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Giovedì, 01 Novembre 2012 00:00

Un giorno il velo si squarcerà

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L’Assunzione di Maria

Sin da bambino la parola “assunzione” è legata per me al lavoro. Ricordo la grande gioia di mio fratello e mia quando, dopo essere stati assunti al primo lavoro, tornammo a casa. Era finita l’attesa, finalmente avevamo raggiunto un grande traguardo. Eravamo diventati grandi. Dopo vi furono altre assunzioni e presto compresi che sarei stato felice soltanto quando anch’io fossi stato assunto da Dio al suo servizio, volevo infatti farmi domenicano.

Avevo vent’anni quando Pio XII proclamò il dogma dell’Assunta. Non sapevo nulla di teologia e il catechismo che avevo studiato era fatto di domande e risposte molto semplici, come: quanti sono i Comandamenti, quanti i Sacramenti, cosa è la Chiesa, ecc. Nessuno mi aveva parlato di dogmi. Ora so che i dogmi sono verità contenute nella rilevazione divina e manifestate nelle Sacre Scritture o nella tradizione della Chiesa. So che il dogma può essere proclamato da un concilio o dal papa in prima persona, e che impegna tutti i cristiani a credervi per fede. È dunque una verità di fede che lungo i secoli è passata di cuore in cuore ed è proclamata solennemente quando ormai tutto il popolo di Dio già la vive e la sente come verità rivelata.

A quel tempo mi chiedevo perché tra le domande del catechismo non vi fosse anche: Chi è Maria? Che compito ha nel mistero di Cristo e della Chiesa? Che significa Immacolata? Perché la si chiama Madre di Dio? Perché è stata Assunta in Cielo con il suo corpo?

Quella vecchietta che ci aveva fatto il catechismo, in preparazione alla Comunione e alla Cresima, ci aveva trasmesso un grande amore per la madre di Gesù, e più che a imitarla, ci aveva insegnato ad ammirarla. Non ci veniva spiegato nulla, era sufficiente imparare a memoria le risposte del catechismo.

Ricordo che quel primo di novembre del 1950, quando ascoltai alla Radio la voce del Papa Pio XII che proclamava Maria Santissima Assunta in cielo, mi rallegrai per questo suo ennesimo privilegio, ma non seppi spiegarmi cosa significasse il dogma e come noi potessimo attingere da questa proclamazione qualche esempio.

Ero felice perché mi dicevo che anche la Madonna aveva trovato un lavoro importante: era stata assunta niente meno che a lavorare con Dio.

Quel giorno, se fossi stato in piazza san Pietro a Roma, mi sarei spellato le mani per ringraziare il Papa che finalmente, dopo che i cristiani da secoli credevano all’Assunzione di Maria, anche Lui, facendosi voce dei credenti, lo riconosceva solennemente. Non mi ponevo il problema dove il suo corpo glorioso potesse trovarsi. Non era importante per me sapere se la Madre di Gesù era morta o si era addormentata, né come era il suo corpo in cielo. Immaginavo l’umanità come una interminabile cordata che saliva verso il cielo legata dall’amore di Gesù. Maria, prima della fila, aveva raggiunto la meta. Dietro di Lei una moltitudine, che nessuno poteva contare, la seguiva.

Credevo e credo che il mistero non turbi la fede. Esso è per me come l’atmosfera che circonda la terra. Siamo avvolti nel mistero e dentro questo nucleo è il nostro “sì” alla Parola di Dio e alla Chiesa.

Dio è sempre al di là del velo sotto cui debbiamo vivere. Un giorno il velo si squarcerà e finalmente vedremo quello che, in questa terra, abbiamo creduto. Ciò che davvero conta, in questa frazione di tempo che ci è stato concesso con la vita, non è tanto indagare dove è il corpo glorioso di Maria, o applaudire le sue virtù, quanto ripetere il suo canto di gioia per la salvezza che viene proposta dal suo Figlio e rimanere in... “cordata”, ossia legati insieme a tutta l’umanità che ritorna da dove è venuta. Veniamo da Dio e a Dio torniamo.

Anche a noi, in questo cammino verso il cielo, vengono in continuazione Angeli a stimolarci, a incoraggiarci, in modo che la “cordata” si allunghi fino ai confini del mondo. Siamo infatti tutti chiamati a collaborare affinché nessun uomo rimanga “slegato e solo” nella difficile salita verso il cielo.

Con il Battesimo siamo assunti e con la Cresima firmiamo il contratto di lavoro: dobbiamo soltanto pronunciare il nostro “sì” ed iniziare a lavorare come fece Maria che, subito dopo aver detto: ”Si faccia di me secondo la tua parola”, si mise in cammino per andare ad annunciare ad Elisabetta che la salvezza è a portata di mano. Nessuno è escluso. Perciò rallegriamoci, Dio ha disperso soltanto i superbi nei pensieri del loro cuore, ha rovesciato i potenti, ha innalzato gli umili, ha saziato gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi.

Per noi, a cui è stato dato il dono della Fede, è permesso anche di lasciare il mistero al suo posto misterioso, diventare bambini, e goderne i frutti. Quel che conta davvero è poter vivere una storia che ripeta le meraviglie cantate da Maria.

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