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Venerdì, 01 Marzo 2002 00:00

risurrezione

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Mt 28,1-10

Passato il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro. Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. Ma l'angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. E` risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: E` risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto». Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli. Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi». Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno».

Beati saranno i poveri quando risorgeranno.

Beati saranno quelli che piangono quando rideranno.

Beati i miti quando erediteranno la terra.

...

Apro così il senso di risurrezione che gran parte della mentalità cristiana di questi ultimi decenni, in piena sintonia con il “progresso” economico occidentale, pare esprimere.

Per vendere bene Gesù Cristo, è necessario che sia vincente. E non c’è dubbio che la risurrezione è lo scettro del suo trionfo e della sua regalità.

San Paolo è esplicito nel dire che se Cristo non fosse risorto, la nostra fede sarebbe inutile e i cristiani sarebbero da commiserare più di tutti gli altri. Dunque...

Naturalmente, poiché l’uomo si scontra con i morti oltre che con i vivi, almeno per i primi la risurrezione viene spostata in quell’altro mondo, in quell’al di là di cui nessuno ha esperienza.

Beati perciò saranno i poveri quando non saranno più poveri. E Cristo, quale santone di prim’ordine tra i santi della New Age, può continuare il suo regno anche nella testa dell’uomo moderno o postmoderno.

L’inconsistenza di tali credulonerie mi pare evidente. Ricordo (a spanne) Nietszche che diceva che i cristiani credono il loro salvatore come un gancio appeso al cielo; ma, essendo il cielo di cartone, quando vi si aggrappano, crolla il salvatore con tutta la volta celeste.

Ora, non vorrei fare della gnosi su questioni (i morti) che sovrastano l’intelligenza dell’uomo e verso le quali la migliore intelligenza che se ne può avere è tremore e gioia grande, come provarono le donne corse all’alba del nuovo giorno al sepolcro di Cristo. Ma una qualche parola diversa sulla risurrezione va pur spesa, pur sapendo di non averla io da spendere se non nella forma dell’angelo, che sceso dal cielo, rotolò la pietra e vi si pose a sedere.

Ricordo la parte finale del film “Francesco” della Cavani, la dove San Francesco a La Verna, travolto da una grave crisi esistenziale, oppresso da dubbi, colpe e non senso, nelle tenebre di una preghiera che grida a Dio di farsi sentire, la risposta che ottiene sono le stigmate di Cristo, e ... Francesco risorge. Questo episodio, per chi l’ha visto, può essere figura emblematica della risurrezione.

E qui vi è il grande paradosso della croce, lo scandalo, gnosticamente (questa sì è gnosi) eluso da ogni pensiero che la riduca a un necessario e momentaneo passaggio verso la vita che sta altrove.

Purtroppo, o per fortuna, la croce sta così in alto da sovrastare ogni furba intelligenza. E tutti vi si devono inginocchiare. E non solo per pochi anni, magari fino a quando la scienza, la tecnica o il fondo monetario internazionale avranno sistemato le cose. Per sempre.

Ma allora? la medicina, il lavoro, la fatica, l’impegno per un mondo migliore, la guerra, la pace, la giustizia...

Sarebbe effettivamente meglio che l’uomo lasciasse perdere tutte queste cose, a meno che... a meno che non partano appunto dalla croce.

Per questo vi anticipavo che non posso essere io a parlare di risurrezione. La parola della risurrezione è appannaggio dei morti. Ho detto bene, anche i morti parlano.

E’ scritta sul volto dei clandestini nella Padania, sul volto dei degenti negli ospedali, sul volto dei “terminali” sulle strade della Calcutta di Madre Teresa e sul volto dei “frammenti” che arrivano sotto i ferri di Gino Strada... (Attenzione! non sul volto di Madre Teresa o di Gino Strada, per stare all’esempio).

A chi ha visto il sepolcro vuoto (le donne) è dato l’annunzio (la parola) della risurrezione e l’indicazione di dove sta il risorto. Degli altri, di tutti gli altri, non fidatevi.

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