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Venerdì, 01 Giugno 2012 00:00

"Se non ora quando anche noi?"

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SE NON ORA QUANDO?       (secondo intervento per la Madre di Dio)

 Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente 
e santo é il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia 
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio, 
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni, 
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati, 
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo, 
ricordandosi della sua misericordia,

Ricordo ancora un intervento del Cardinal Pellegrino che, a partire dal Magnificat, metteva a confronto il pensiero di Maria con quello di Karl Marx (circa trentacinque anni fa, il marxismo era una delle più diffuse ideologie), e Maria, nel suo discorso, anticipava di diversi secoli gran parte del pensiero marxista.

Ora sono cambiati i tempi, ma la protesta delle donne confluita nel grido “se non ora, quando?” mi rievoca quei tempi. Torna ancora l’eterna questione tra ricchi e poveri, tra la violenza dei potenti e la sofferenza degli impotenti, tra la baldanza chiassosa dei sazi e il pianto inutile degli affamati.

Maria non è certo figura rappresentativa dei potenti e neppure di chi può permettersi una comoda estraneità tra i ricchi e i poveri. La sua vita è stata, oltre che povera nel quotidiano, fra quelle più dolorose che un essere umano possa vivere, avendo dovuto assistere alla morte del Figlio, e quale morte! Il silenzio, che caratterizza la sua esistenza, è più indice di impotenza che volontà di tacere sulla violenza che vedeva. Quel silenzio che probabilmente ha preceduto e continua a precedere lo scoppio dell’urlo: “se non ora, quando?”

Un silenzio che porta con sé quello di milioni di donne (e di uomini) incapaci perfino di dar voce alla loro miseria. Se così non fosse non avrebbe detto quelle splendide parole che troviamo nel Magnificat. Il Cardinale indicava in Maria un modello forte, tanto forte da diventare simbolo ed immagine della chiesa dei poveri, che non sono una categoria sociale diversa, astratta, ma sono una realtà drammatica, concreta, fatta di sfruttamento e miseria, di avvilimento senza fine.

La ricchezza è una “zavorra” da cui è difficile separarci. Tuttavia con questa “zavorra” non si entra nel Regno. Gesù non usa mezzi termini, dice che è più facile ad un cammello entrare nella cruna di un ago che ad un ricco entrare nel Regno dei cieli.

Regno che non è un premio che avremo dopo la morte, ma è la vita nuova promessa da Gesù Cristo.

Il povero evangelico accetta la sua condizione, si sente come Maria, povero di cultura, di danaro, di età, di salute, ed accetta con gioia il suo essere chiamato a realizzare il piano di Dio. Sceglie di lottare, di mettersi in gioco, anche se non tutto riesce a capire.                       

Maria all’invito dell’angelo risponde “ECCOMI” senza scuse, piagnistei e lamenti. Sa di essere in comunione con il Padre: “figlio tu sei sempre con me e tutto quello che è mio è tuo”(Lc 15,31). Possiede il Figlio. Gesù infatti ha donato a sua Madre, ed a noi, ciò che Lui è, e ciò che Lui ha.Vede tutti gli uomini figli dello stesso Padre e fratelli tra loro. Infine accetta che lo Spirito Santo le permetta di partorire e portare Gesù ai fratelli. In seguito suo Figlio si rivelerà un Dio esigente che prende partito e si mette gelosamente dalla parte dei poveri. Un Dio geloso per il suo popolo che chiama e aspetta di essere liberato, per vivere quei cieli nuovi e quelle terre nuove dove regna la giustizia.

Maria non teme né le ire né i giudizi di Giuseppe o della gente di Nazareth. Non ha più bisogno di consigli, corre da sua cugina Elisabetta ed inizia la sua predicazione, la sua lotta, il suo umile servizio.

“Se non ora, quando anche noi risponderemo al progetto di Dio?”

La fede rende intrepido chi la vive nel presente, diventa al contrario alienazione quando rimanda al domani. “Domani sarò generoso, domani dirò anche io “si”, domani...”.

Il passato ed il futuro sono nelle mani di Dio. A noi è data questa “Ora”, questo giorno.

Maria, prima ancora che Gesù proclamasse beati i poveri, aveva scelto di vivere il coraggio della povertà. Riconosce la propria realtà di creatura e si apre alla  relazione con Lui anticipando, in qualche modo, la condizione ultima verso cui ogni autentico cristiano è chiamato. Non è un modello etico da guardare, ma è un modello di fede da imitare, non da applaudire. Ella si fida di Dio, come i gigli del campo si fidano della natura che li circonda, ed in questo fidarsi anticipa il Regno di Dio e diventa la donna per eccellenza.

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