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Giovedì, 01 Dicembre 2011 00:00

Dal fango i fiori

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Molti mi hanno scritto a proposito del mio ultimo libro “Dal fango nascono i fiori” edito dall’editrice San Paolo. Penso sia gradito condividere con voi che mi leggete su questo nostro giornalino le domande che mi ha fatto Marco Testi giornalista del Segno, rivista dell’Azione Cattolica Italiana.

Giornalista

Lei è uno studioso, e d’altronde questo è connaturato al suo essere domenicano. Ma questo libro è la celebrazione dei semplici, degli incolti. Non è che gli studi, quelli profondi, portino alla conclusione che la vera umanità è raggiungibile solo non studiando, abbandonando la cultura? E la cultura, a suo avviso, è davvero importante come ci dicono? O le cose importanti stanno altrove?

Rispondo

La domanda sembra semplice ma è complicata per l’ambiguità delle parole: studio, semplice, incolto, studi profondi, cultura. Dante diceva dei Domenicani, Ordine religioso che fi n dalle origini ha messo lo studio quale elemento caratterizzante il carisma, che sono il luogo dove “ben s’impingua se non si vaneggia”. In questa frase di Dante ci sta la possibilità di capire che certa cultura o certo studiare sono contrari alla “vera umanità”, sono un vaneggiare. La cultura è importante non in se stessa, che non dice niente, ma in quanto esprime una felice relazione tra l’uomo e le cose che stanno “altrove”. Insomma non è importante lo studio, ma sono importanti le cose che meritano da parte dell’uomo il suo interesse e questo interesse è per il cristiano lo studio, se ci avvicina e ci fa condividere le gioie e le sofferenze dei fratelli. I “semplici” e gli “incolti” potrebbero essere grandi studiosi anche se pochi glielo riconoscono.

Giornalista

Un’altra bella provocazione è quella che lei si riserva alla fine del suo libro: “Ringrazio Dio di essere vissuto in un mondo di poveri ma vivo”. Dunque è davvero la povertà, quella economica, la salvezza per la nostra anima e la nostra serenità? Eppure si sente parlare spesso dai media di drammi della miseria e dell’indigenza.

Rispondo

Sulla povertà, specialmente economica, che diventa miseria, si può fare molta retorica almeno in due forme apparentemente opposte. Quella di parlarne bene, sperando di

non doverla mai vivere e quella di attivarsi per toglierla a chi ce l’ha, pensando di salvarlo portandolo fuori dalla miseria. Nel mio ringraziamento esprimo un “sentimento”, una sintonia avvertita con l’uomo che ha bisogno e al contrario il mio isolamento, la mia solitudine con l’uomo sazio. In qualche modo evito il giudizio sulla povertà e la ricchezza e constato una mia “vitalità” che mi si presenta in certe situazioni piuttosto che in altre. Ho presente le beatitudini evangeliche, ma al momento le avverto come una specie di razionalizzazione che fatico a capire. Associare salvezza dell’anima e serenità al pianto, all’indigenza, alla persecuzione... mi è difficile e tuttavia avverto che il grido dell’uomo è più “umano” dell’indifferenza della sua sazietà.

Giornalista

Che cosa l’ha spinta a scrivere un libro che innalza gli ultimi, invece che un volume di teologia o un romanzo?

Rispondo

Ho scritto qualcosa di teologia e mi sono cimentato anche con il romanzo. Sono linguaggi diversi ciascuno ricco o limitato a suo modo. L’ “innalzamento” degli ultimi di questo libro ha due origini. La prima, diciamo così, spontanea, è il ricordo di persone della mia infanzia e come tale vive di tutti i sentimenti che arricchiscono un ricordo dell’infanzia compresa forse una certa nostalgia della semplicità di quel periodo. La seconda fa riferimento alle mie convinzioni attuali e racchiude una certa critica al pensiero normale che non riconosce gli “ultimi” e spinge verso i “primi” e questo anche

proposito della “santità” cristiana.

Giornalista

L’attuale crisi econo mica può avere, secondo lei, almeno un lato positivo, quello di farci riscoprire la gioia delle cose semplici? D’altronde i personaggi del suo libro facevano i conti con la dittatura e la guerra, ma sembravano felici.

Rispondo

Non so se la crisi economica provocherà la gioia di scoprire le cose semplici. Secondo me provocherà anzitutto una grande rabbia e una crescente ribellione. Consumate queste, la strada si riapre alla gioia delle cose semplici. Se il passaggio dall’indigenza al benessere si accompagna ad una certa euforia, il contrario avviene passando dal benessere all’indigenza. Confusione e depressione aumenteranno. Per accorgersi di un sorriso l’uomo deve averne bisogno.

Giornalista

Quali sono le responsabilità più gravi della vera miseria, quella mortale (i suoi personaggi riuscivano a sbarcare il lunario), in cui versano nel pianeta milioni di persone, tra cui tantissimi bambini? Lei vede una soluzione a questo problema?

Rispondo

Questa è una domanda che non capisco. Oltre a sperimentare una miseria mortale cerco in chi la vive le sue responsabilità? O forse la domanda si riferisce alle responsabilità di chi non è nella miseria totale. Di noi “ricchi” che siamo costretti a vedere ciò che non vorremmo vedere perché ci scandalizza. Credo ci siano due strade per risolvere il problema. La prima, da noi largamente praticata, è quella di non vederla. Non esiste, non ci penso, spero che a me non succeda. Chi sono io per occuparmi di un problema così vasto e sovrabbondante. La seconda che, passando dalla parte della miseria mortale, la vedo e non mi scandalizza più. Non vederla e scandalizzarmi è il mio peccato più grande.

Giornalista

Nel suo libro vi è anche una sorta di celebrazione del personaggio del vagabondo “urbano”, quello che non si prende cura del domani, ma campa alla giornata, Augusto “non aveva rimpianti (...) era libero perché non si dava pensiero per la vita, non si preoccupava di ciò che avrebbe mangiato, né di come o di che cosa si sarebbe vestito”. Sembra che quel personaggio lo affascini in modo speciale. Come mai? E’ forse il personaggio che meglio di altri risponde alle Beatitudini della Montagna?

Rispondo

Non c’è dubbio. Augusto realizzava ciò che ha proclamato Gesù: “Se non diventerete come i bambini non entrerete nel Regno dei cieli”. Ricordo che il Regno dei cieli possiamo e dobbiamo realizzarlo qui sulla terra. In paradiso non ci verrà chiesto di realizzare nulla, si continuerà a godere dei benefici riservati a coloro che si sono impegnati a costruirlo sulla terra.

Giornalista

La gente si è divisa in due squadre: chi rimpiange il passato e chi pensa che il presente e il futuro siano migliori. Lei da che parte sta?

Rispondo

La saggezza di Dio non ha dato all’uomo nessun potere sul passato e sull’avvenire. Ci ha dato l’OGGI. Solo su questo possiamo lavorare per creare le basi di un futuro migliore.

Giornalista

Qual è il ruolo del sacerdote oggi, in un momento storico in cui tutti i modelli economici sembrano essere entrati in crisi e in cui la dimensione religiosa viene messa da parte?

Rispondo

Un prete non è un extra terrestre ma è un uomo, inserito in una realtà sociale, e come ogni cristiano è chiamato a vivere con coerenza ciò che predica. Non avvenga più quello che dice Gesù: “Fate quello che dicono ma non fate quello che fanno”. Deve comportarsi come dice il profeta Ezechiele: “O figlio dell’uomo, io ti ho costituito quale sentinella per gli Israeliti; ascolterai una parola dalla mia bocca e tu li avvertirai da parte mia. Se io dico all’empio: Empio, tu morrai, e tu non parli per distogliere l’empio dalla sua condotta, egli, l’empio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte chiederò conto a te. Ma se tu avrai ammonito l’empio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte, egli morirà per la sua iniquità, tu invece sarai salvo” Ez 33, 7-9).

Oltre le parole vi giunga la certezza del mio affetto e della mia riconoscenza e ciò che io non sono riuscito a comunicare prego il Signore Gesù che supplisca con la sua grazia.

Buon Natale a tutti

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