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Domenica, 01 Aprile 2012 00:00

Risurrezione

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Vi sono delle parole che usiamo in continuazione e che, il più delle volte, scivolano via senza che abbiano alcuna incidenza sulla nostra vita. Parole importanti come Dio, amore, amicizia, morte, resurrezione, a cui non si dà il peso che hanno.

Spesso ci comportiamo come quel tizio che diceva alla sua donna: “Io per te scavalcherei montagne, solcherei oceani ed attraverserei deserti sconfinati. Ora debbo andare, ma ci vedremo domani, se non piove”. Già l’arguzia popolare aveva coniato il detto: “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”.

Anche san Pietro disse a Gesù: “Anche se tutti si scandalizzeranno, io no. Gesù gli rispose: in verità ti dico che tu, oggi, questa stessa notte, prima che il gallo abbia cantato due volte, tre volte mi avrai rinnegato”. (Mc14)

Siamo tutti capaci di prometter mari e monti e poi tutto rimane nel vago. Il dramma è che ci comportiamo così anche con Dio. Il Vangelo ce ne dà qualche esempio nel giovane che vuole seguire Gesù: “Maestro, ti seguirò dovunque tu vada”. Gli rispose Gesù: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. E un altro dei suoi discepoli gli disse: “Signore, permettimi di andare a seppellire mio padre”. Ma Gesù gli rispose: “Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti”.

Un altro ancora gli disse: Ti seguirò, Signore, ma lasciami prima salutare quelli di casa mia”.

Ma Gesù gli disse: “Nessuno che abbia messo mano all’aratro e poi volga lo sguardo indietro, è adatto per il regno di Dio” (Lc.9,57-61).

Un altro esempio è quell’uomo, conosciuto meglio come il giovane ricco, il quale chiese a Gesù cosa dovesse fare per ereditare la vita eterna. Dopo che Gesù gli ebbe rammentato i comandamenti, egli replicò con sicurezza: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fi n dalla mia gioventù” (Mc 10,20), ma il Signore gli rispose: “Una cosa ti manca! Va’, vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi”. (Mc 10,21). Il giovane, che era legato alle ricchezze, se ne andò per la sua strada, triste e desolato.

Il desiderio di seguire il Signore deve essere senz’altro l’espressione anche delle parole, ma tale frutto deve essere sostenuto da radici che affondino nelle profondità del cuore. Profondità del cuore non significa che si è capito con l’intelligenza il mistero del Dio fatto uomo e crocifisso.

Non esiste un teologo, un intellettuale o un profeta capace di dare una risposta. Non esistono parole capaci di spiegare il mistero, ma esistono parole che permettono di scoprire che è possibile vivere una vita diversa, conforme alle parole che ci diciamo. Dire sì al Vangelo non ci proietta nella luce che fa sparire il mistero, ma quelle sono parole che non tradiscono. I credenti nella resurrezione di Gesù che vanno a portare una notizia incredibile, sono uomini e donne che vivono ciò che predicano, altrimenti sono venditori di parole.

Fra qualche giorno festeggeremo la Pasqua, ci daremo gli auguri, ossia ci diremo delle parole non solo senza comprenderne il significato, ma soprattutto senza metterci la volontà di far scendere queste parole nella profondità del cuore.

Pasqua significa “passaggio”. Ricorda il passaggio dalla schiavitù del Faraone alla vita nuova nella terra che Dio ci ha preparato. Noi ci auguriamo ed auguriamo ai nostri parenti e amici di essere passati da schiavi a fi gli di Dio?

Sentiamo davvero la gioia di questo cambiamento di vita? E’ un augurio che parte da una esperienza di vita o sono solo parole senza significato?

Mi vengono in mente le fi gure di Rut e di Orpa, due donne straniere che hanno sposato due ebrei. Rimaste entrambe vedove si comportano in maniera differente. Orpa ritorna nella sua terra, mentre Rut rimane con la suocera Noemi. Rut rimane fedele alla parola data e, malgrado Noemi la inviti a ritornare nella sua terra, rimane con la suocera dicendole: “Non pregarmi di lasciarti, per andarmene via da te; perché dove andrai tu, andrò anch’io; e dove starai tu, io pure starò; il tuo popolo sarà il mio popolo, e il tuo

Dio sarà il mio Dio”.

Rut non dice parole vuote a sua suocera ma le cose dette poi le realizza.

Nessuno di noi vorrebbe per amico qualcuno che dice una cosa e poi ne fa un’altra.

Forse, questo nostro tempo così pieno di menzogne ci ha disabituati a vivere la verità. Ci viene svuotata l’anima per cui quasi ci vergogniamo di dichiararci cristiani e siamo anche noi diventati venditori di parole vuote. Al contrario ciò che dovrebbe distinguere il seguace di Gesù Cristo è la inseparabilità tra la parola e il fatto.

E’ bene ricordare che nella fede non c’è intervallo tra la parola capita e l’azione eseguita.

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