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Martedì, 01 Ottobre 2002 00:00

perciò io vi dico:

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Mt 21,33-43

In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: “Ascoltate un'altra parabola: C'era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l'affidò a dei vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l'altro lo uccisero, l'altro lo lapidarono. Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l'erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l'eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero. Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?”. Gli rispondono: “Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo”. E Gesù disse loro: “Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d'angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri? Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare”.

“Perciò io vi dico”. L’orgoglio di Gesù è senza limiti. Solo un briciolo di buon senso, di rispetto per l’autorità, sarebbe bastato per tenere a freno la lingua e, prima ancora, a confonderne i pensieri in un sano e sapiente dubitare: chi sono io per pensare e dire certe cose?

Un uomo senza Dio potrebbe arrivare a tanta arroganza, poiché quando l’uomo ne incontra anche uno piccolo piccolo è costretto a misurare la distanza tra sé e il suo dio, e ciò basta per trasformare un “io vi dico” in un “a me pare” o “io credo”...

Ma non è questa la cosa che più mi sconcerta. Che ci sia stato uno che ha creduto e preteso d’avere la statura di Dio, è triste miseria umana. Di “pazzi” è piena la terra in ogni tempo.

Ciò che sbalordisce è la moltitudine di quanti gli accreditano l’”io vi dico”; è che per duemila anni e ancora oggi (per fortuna da qualche decennio in costante ribasso) nelle chiese di tutto il mondo si leggano queste pagine dichiarandole Parola di Dio, ritenendole un’autorità.

Forse il tutto è possibile per una comprensibile distrazione, per quella normale e alla fine saggia distanza tra le parole e le cose, per cui le parole non possono e non devono essere prese troppo sul serio.

Forse l’istinto di sopravvivenza che orienta, al di là della consapevolezza e della ragione. a selezionare ciò che fa bene da ciò che distrugge, spinge a cogliere frutti anche dalla pazzia, mettendola sugli altari.

Forse...

Pensieri alla fine vuoti che ondivagano in mare aperto.

E allora?

Allora “io vi dico:”

Illiberale, antidemocratica, insolente e cinica conclusione.

Chi sei? Chi credi di essere?

“La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri”.

Chi parla? Chi sono i costruttori? Chi è il Signore? Di chi gli occhi che vedono la realtà in questa maniera?

... Ma oggi c’è spazio per tutti, o quasi.

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