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Domenica, 16 Dicembre 2012 00:00

Il natale 2012

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Viene ancora il Natale e torna in me, come uno tsunami, la tristezza che soffoca l’annuncio della nascita di Gesù Cristo. Il messaggio che la liturgia trasmette è contaminato da una falsa bontà, da un qualcosa di indefinito, che non ha nulla da spartire con il suo autentico significato. Mi spiego meglio. Conosco gente che si vanta di non aver mai perso una Messa per Natale: “Io credo in Gesù Cristo e per Natale non manco mai alla messa di mezzanotte”. Altri considerano questa come l’unica festa religiosa dell’anno. “È un giorno in cui la famiglia si riunisce e si festeggia insieme”. E così il pranzo di Natale riempirà ancora una volta le nostre mense. Per quel giorno si dimenticheranno guerre, congetture economiche allo sfascio, milioni di esseri umani alla fame, ospedali senza attrezzature, disoccupati ecc. Tutto viene riposto in un angolo buio del nostro cuore. Si fa finta di essere cristiani e ci si illude che tutto vada bene.

La nascita del Salvatore con il suo messaggio di salvezza è totalmente sparito. Rimane una pallidissima immagine, un non so che di nebuloso proclamato tanti secoli fa ed ormai esistente solo in una tradizione che ha perso ogni mordente. Il Crocefisso si è, lentamente ed inesorabilmente, tramutato prima in un neonato esposto al freddo a cui si doveva donare qualche coperta, poi è diventato un bambino a cui si portavano giocattoli e dolci, ed ora è solo un motivo per mangiare, fare festa, chiudere occhi ed orecchie su ciò che ci circonda, per poi precipitare, il giorno dopo, nel vuoto di un mondo che corre, senza sapere dove andare e cosa fare. Il ventisei dicembre si rientra nella lotta di tutti giorni o nella noia di chi ha troppo e vuole a tutti i costi ucciderla.

Così questa tradizione del Natale non serve a nulla. Ci daremo gli auguri, come abbiamo fatto ogni anno, senza aggiungere a queste parole vuote niente che sia davvero augurale, che cambi la nostra condizione di vita. In molte case si rinnoverà la costruzione del presepio in cui, più o meno bene, metteremo pastori, pecore al pascolo, bue ed asinelli, mentre un disco suonerà: “Tu scendi dalle stelle”. Immagini di una vita che non corrisponde per nulla all’arena con i leoni, in cui il giorno dopo ci troveremo di nuovo a lottare. Tutto ciò non mi fa perdere la speranza che, prima o poi, qualcuno, o tanti, possano gridare “Basta” e pretendere da noi coerenza: “Basta, aiutateci a vivere gli insegnamenti che quel Bambino ci ha lasciato. Basta con le parole vuote di significato. Basta con la corruzione, il malaffare, l’ignavia, l’ingordigia. Basta con le guerre, i politici corrotti. Basta con la droga, il traffico delle donne e lo sfruttamento dei bambini. Basta con le liturgie di opulenza, con i sacramenti senza slancio, senza impegno, ricevuti e dati solo perché tutti lo fanno. Basta con omelie senza cuore e non corroborate da vita vissuta. La gente chiede ai vescovi, ai preti, ai religiosi, ai laici che si professano seguaci di Gesù Cristo: “Fateci vedere con la vostra vita quello che predicate con la parola”. Vogliono le credenziali. Non si fidano più delle nostre parole.

Abbiamo un passato di cui spesso dobbiamo chiedere perdono, non solo a Dio, ma anche ai fratelli che abbiamo deluso. Che auguri possiamo darci se abbiamo ucciso il seme della Fede, nascosta la Carità, dimenticata la Speranza? Abbiamo fatto orecchi da mercante alla vera Tradizione e ne abbiamo costruita una posticcia. Abbiamo creduto più agli insegnamenti degli scribi e dei farisei, che ai pastori; più al Tempio che al Crocifisso e messo da parte la massa di gente semplice ed onesta che era disposta a seguire il Vangelo. È necessario vergognarci delle nostre tradizioni che si sono trasformate in liturgie di morte. Vergognarci di continuare a darci auguri vuoti di significato.

Il Natale non può servirci come droga per un giorno, facendoci illudere di essere a posto con la coscienza, solo perché non abbiamo mai ucciso, mai rubato, mai fatto terrorismo. È necessario sapere che la verità è un’altra. È necessario cambiare vita, senza scaricare le nostre colpe su altri, e sentire che, se il Vangelo non è attuato, la colpa è solo nostra. Se così avverrà, allora gli auguri che ci scambieremo verteranno sul nostro effettivo desiderio di vivere gli insegnamenti iniziati nella grotta di Betlemme, proseguiti sul Calvario e conclusi nella Resurrezione.

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