trasforma nel bene della loro distruzione. I politici, certo, perché la loro voce è pubblica e siamo costretti a sentirla risuonare nei media. Ma poi, è una questione che riguarda tutti.

L’“assurdità” evangelica colpisce l’orgoglio dell’uomo e lo colpisce proprio in quella forma dell’orgoglio che è la sua volontà di vivere, di essere, essere buono e fare il bene.

Non c’è niente di più violento della bontà dei buoni, che in queste poche righe il vangelo bolla come pagani.

Rievoco queste cose non per trovare le pulci in tasca agli altri, e ne hanno tutti tante, ma per testimoniare di quale perversità siamo costituiti. Gli imbrogli del cuore degli uomini sono senza limiti e di questo uomo non c’è proprio niente da salvare: è bene che vada alla sua fine.

“Voi amate i vostri nemici”. E’ una frase che impone paranoie deliranti e squarcia le paure che trattengono mente e cuore nella cosiddetta normalità. E’ un invito al divino che è meglio lasciar perdere per non scorgersi persi. Davvero è saggio chiudere subito il libro e pensare ad altro e in altro modo.

Ma c’è anche chi pratica questo comando e sono molti, milioni, di ogni razza, popolo e nazione. Ma bisogna andar lontano - con la testa s’intende - per vederli. Non i cosiddetti santi, o forse qualcuno anche di loro, ma tutti coloro “che lavano le loro vesti nel sangue dell’Agnello”. (Altra frase scritturistica da vertigini). Sono tutti coloro che soccombono, come il crocifisso, alla violenza dei buoni, alla violenza dei costruttori di un mondo più giusto secondo le leggi di Dio. Sono coloro che permettono, e nella loro impotenza non possono fare altrimenti, ai buoni di sopravvivere e di sopravvivere bene. Questi sono i cristiani, proprio coloro che non sanno e non possono dire di essere cristiani. Noi, noi siamo pagani, non diversi dai pagani, colpiti, a volte, da rimorsi di coscienza, di quella tipica coscienza dell’empio “che s’illude di cercare la sua colpa per detestarla” (Sal’ 35,3). E il mondo va avanti.

Ma se tra i miei lettori ci fosse un cristiano?

Sarebbe contento d’ascoltar parole dure contro i non cristiani, alle sue orecchie suonerebbero come una benedizione, perché ama i suoi nemici e ne desidera la vita.

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