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Sabato, 01 Aprile 2000 00:00

Cambia gli occhiali

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Infilare due lenti gialle e vedere il mondo tinto di giallo è per lo più la precaria situazione dell’uomo che vuol conoscere e sapere, e buon per colui che sa d’aver indossato un paio d’occhiali. Succede che in certi periodi il mercato offra soltanto occhiali verdi e il mondo diventa verde, per tutti.
Ultimamente ne ho provato un vecchio paio, di quelli che ormai da anni non se ne vedono più in giro e il mondo m’è apparso rovesciato. Il grande si è fatto piccolo e il piccolo grande. L’eterno aveva dei contorni e il futile si perdeva nell’infinito. Dio stava dove prima era il demonio e il demonio nella casa di Dio.
Una penna sapiente e fluente prolungherebbe per pagine e pagine la meraviglia di un mondo così straordinario, ma a me basta il tentativo di raccontarvi come ho visto (ho letto) un’altra (dopo quella del Samaritano) pagina del Vangelo.
E’ una pagina già letta mille volte con altri occhiali, ma mai ho visto la storia in questa maniera.
Si tratta di Giuseppe, del “povero” Giuseppe che controvoglia si accontenta della sua sterilità, in parte mitigata da una paternità putativa e ancor più della qualità del figlio, il Figlio di Dio.
Ecco che cosa ho visto: ho visto che sposare la terra è l’approdo del suo viaggio alla ricerca dei cieli. Ho visto il suo dramma partire dalla terra, precipitare fino a quei cieli dove parlano gli angeli e rialzarsi infine riabbracciando la terra. E Dio benedire quest’abbraccio col frutto di un Figlio nascente.
Matteo inizia così: “Ecco come avvenne la nascita di Gesù”.
A meno che in questi due mila anni che ci separano dalla prima stesura del Vangelo di Matteo non siano andate perse alcune parole, ciò che Matteo racconta dopo quest’annuncio, non è la descrizione della nascita di Gesù, bensì il dramma di Giuseppe. L’originale poteva essere diverso: “Ecco come (Giuseppe visse i giorni in cui) avvenne la nascita di Gesù”. Oppure potrebbe essersi smarrita una parte più consistente in cui, prima di parlare di Giuseppe, figura sostanzialmente marginale rispetto alla nascita di Gesù, questa veniva effettivamente raccontata, o ancora, potrebbe…
Ma con i se non si fa la storia - dice il proverbio, e a noi resta questa precisa premessa: “Ecco come avvenne la nascita di Gesù”.
La storia di Giuseppe m’è sembrata perciò simile a quella di Maria raccontata da Luca. Il sì di Giuseppe come un parallelo del sì di Maria con alcune differenze per me interessanti, sostanzialmente legate ad una rappresentazione più immediata, nella vicenda di Giuseppe, di ogni incontro umano con Dio, più di quanto non lo sia la vicenda di Maria; senza togliere niente a Maria s’intende.
Luca è diretto: Maria risponde sì all’angelo e, senza intermediari, lo Spirito la feconda. Questo rapporto tra Maria e lo Spirito carico di infinite suggestioni, misterioso e quindi capace di mostrare, ma nello stesso tempo di dire che c’è dell’altro, dice anche un’abissale distanza tra l’uomo e Maria visto che nessun altro uomo ha avuto un rapporto fisico con lo Spirito come è successo a Maria. Certo l’uomo può assumere quel sì di Maria e farne anche il suo programma di vita, ma a lei Dio ha parlato in un modo che non è quello sperimentato dai comuni mortali. Insomma, Maria non è poi così rappresentativa della situazione umana, lo sarà, è vero, in tante vicende di vita, più o meno, quotidiana, ma ella è radicalmente diversa.
Queste perplessità e mille altre che ne derivano, m’è sembrato non ci fossero nel racconto di Matteo e Giuseppe rientrare, come tutti, tra quei “nessuno ha mai visto Dio” chiamati in causa da Giovanni nelle sue lettere.
Giuseppe ama una donna e con una passione tale da leggere in lei il volto di Dio. Con lei aveva deciso la sua vita, con lei la sua fecondità, ma quel volto di Dio s’è rovesciato nel volto del demonio e neanche per colpa sua, sebbene sia da supporre il suo frugare nei fatti, nella memoria, nei pensieri per arrivare alla sua colpa. Quella stessa donna che costituiva la sua vita diviene la morte. Ora avrebbe dovuto sposare il demoniaco, un’adultera per intenderci e non ne è capace. Non è neppure un violento e si ritira in buon ordine, ma sposarla non ce la fa. E qui anche Matteo, come Luca, diventa ermetico e mette in scena un angelo che gli appare in sogno, di quelli che non appaiono mai a nessuno e siamo daccapo con la diversità di Giuseppe rispetto ai comuni mortali. Ma la cosa è meno traumatica perché con più tranquillità possiamo tradurre che Giuseppe nel turbinio dei suoi pensieri finisce per capire che quello stesso Dio che gli parlava in Maria prima, gli dice che continua a farlo ora attribuendo a sé la causa dell’adulterio. Capisce sostanzialmente che può ed è bene sposare Maria nonostante che a fecondarla, a farla essere donna e madre sia un Altro. Giuseppe acconsente e Maria dà alla luce Gesù.
Il sì di Giuseppe a Dio coincide con il suo sì a Maria, la volontà di Dio (che non vede) su di lui sta nello sposare Maria (che vede).
Come abbia fatto lo Spirito a fecondare Maria, di chi o che cosa si sia servito, non è detto e in questo caso il silenzio richiama il fatto che Dio si comporta come vuole ben al di là delle previsioni umane, e se l’uomo (Giuseppe) lo sperimenta una volta è come se lo sperimentasse per sempre, perché lo ha fatto e può quindi rifarlo.
Con i miei occhiali ho poi visto tante altre conseguenze, come appunto lo strano comportamento di Dio, che addirittura preferisce nascondersi o rivelarsi in ciò che all’uomo appare demoniaco, proprio al contrario del demonio che cerca di nascondersi o di rivelarsi in ciò che all’uomo appare divino.
Il mistero della croce di Cristo comprende abbondantemente questo genere di suggestioni e la Pasqua è il luogo che costringe a mettere questi ed altri occhiali e Giuseppe nel suo piccolo ha vissuto la sua Pasqua con un sì dato alla terra proprio quando la terra lo respingeva.

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