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Venerdì, 01 Giugno 2001 00:00

vero o falso?

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Mt 25,31-46

Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

 

Ad un recente incontro sulla predicazione nel mondo “scristianizzato” di oggi di cui tutti i relatori avvertivano l’urgenza e la necessità, ha preso la parola un uditore, ponendo questa domanda: “Ho provato a predicare nel mio ambiente di lavoro, ma tutti si ritengono cristiani e credenti in Dio. Come posso predicare a chi pensa di non aver bisogno di predicazione?”

Questa domanda, nella semplicità del suo proporsi, tradisce un imbroglio molto difficile da dipanare e mi insinuava, insieme all’ammirazione per colui che l’ha posta, anche una certa compassione. Mi dicevo: costui è messo male, è entrato in un problema per il quale avrà modo di soffrire molto perché lo costringerà ad una contraddizione insanabile. Questa: da una parte la sua “vicinanza” al Vangelo, a Cristo e agli uomini di cui è parte e che gli sta di fronte (per tentare di predicare doveva essere interessato sia alle cose da dire che alle persone cui parlava); dall’altra l’ormai irriducibile “distanza” dagli stessi (uguale solitudine) perché non potrà più essere parte ingenua di discorsi, mentalità, fedi, … dato che chi gli sta di fronte e dice di essere cattolico, per esempio, gli sta dicendo qualcosa di diverso e anche contrario a ciò che lui intende con queste parole. La sua sintonia col mondo è venuta meno ed è alle prese con uno scarto tra il dire e l’essere, tra l’apparire e l’essere, tra il pensiero e la realtà. Ormai è entrato in quel luogo del cuore dove alberga la possibile verità o la possibile falsità.

Se questo scarto dilaga e si estende su ogni cosa, e così avviene inesorabilmente, le conseguenze sono presto dette e sono pesanti come piombo, certo prima di diventare affascinanti. Estendiamo per esempio tale contraddizione ad ogni forma di autorità. Lo Stato e il suo governo dice di essere al servizio dei cittadini, il Papa dice di essere il vicario di Cristo, le sue parole sono l’espressione della volontà di Dio,… In un rapporto diretto e semplice il Papa è quel che dice, quel che appare, il pensiero su di lui coincide con la sua realtà, ma se introduco la contraddizione potrebbe essere tutt’altro. Nel qual caso sono ricacciato in una solitudine sconfinata dove resto solo a decifrare ciò che è.

Mi pare questa in fondo la situazione molto diffusa dell’uomo di oggi, soprattutto dell’uomo “intelligente”, “moderno”, “democratico”… di questo nostro mondo occidentale.

Anche da questa prospettiva è possibile forse cogliere una qualche ragione della frammentazione individualista con corrispondente relativismo di questi nostri anni, poiché l’individuo resta l’ultima spiaggia su cui approdare e sul quale possa gravare una tale contraddizione. Se non solo lo Stato o il Papa, ma anche Gesù Cristo stesso (o Allah o Buddha o…) possono essere “fagocitati” dall’individuo e nel loro nome (un nome che non risponde più alla realtà) diventa possibile giudicare e condannare quanto è loro, l’uomo, l’individuo si trova pulito pulito di fronte al problema della verità.

Oltre che i classici maestri del sospetto (Nietzsche, Marx e Freud, ormai obsoleti) anche Gesù Cristo si è fatto carico di questo problema umano e molte pagine evangeliche pongono a tema proprio le questioni di verità e falsità del cuore umano, anzi potrei dire che l’evento Cristo in quanto tale, il mistero dell’incarnazione impone il problema e ne dà una soluzione. A “noi predicatori” la questione si configura infatti in questi termini: Chi è quel Cristo che crediamo e che predichiamo? E come questo Cristo è altro dalle costruzioni mentali che gli individui possono e si fanno su di lui?

Prendo una pagina di Matteo, molto nota, nella quale credo siano evidenti le considerazioni appena fatte e cioè la sua pertinenza al nostro tema.

In questo racconto, il criterio che oltrepassa l’individuo e le sue credenze è un bicchiere d’acqua, un pezzo di pane, un mantello,… dati ad un povero sconosciuto senza alcuna statura divina da parte di un individuo che non s’è accorto di far qualcosa di bene.

E’ necessario tradurre questa risposta per la nostra predicazione?

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