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Lunedì, 01 Ottobre 2012 00:00

Il silenzio, alleato dell'uomo

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LA VERGINE DEL SILENZIO

Sono frastornato dalla parole. Mi sembra di vivere dentro un computer che ha solo parole. In quasi tutte le case, della gente che conosco, il televisore è sempre acceso. Tutti, anche i bambini, hanno un telefonino. Esiste in ogni stato un organo importante che si chiama Parlamento e i membri che lo compongono sono pagati per parlare. Appartengo a una famiglia religiosa che si chiama Ordine dei Predicatori ed io stesso nella mia vita ho scritto e detto tante parole. L’esperienza dice che solo chi sa usare bene le parole “galleggia” in questo mondo. La mia stanza è ricolma di libri, non so più dove metterli. Ne ho letti molti, non tutti. Occupano spazio, raccolgono polvere, ingialliscono. A volte sembra che le parole di cui sono composti vogliano uscire, desiderino essere lette, studiate, amate. Li vorrei far tacere, come fece san Tommaso D’Aquino che, ad un certo momento della sua vita, non volle più scrivere nulla e considerò tutto ciò che aveva scritto solo paglia. Si limitò a cantare: “Adoro Te devote, Latens Deitas. -Ti adoro devotamente, o nascosta divinità”.

Ammiro gli eremiti che hanno un solo Libro: la Bibbia. Tutto ciò che può servire nel cammino della vita è racchiuso in quelle parole che giustamente chiamiamo Parola di Dio.

Dopo che Dio si è fatto Parola, ogni altra parola scade, diventa paglia, confonde e spesso ci fa farneticare. Manca, nel nostro mondo occidentale, il Silenzio che i nostri Padri chiamavano Maestro di ogni predicazione. Non a caso l’Ordine dei Predicatori ha scelto Maria, sin dalla sua fondazione, come protettrice e guida. Nessuno più di Lei ha messo in pratica gli avvertimenti di Gesù: “Ma sia il vostro parlare: si, si; o no, no: quel che vi è di più proviene dal male” (Mt 5,37); “Ma io vi dico che di ogni parola inutile gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio” (Mt 12,36). Quante parole inutili nella nostra vita!

Nel Vangelo Maria parla appena quattro volte. All'annuncio dell' angelo. Quando intona il Magnificat. Quando ritrova Gesù nel tempio. E a Cana di Galilea; ma dopo aver raccomandato ai servi delle nozze di dare ascolto all'unica parola che conta, lei tace. San Paolo non la nomina mai, eccetto nella lettera ai Galati, dove, parlando di Gesù Cristo, dice “ Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge” (4,4).

Non riesco ad immaginare la Madre di Gesù che chiacchiera vanamente con le amiche, mentre mi è congeniale, come tanta iconografia la rappresenta, vederla intenta a leggere la Parola di Dio, che non è soltanto scritta in un libro, ma è viva e parla attraverso le sue creature: “Chi ascolta voi ascolta Me”. Ascoltare è stato il compito principale della sua vita, anche quando non comprendeva.

I vangeli non raccontano nulla di ciò che avvenne in quella casa di Nazareth nei lunghi anni in cui vi abitò con il Figlio di Dio, Parola fatta carne. Cosa si saranno detti il Messia e sua madre? Certamente nulla che possa soddisfare la nostra curiosità, il nostro bisogno d’indagare. Non è forse la più eloquente delle prediche il tacere di Dio?

Gli evangelisti e la prima comunità non ci hanno lasciato nessuna parola di quel tempo. Il loro silenzio è più convincente delle parole che noi possiamo dire sul Figlio di Dio. Questo lungo silenzio è dato per ascoltare. È come se ci venisse detto: “diventa discepolo, ascolta, fermati, rifletti, accetta come Maria, l’insondabile volontà del tuo Creatore”. Non a caso il primo dei comandamenti è: “Ascolta Israele”.

Non si può ascoltare nulla nel chiasso. Esiste un chiasso che provoca la sordità interiore e questo tipo di sordità impedisce l’ascolto della Parola di Dio.

Don Tonino Bello dà una ragione del silenzio di Maria: “Ma il suo silenzio non è solo assenza di voci. Non è il vuoto di rumori. E neppure il risultato di una particolare ascetica della sobrietà. È, invece, l'involucro teologico di una presenza. Il guscio di una pienezza. Il grembo che custodisce la Parola.

Uno degli ultimi versetti della Lettera ai Romani ci offre la cifra interpretativa del silenzio di Maria. Parla di Gesù Cristo come «rivelazione del mistero taciuto per secoli eterni». Cristo, mistero taciuto. Nascosto, cioè. Segreto. Letteralmente: avvolto nel silenzio”. In altri termini: il Verbo di Dio nel grembo dell'eternità era fasciato dal silenzio. Entrando nel grembo della storia, non poteva avere altre bende. E Maria gliele ha offerte con la sua persona.

È divenuta così il prolungamento terreno di quell'arcano tacere del cielo. È stata costituita simbolo per chi vuol mantenere segreti d'amore. È rimasta per noi tutti, devastati dal frastuono, scrigno silente della Parola: «Serbava tutte queste cose nel suo cuore».

Quando poi Dio tace, anche il suo tacere è un dire per noi, è il momento in cui viene dato di fermarci davanti all’abisso che ci separa da Lui. È il momento del Magnificat e della gratitudine nel sentirci amati da Dio. È il momento dello stupore che non può essere espresso con parole.

Ai tempi del mio lavoro come promotore del Rosario cantavo con i giovani del Rosario Vivente :

“Pretendete di capire/ la Madre mia che non parlava mai/ e poi parlate dell’amore/ e Lei pregava Me che sono l’Amore./ E vi sentite salvatori/ salvate prima voi nel vostro cuore/ studiate Me fra tante righe/ Lei invece mi viveva nel suo cuore./

E le bastavo Io, perché Lei/ non costruiva storie come voi/ ma si credeva nulla innanzi a Dio/ viveva come i poveri/ e nella sua umiltà/ fu libera di perdere pure Me”.*

*“Cantiamo Maria” Ediz. Paoline 1972
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