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Sabato, 01 Febbraio 2003 00:00

le buone aspirazioni

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Mc 2,18-22

In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Si recarono allora da Gesù e gli dissero: “Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?”. Gesù disse loro: “Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo e allora digiuneranno. Nessuno cuce una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo squarcia il vecchio e si forma uno strappo peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri e si perdono vino e otri, ma vino nuovo in otri nuovi”.

Pretendere di far fare il digiuno a chi non può perché ancora non capisce, pretendere di mettere il vino nuovo in otri vecchi, pretendere di mettere una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio, pretendere di far cattolici tra chi non lo vuole (inquisizione), pretendere di far cristiani tra chi ha altri sposi (colonialismo), pretendere di far democratici nel mondo globalizzato (occidentalizzazione), pretendere di togliere il male (giustizialismo), pretendere, insomma, cose “divine”, pare si risolva sempre in oppressione per i discepoli di quel povero Cristo che in ogni tempo risponde impotente a tali pretese.

E’ un’ulteriore pretesa anche tirar l’acqua al proprio mulino usando il vangelo per i propri scopi. E sia questa la mia pretesa.

Siamo alla vigilia (falsa, perché già in atto) di un’ennesima guerra e tutti i giorni siamo bombardati dalle ragioni a favore e da quelle contrarie. Sollecitati, ogni giorno di più, a radicalizzarci in un sì o un no sempre più vuoti di contenuto e sempre più pieni di rabbia. Guerra sì, guerra no polarizza uno scontro di mentalità indotto alla sua espressione conclusiva dopo aver mosso i primi passi da un innocuo vino novello introdotto a forza in anonimi otri vecchi.

C’è bisogno di attendere gli eventi per sapere la fine?

L’ignoranza umana (non saprei come chiamare diversamente la tragica situazione di un essere che non può, non gli è dato sapere) farà sì che la storia di oggi e di domani sia la stessa di quella di ieri.

La presenza della più grande disperazione di molti si affianca e convive con le speranze più illusorie di molti altri.

Per tutti, per ogni essere che viene al mondo c’è spazio per l’una e l’altra cosa. L’istinto alla vita spinge a cucire un panno grezzo (nuovo) sul vestito vecchio e quando è il tempo di accorgersi del disastro, altri stanno cucendo le nuova pezza.

Si tratta certo di una parabola che si autorelativizza e acquista il sapore cinico dell’indifferenza nelle buone stagioni, ma che raggiunge il dramma del frantumarsi degli otri.

La pretesa vorrebbe allungare e, tendenzialmente, fermare la parabola in un possesso pieno della vita.

Nel nome di Cristo, nel nome di Allah, nel nome della democrazia, nel nome di qualsiasi cosa sia capace di sedersi sul trono della vita, l’uomo pretende, e... fortunato l’uomo che ancora pretende.

Ma la sapienza di un anonimo africano è di altra natura, la politica di un qualsiasi terminale è forte di altri principi, i discorsi dei muti o degli ammutoliti si propagano su altre onde.

Per quanto fastidiosa e secca possa essere l’affermazione, tutto questo altro non può essere visto, pensato, ascoltato, agito da chi altro non è.

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