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Venerdì, 01 Febbraio 2013 00:00

“Poiché non conosco uomo…”

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Maria sempre vergine

Alcuni anni fa parlando del Rosario in una classe di ragazze del primo anno del liceo (14/15 anni) una di queste mi disse: “Lei non crederà ancora al valore della verginità?”. Rimasi di stucco anche perché le altre ragazzine si misero a ridere mentre guardavano un’alunna molto magra, più alta del normale, che se ne stava con la testa tra le mani.

“Ormai alla verginità ci crede solo lei e questa nostra Torre eburnea”, riferendosi alla compagna, aggiunse la studentessa che mi aveva fatto la domanda. Rimasi disorientato.

Mi accorsi che il Rosario le annoiava e la figura della Madre di Gesù era poco credibile come donna da imitare. Per molti giovani, dunque, la verginità non è più un valore, il sesso al di fuori del matrimonio non è più peccato e la preghiera del Rosario è una cantilena noiosa adatta, tutt’al più, ai vecchi.

Effettivamente i pochi giovani che ancora ricorrono al sacramento della riconciliazione, non si accusano di aver commesso atti impuri. È considerato intelligente, furbo, al passo dei tempi, chi vive la sessualità come sana distrazione, e culturalmente impegnato chi getta via la corona del Rosario.

Ricordo che da bambino non sapevo mai cosa confessare. Mi sembrava stupido ripetere il solito ritornello: “Ho fatto inquietare la mamma, sono stato goloso, ho detto una bugia...”. Chiesi perciò ad un amico, con cui frequentavo l’oratorio, cosa lui dicesse al prete quando si confessava; mi disse: “Io gli dico che ho commesso atti impuri e lui mi pare contento che me ne accusi”. Era l’unico peccato che il mio amico conosceva.

I catechisti allora non spiegavano né spronavano a vivere il timore di Dio, la giustizia, la temperanza, la prudenza, l’esempio di vita. Ci insegnavano ad amare la Madonna, ed imitarla significava fuggire tutto ciò che riguardava il sesso perché altrimenti si precipitava nelle fiamme dell’inferno. Se poi si voleva diventare santi, si doveva vivere in pieno la verginità.

Non spiegare bene il significato del dogma della perpetua verginità di Maria crea confusione e spesso si pone ancora l’accento sulla virtù della castità piuttosto che sul significato per cui la Chiesa ha proclamato Maria sempre Vergine.

Questo dogma è stato definito dal secondo Concilio di Costantinopoli nel 553, non per esaltare la virtù di Maria, di cui tutti erano convinti, né per invitare i cristiani a fare il voto di verginità, ma per riconciliare i cristiani che si dividevano nel definire la natura di Gesù Cristo.

Alcuni teologi, infatti, sostenevano che in Gesù Cristo esisteva la sola natura divina e negavano la sua umanità. Questo errore era già stato sottolineato circa un secolo prima (449) dal Papa Leone I che scriveva: "la Chiesa si nutra di questa fede e con essa progredisca: non si può credere che in Gesù Cristo sussista un'umanità senza la vera divinità e la divinità senza una vera umanità".

Proclamando la perpetua Verginità di Maria, quindi, a Costantinopoli non si voleva fare l’elogio della castità, ma mettere in luce che Gesù era nato in un modo straordinario come dono esclusivo di Dio all’umanità. Il dogma afferma infatti che Maria concepì Gesù senza l’apporto di un uomo, ma per opera dello Spirito Santo, per cui si dice che concepì senza il seme virile “sine virili semine”.

Tutto ciò non diminuisce il valore della verginità, ma lo esalta. Maria è quella terra vergine dove deve germogliare il Figlio di Dio. in Lei, e dopo di Lei, in tutti noi non si può far nascere Gesù in un terreno ricolmo di rovi. Per entrare nel Regno di suo Figlio è necessaria la veste bianca e solo i puri di cuore riescono a vederlo e sentirlo fratello nel cammino della vita.

Maria non è una dea, ma una donna che rappresenta tutta l’umanità. Già nel secolo successivo al concilio costantinopolitano Eusebio Gallicano tracciava un paragone tra Maria e la Chiesa, entrambe vergini e madri:

“Poco fa ti meravigliavi per l’uomo nato dalla verginità. Ammira ora una novità non inferiore: un uomo che rinasce. Se ti piace, facciamo un confronto tra queste due madri [...]. Per mezzo di Maria è nato colui che era fin dal principio; per mezzo della Chiesa è rinato colui che in principio era perito; quella generò in favore dei popoli, questa genera i popoli; quella, come sappiamo, ha partorito una sola volta un figlio rimanendo vergine, questa continuamente partorisce per mezzo dello sposo vergine. Quindi ciò che tu ritenevi un prodigio unico nei secoli, riconoscilo ormai come una funzione abituale”.

La vita divina nata nel seno di Maria si diffonde nell’umanità intera attraverso l’azione sacramentale della Chiesa. La Chiesa, come Maria, è la madre che continuamente, mediante il battesimo e gli altri sacramenti, fa rinascere l’umanità alla comunione con Dio Padre, Figlio e Spirito Santo e nel corso del tempo molti uomini e donne, con il voto di castità, che non comporta una negazione della sessualità, ma una diversa modalità di viverla, manifestano il desiderio di rendersi pienamente liberi per la nascita di Gesù in loro.

Sant’Agostino definisce Maria: “Vergine nel concepimento del Figlio suo. Vergine nel parto, Vergine incinta, Vergine madre, Vergine perpetua. Con tutto il suo essere Ella è la serva del Signore”.

Maria è l’inizio di una nuova creazione, essa è tutta nuova. Comprendere il significato di questo dogma significa vedere la sempre Vergine come modello del discepolo di Gesù Cristo che, accogliendo in sé la fede come parola viva e santificante, rimane fedele a Lui per tutta la vita.

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