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Domenica, 01 Dicembre 2002 00:00

il precursore giovanni

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Gv 1,6-8.19-28

Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: "Chi sei tu?". Egli confessò e non negò, e confessò: "Io non sono il Cristo". Allora gli chiesero: "Che cosa dunque? Sei Elia?". Rispose: "Non lo sono". "Sei tu il profeta?". Rispose: "No". Gli dissero dunque: "Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?". Rispose: "Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia". Essi erano stati mandati da parte dei farisei. Lo interrogarono e gli dissero: "Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?". Giovanni rispose loro: "Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo". Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Le voci che anticipano l’accadere sono tante e continue.

Giovanni, nei Vangeli, è colto come il precursore, come il Vecchio Testamento rispetto al Nuovo, come la voce più alta del tempo che precede l’eterno, come l’espressione più grande dell’uomo vecchio che apre all’uomo nuovo, come l’ultimo stadio della giovinezza che precede la maturità, come il più grande nato da donna, ma più piccolo del più piccolo nato dal cielo.

E’ la voce che dice: “In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che viene dopo di me, al quale io non sono degno di sciogliere il legaccio del sandalo”.

E’ il giovane Marx che vede la società comunista.

E’ lo Zarathustra annunciatore del Superuomo.

E’ il Severino predicatore dell’incontrovertibile.

E’ la scienza tecnica che apre al ben-essere o, il padre, ogni buon padre che prepara un figlio alla vita.

Con questo non vorrei fare di ogni erba un fascio. Marx, Nietszche, Severino, la tecnica, Giovanni e ogni singolo padre sono precursori con loro specifiche caratteristiche e annunciano l’avvento di una luce essa pure diversificata nel suo esprimersi.

Vorrei però riscattare la figura di Giovanni da una sorta di favola che ancora si racconta (sempre meno) tra gli uomini. Favola nel senso di storie accadute in un tempo lontano, più o meno fantastiche, buone per ricavarne una morale.

Potremmo invece tradurre il vangelo di Giovanni al presente, un presente che è stato, è e sarà: “Viene un uomo mandato da Dio e il suo nome è Giovanni...”

Possiamo così mettere a confonto la “mentalità” sapienziale che viene dai vangeli con la “mentalità” sapienziale del nostro tempo, per vedere chi ci sa parlare con verità del mondo, della realtà, di ciò che esiste e di ciò che accade.

Così posta, la questione ha dei limiti. Il primo e più evidente è che tendenzialmente si riduce il “Vangelo” ad una questione di ragioni, ad una forma di conoscenza, ad un problema filosofico, alla dimensione del pensiero e delle sue leggi; e, sebbene la razionalità sia l’elemento più “nobile” dell’uomo, l’extra-razionalità trova nell’uomo uno spazio spesso molto più ampio.

Il secondo è che il tribunale da cui proviene il giudizio pare già dichiarato nella coscienza di chi così si trova a valutare, di noi cioè, mentre anche la (nostra) coscienza potrebbe avere un tribunale che la sovrasta.

A parte, ma presenti, questi limiti, procediamo nel confronto secondo verità.

E’ proprio notizia di oggi (così viene data dai media) che illustri scienziati americani hanno prodotto (creato) la vita in laboratorio. Naturalmente non è vero. Il fatto, poi esplicitato, è che sono stati stanziati fior di milioni su un progetto di costruzione di esseri viventi più complessi a partire da un essere vivente semplice. Chissà? A suon di dollari riusciranno a fare anche un uomo con tre gambe, ma....

E’ un esempio attraverso il quale mi esonero da una puntuale ed analitica dimostrazione dei confronti sopra accennati.

Per quel che mi interessa però è possibile stabilire questi confronti: i media sono Giovanni (annunciatori di ciò che sta per accadere: la scienza creerà la vita), la scienza (lo scienziato) è ciò di fronte al quale il giornalista non è degno di sciogliere il legaccio dei calzari. La vita creata dallo scienziato è effettiva a differenza delle parole del giornalista che restano parole.

Come al solito, sto solo innescando un corso di pensieri.

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