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Domenica, 01 Luglio 2012 00:00

Privilegi impossibili da imitare

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I Privilegi di Maria.

Della Madre di Gesù si è detto di tutto e di più. di lei hanno scritto teologi e poeti, gente semplice e grandi luminari e, spesso per molti, questo modo eccellente di vedere la Madre di Gesù, l’ha trasformata in una specie di dea o di fata diversa e lontana dalla nostra precaria e fallibile esperienza del vivere. Una iconografia mariana per secoli ci ha mostrato la figura della Madre di Gesù nella gloria. La Teotokos, l’Assunta, La Madonna di Lourdes, di Fatima, di Pompei, della Medaglia miracolosa. Persino Michelangelo Buonarroti,  nel raffigurare la deposizione di Gesù dalla croce, la scolpisce con un volto soave di giovane donna. Tutte opere bellissime ma lontane dalla nostra miseria quotidiana.

Spesso diventa difficile vederla segno di quella Chiesa che Gesù Cristo è venuto a fondare.

Tempo fa una donna vedova, a cui un pirata della strada aveva tolto l’unico figlio che aveva e alla quale volevo donare un’immagine della Madonna, la rifiutò dicendomi: “Maria se ne sta beata nel cielo, cosa ha da condividere con il mio immenso dolore? Lei è piena di grazie, io sono piena di disgrazie”.

Molti non sanno che farsene di un Vergine eccelsa, culmine di tutti  i privilegi e che proprio per la sua esclusiva perfezione non agisce come modello, stimolo, ideale e  sorella nel cammino di fede. Si è parlato e si parla più volentieri dei suoi miracoli, delle sue stupefacenti apparizioni che della sua fede, della sua obbedienza, o di quel dolore che come una spada le squarciò il seno. Si parla poco della solitudine di Maria, poco più che adolescente e ragazza madre, conseguente all’annuncio di un figlio. Solitudine tragica in un mondo a cui non era permesso nessuno sgarro alle donne. Dramma che, senza l’intervento divino, neppure il giusto Giuseppe avrebbe capito ed accettato.

Voglio sottolineare che Maria non è soltanto la Vergine del “si”, ma colei che ha percorso, prima di noi, una strada difficile. Questo suo essere più dalla parte degli uomini che dalla parte di Dio, questo suo non essere dea, la rende più credibile, più vera, più vicina a noi. Per secoli si sono studiati, analizzati e proposti i cosiddetti “Privilegi mariani”. Privilegi impossibili da imitare e che hanno creato, intorno a questa Creatura un alone di straordinarietà assolutamente fuori dalle comuni possibilità umane. L’Immacolata, il concepimento verginale, la maternità divina e la sua assunzione corporea in cielo, sono privilegi non imitabili e, direi, neppure predicabili se non dal punto di vista dottrinale. Rimangono verità come sono verità gli attributi di Dio e le processioni trinitarie. Una pastorale impostata sulla contemplazione di un mistero riguardante un privilegio unico ed irrepetibile, porta inevitabilmente alla alienazione o all’indifferenza. Certo si può comprendere il valore della verginità, della maternità e direi anche dell’immacolata e dell’assunzione, ma è un comprendere puramente speculativo che permette di glorificare Dio per le meraviglie che ha operato in un altro, ma che non si traduce in una chiamata in prima persona a realizzare, come fece Maria, il piano di  Dio.

Vivere Maria significa lasciarsi coinvolgere, come fa Lei, dai fatti della salvezza che la fa schierare tra gli anawim, i poveri. Ella rompe con la tradizione maschilista che vuole la donna regina del focolare ed abbraccia tutto intero il progetto di Dio non chiudendosi nel privilegio. Dio non l’ha scelta come un vaso, sia pure immacolato, in cui depositare per nove mesi il suo figlio, ma l’ha chiamata a partecipare come creatura alla missione del suo figlio.

Ella ha portato avanti un’esperienza umana e religiosa sempre difficile, compromettente e non ha desistito dal suo cammino. Il Figlio è stato il mistero di tutta la sua vita. Avrebbe potuto troncare tutto, chiudendosi in se stessa, accettare solo le sue certezze, non lo ha fatto perché ha saputo credere. La fede è un dono, ma sulla sua scia appare più ancora una risposta, una conquista.
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