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Ricordo degli inizi

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10 anni di storia…

o 2 righe di cronaca


da un articolo di P. Raffaele in "Agognate, lettera agli amici della Fraternità" del giugno 1999


Era l’ottobre 87 quando la Diocesi ci dette le chiavi di Agognate e già dal gennaio 88 incominciammo i primi lavori di ristrutturazione di un ambiente abbandonato da oltre vent’anni. Si rendeva così possibile l’avvio di un cammino pensato, tentato, desiderato da tempo e che trovava un suo spazio e un suo luogo. Come ogni altra realtà infatti le sue radici affondano in anni ed esperienze che lo precedono. Reduci malconci dei “tempi esaltanti e nefasti delle ideologie” – così la “sapienza” odierna definisce il fermento degli anni 60 e 70 – incuranti dell’identità o delle mille identità più o meno frantumate e comunque sulle spalle, abbiamo incontrato mons. Franzi, mons. Del Monte, don Germano e Renato e Itala, Antonio, Vincenzo, Gigi e Stella, Pier Paolo, Lucia, Ezio, Irene, Carlo, Angela, … e Domenico (oggi P. Domenico).

Ganghereto (Terranuova Bracciolini - AR)

Luogo di provenienza di P. Ennio, P. Giuseppe e P. Raffaele

La casa, la chiesa di Agognate, rudere decennale delle migrazioni produttive, lentamente ha ripreso vigore come sottratta all’incuria incolpevole della consunzione. L’estate 88 vedeva Antonio, Pier Paolo, Vincenzo e poi Gigi, Stella ed Eleonora muoversi ancora tra mura fatiscenti desolate oltre misura da un cantiere permanente che gettava la sua caotica ombra ovunque. “Vietnam” lo definiva qualcuno. Una Messa celebrata ora in una stanza ora in un’altra, incontri sulla Sacra Scrittura ugualmente nomadi, tracimavano sul legno, sul cemento, sul ferro, sul rame,… e sul verde fiorito. Il niente produceva i suoi frutti sostanzialmente fedele alla sua identità. Resi diffidenti sulla più mondana di tutte le fedi e comunque a lei più volte succubi, abbiamo imparato a perder tempo sull’orto, in cucina e in lavanderia, tra impalcature e scavi, in compagnia di un crescente numero di amici. Nell’ottobre 89 venimmo ad abitarvi anche noi frati, mentre ancora il “Vietnam” continuava.

1988 -

1991 - così si presentava Agognate dopo la soatituzione dei tetti e il tettuccio d'ingresso.

 

La Diocesi, forse incredula sulle intenzioni, dati i tempi, ma incoraggiata dal progressivo rifiorire del luogo, non mancò il suo sostegno intervenendo sui tetti, della casa prima e della chiesa poi, esprimendo una solidarietà che confortava ben oltre l’impegno economico.
Al ritmo di un “settore” da ristrutturare ogni anno, ora Agognate è decentemente abitabile e forse qualcosa di più per quell’atmosfera che le costruzioni dei nostri padri sapevano creare e che il cemento di oggi stenta a riconoscere.
Si è fatto visibile il Risorto, si potrebbe dire con linguaggio di altri tempi, corpo grave segnato dai buchi della lancia e dei chiodi. E qui sta il lavoro più intenso, la preghiera più viva e continua, mascherata da un ritmo giornaliero di preghiere, da una vita comunitaria e dalle sue crescenti attività.

 

1988 - Ingresso principale

 

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1988 -


Sempre nell'89 è arrivata Lucia e poi Irene e poi Ezio e piano piano si allargava il cerchio degli amici che con la comunità si impegnava nella Lectio divina, nella preghiera, perfino nella predicazione svolta in missioni popolari o attraverso incontri con gruppi parrocchiali… Nasceva la fraternita laica domenicana.
Il ripristino della chiesa nel 92 ha favorito la celebrazione e la predicazione in Agognate dando consistenza ad una implantatio ecclesiae sempre più viva e partecipata. Il tutto sostenuto da iniziative diverse concretizzatesi in pubblicazioni di libri da parte di P. Ennio e di un saltuario giornalino in forma di lettera agli amici, nel sorgere di cicli di conferenze “I sabati di Agognate” attenti ad un pubblico spesso distratto al pensiero cristiano, nell’impegno sempre più consolidato nella pastorale diocesana in settori confacenti al cammino della comunità quali l’ecumenismo, le missioni popolari e particolari occasioni di evangelizzazione, nell’ospitalità di gruppi e singoli cresciuta al ritmo delle possibilità che la casa via via ha consentito.

 

1988 -

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Naturalmente un breve resoconto decennale fatica a dire proprio le cose più importanti come la predicazione del P. Ennio o l’istrionica indolenza del P. Giuspin, o anche i momenti più difficili di una vita comunitaria quali la partenza di qualcuno, o la fertile accoglienza dei novaresi, o… ma il tutto è ancora all’opera e cammina nella splendida insignificanza di una zattera che galleggia alla luce di un sole che genera e scalda quanto gli è caro e gli piace.


1989 -

 

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Letto 1659 volte Ultima modifica il Lunedì, 25 Novembre 2013 01:50
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