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Venerdì, 01 Giugno 2012 00:00

La vocazione

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Sono stato parroco per circa dieci anni a Ganghereto (AR), forse la più piccola parrocchia del mondo. Vi erano otto famiglie e la maggioranza di quel minuscolo popolo non frequentava la chiesa. Il mio vero impegno era la promozione del Rosario; in modo particolare, fare conoscere questa devozione tra i bambini (Rosario vivente) e tra i giovani. Ganghereto, più che una vera parrocchia, era un luogo di ritrovo e di preghiera per i tantissimi giovani che incontravo. Tuttavia ho celebrato qualche matrimonio di coppie non parrocchiane, che costringevo a fare con me una lunga preparazione al sacramento. Non capivo e non capisco perché i sette sacramenti non siano considerati con lo stesso amore e rigore. Si dà il Battesimo a bambini appena nati, l’Eucarestia e la Cresima a bambini e adolescenti, il Matrimonio a giovani che non frequentano neppure la Messa domenicale. Per non parlare del sacramento della Riconciliazione, che i più non sanno neppure cosa sia, e dell’Unzione degli infermi che

è quasi del tutto sparita. L’unico sacramento, a cui la Chiesa sembra tenere davvero, è festa del battesimo festa di prima comunione l’Ordine presbiterale. Infatti si chiede all’aspirante una lunghissima preparazione prima dell’Ordinazione da parte del Vescovo. Di contro si sostiene che il Battesimo sia il sacramento per eccellenza, ma di fatto non è così nella pratica, e spesso esso diventa motivo di ritrovo per parenti ed amici. Quanti genitori sono davvero impegnati a trasmettere ai loro bambini la fede?

Recentemente mi è capitato di celebrare la Messa in un paesino. Prima di entrare in chiesa ho incontrato due ragazzi che conoscevo e mi sono permesso di invitarli alla Messa. All’unisono mi hanno risposto che loro avevano già fatto la Cresima. Si sentivano dispensati dunque dalla frequenza alle celebrazioni. I due ragazzi avevano compreso bene cosa significa diventare “perfetti cristiani, difensori della fede”!!!

A questo proposito mi è stato raccontato che un parroco, a cui fu domandato come fosse riuscito ad eliminare i tanti piccioni che impiastricciavano la sua chiesa, rispose: “È stato semplicissimo: li ho cresimati e sono tutti spariti”. Può essere una facezia o una battuta amara, ma nasconde una grande verità. Si può definire la Cresima: “Il Sacramento che abilita i giovani a non frequentare più la chiesa”. Per quanto riguarda il Sacramento della Riconciliazione, quando va bene, ossia quando si vorrebbero confessare i propri peccati e non potendo più, come un bambino dire: “Ho fatto i capricci, non ho obbedito alla mamma e al papà, ho rubato le caramelle a mio fratello” si preferisce non andare, ci si sente buoni visto che non abbiamo ucciso nessuno, né tradito il marito o la moglie. Così chi ancora va a Messa la domenica, si accosta all’altare e senza nessuno scrupolo fa la comunione, festa della cresima convinto di avere la veste candida.

Anche il Matrimonio quasi da nessuno è vissuto come un evento ecclesiale nel quale due persone proclamano, davanti a Dio e alla comunità, il loro amore promettendo di vivere, con l’aiuto di Dio e dei fratelli, uniti fi no alla morte, nella buona e cattiva sorte. Tutto si tramuta in una festa con ballo annesso e lista di regali. Le statistiche poi riportano che oltre la metà di questi matrimoni fallisce prima di cinque anni. L’impegno dunque si riversa sul sacramento dell’Ordine presbiterale.

Si prega per le vocazioni, intendendo vocazione la chiamata alla vita religiosa o al sacerdozio. Si fanno discernimento e giornate vocazionali per attirare qualche giovane a questo tipo di vita. A me sembra come voler cogliere delle mele senza curarsi dell’albero che le produce. La prima vocazione è la chiamata alla vita cristiana (Battesimo); da questa nasce la vocazione al matrimonio, alla vita religiosa, al presbiterato, ecc. Dimentichiamo che Gesù ha detto: “Andate in tutto il mondo e predicate l’Evangelo”. Non si è rivolto solo agli apostoli ma a tutti i suoi discepoli. Tutti i cristiani sono chiamati (vocati) a vivere e a predicare l’Evangelo, certamente con compiti diversi, ma guai a noi se solo i preti e i religiosi sentono sulle loro spalle il destino del mondo e la salvezza degli uomini. Solo Dio ama e salva. Purtroppo accettare questa verità non è facile perché in noi preti spesso nasce la tentazione di trasformare anche le verità più universali in ragioni di prestigio e di dominio, quantomeno spirituale.

Ho letto recentemente che la conferenza episcopale di Spagna invitava i giovani senza lavoro a farsi preti perché ai preti non manca il lavoro.

Ora scoprire il valore di TUTTI i sacramenti significa ritrovare nel Vangelo la propria vocazione. Solo Gesù Cristo è la luce del mondo e questa luce illumina ogni uomo perché ogni uomo è un chiamato. Dobbiamo però tutti ricordare che l’amore di Dio è un amore che va verso il diverso, il lontano, l’immondo, il ripudiato; è un amore che precipita verso le bassezze. Non è un amore che dà appuntamento in alto, ai bravi, ai mistici, ai contemplativi, ai capaci di grandi ascensioni. Egli ama tutti indistintamente e tutti chiama a costruire qui sulla terra il suo Regno di amore e di pace.

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