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Venerdì, 01 Febbraio 2013 00:00

Il miracolismo

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“I Giudei infatti chiedono miracoli e i Greci cercano sapienza, ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo, e per gli stranieri pazzia; ma per quelli che sono chiamati, tanto Giudei quanto Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio; poiché la pazzia di Dio è più saggia degli uomini e la debolezza di Dio è più forte degli uomini” (1 Corinzi 1:22-25).

Sono parole, queste di san Paolo, che dovrebbero essere scritte saldamente nei cuori e nelle menti di tutti noi cristiani e costituire quasi una bussola per indicarci il cammino, ma ho l’impressione che molti se le dimentichino e che nella loro esperienza religiosa

(non so se sia anche di fede) preferiscano altre strade. Ho incontrato, anche di recente, persone affascinate dalle apparizioni mariane, dai messaggi che si dice siano dati dalla Madonna (sui quali - aggiungo per inciso - la Chiesa ancora non si è ufficialmente pronunciata), e che, grazie ad essi, si impegnano con fervore nella preghiera, ma che poi non cambiano la loro vita nel rapporto con gli altri, non vivono nella carità. Ho l’impressione che molte di queste persone vadano alla ricerca di esperienze religiose che siano gratificanti per il sentimento, per il desiderio del “cielo”, ma che di fronte al

Vangelo che annuncia Cristo crocifisso restino scandalizzate o continuino, per citare ancora san Paolo, a “pensare da bambini e a vivere da bambini”. Ci sono “cercatori di Dio” che rimangono sgomenti quando viene indicato il luogo dove “scovare” il Dio dei cristiani. Normalmente i più vogliono un Dio che luccichi, che sia apprezzato dai potenti, e non scandalo e follia, che sia forte e abiti in templi traboccanti d’arte e frequentati da gente perbene. Desiderano che i suoi servitori abbiano divise con i fregi dorati, abiti di pizzo e non frequentino ladri, prostitute, ubriaconi, sbandati. In altre parole vogliono un Dio “forte ed efficace”, non “debole e sconfitto”. Un Dio che si mette con gli sconfitti della terra, che predilige i poveri e sostiene che i ricchi non hanno nulla da spartire con Lui, non ha molti adoratori. Forse hanno ragione, infatti non è

la stessa cosa assistere ad una Messa celebrata in una grande cattedrale con i ministri rivestiti di oro ed ermellino, e partecipare a una Messa celebrata in una baraccopoli. Là si sente, si palpa il divino, qui, tra straccioni maleodoranti, più che il paradiso si immagina l’inferno. Effettivamente predicare un Dio Crocifisso e abbandonato non lascia molto spazio alla solennità e al miracolo. Negli anni in cui sono stato promotore del Rosario, credo di aver portato qualche migliaio di persone a Lourdes, Fatima, Terra Santa, Pompei, Loreto e sarebbe sciocco considerare tanta gente che affolla i nostri santuari come gente fanatica ed ignorante. Chi ha fede, sa che a Dio tutto è possibile e non rifiuta, quindi, la possibilità che si manifesti anche per mezzo di segni e prodigi straordinari. Dobbiamo sapere, però, che il miracolo non è un qualcosa di straordinario riservato ai cristiani, esso appartiene ad ogni credo religioso. Ogni religione ha i suoi santuari, dove accorrono migliaia di fedeli in cerca del divino. Tutti abbiamo bisogno di conforto e di dare un senso al dolore, ma questo non ci deve portare ad esaltare il fenomeno miracoloso ad ogni costo, interpretandolo quasi come una specie di magia che risolve una situazione difficile. Il più grande dei miracoli è accettare la divina volontà, anche quando non si capisce nulla, ripetere umilmente come Maria: “Si faccia di me secondo la Tua parola”. Sapere che “LE SUE VIE NON SONO LE NO-

STRE”.

Per Gesù il miracolo è un segno che rimanda ad una realtà più profonda, il cambiamento di vita. Segno che mostra una realtà innovativa apportata da Dio nella nostra vita. I suoi insegnamenti diventano l’unica strada da percorrere. Il miracolo consiste, allora, soprattutto nel restituire agli altri uomini la misericordia ricevuta.

Gesù, a chi chiede se è lui il Messia atteso, risponde: “I ciechi vedono, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti e ai poveri è annunciata la buona novella...” (Mt 11, 2 e ss.). Vedere, camminare, annunciare con l’esempio e la parola l’avvento del Regno di Dio, avendo particolare predilezione per i poveri, gli afflitti e gli emarginati, questo ci è chiesto; certo, vedere il fratello (il Cristo) mentre lavora a raccogliere la frutta per venti centesimi la cassetta e vive in certe baraccopoli che fanno schifo anche ai maiali, non è un bel vedere.

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