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Lunedì, 01 Luglio 2013 00:00

L'ultimo atto di Gesù

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Donna, ecco tuo figlio.

Nel Vangelo di Giovanni Maria è evocata sobriamente, neppure se ne pronuncia il  nome. Giovanni la presenta come "la madre di Gesù", o la chiama direttamente "Donna".  Ad una lettura superficiale, sembrerebbe che l’Apostolo, a cui Gesù aveva affidato la madre, voglia di proposito, non dico dimenticarla, ma non presentarla nella giusta luce. Maria è però presente al "segno" inaugurale e profetico di Cana (2,1-12) e sotto la croce alla consumazione del mistero (19,25-27), quasi a costituire, con la sua presenza discreta ed efficace, l'inizio e la conclusione della vita pubblica di Gesù.

Giovanni non è uno storico che racconta dei fatti ma è un teologo che fa catechesi. Perciò ogni avvenimento raccontato ha una sua funzione che invita ad andare oltre. Ogni parola, ogni gesto, ogni personaggio non sono casuali. A Cana, come sotto la croce, Maria rappresenta tutta l’umanità e Giovanni nel suo Vangelo sottolinea l’importanza del un nuovo patto tra Dio e l’umanità. Il suo insegnamento prende spunto da un matrimonio, simbolo dell’unione tra Dio e l’uomo, dell’alleanza stipulata con Israele, che stava perdendo smalto a causa delle innumerevoli infedeltà del popolo. La festa di questa alleanza è rappresentata dal vino, che però viene a mancare.  L’umanità è triste, non è più “frizzante”, e l’Evangelista narra a gente semplice come dovrà essere il nuovo patto tra Dio e gli uomini. Gesù è il ponte che unirà in maniera nuova l’uomo a Dio.

Nel  racconto Maria ha una parte importante. Non è  la mamma che  accarezza il figlio, ma è compartecipe di questa nuova creazione. È l’umanità che si rivolge a Dio, supplica, ed  intercede con insistenza. Non si scoraggia di fronte alla durezza di Gesù che  le ricorda: “Donna, non è ancora giunta la mia ora”. Ma la donna, l’umanità non può più aspettare e Maria diventa voce della sofferenza umana. L’ORA della salvezza tuttavia si avvicina e si chiarisce sotto la croce. Il nuovo patto è compiuto e l’ORA  sarà la manifestazione gloriosa dell’amore supremo che passa attraverso la sofferenza. Anche in questo momento cruciale, Maria è chiamata “donna”, titolo che mette in luce non tanto la sua individualità, quanto la sua funzione nell'opera salvifica del Figlio. Lei, la donna associata all'ora del Figlio, si situa lì, in quella prospettiva aperta, come il punto cruciale in cui Israele diventa Chiesa.

L'affidamento di Maria a Giovanni da parte di Gesù è soffuso di umanissima delicatezza. Non bisogna tuttavia indulgere ad una interpretazione troppo letterale e tanto meno psicologica o sentimentale. Le  parole di Gesù crocifisso sono rivolte alla madre per affidarle il discepolo. Gesù non intende regolare una questione di famiglia, non è il figlio che si preoccupa di sistemare la madre. Sotto la croce non sarebbe stata certo l’occasione più opportuna. In quel momento tragico viene sigillato il nuovo patto dove tutta la legge antica e i profeti saranno racchiusi nel comandamento dell’amore di Dio e del prossimo. Gesù  affida a Maria il compito di essere  madre anche di tutti i credenti, raffigurati dal discepolo che sta lì accanto a lei. È volontà esplicita di Gesù che sua madre diventi la madre spirituale di tutta l’umanità.

Proprio per questo nuovo ruolo riceve il titolo di "donna". Similmente Gesù si rivolge al discepolo ricordandogli il suo nuovo rapporto filiale con Maria. E il discepolo, ottemperando al desiderio del Maestro, "la prese nella sua casa". Più che un'accoglienza fisica, si tratta di accogliere un bene spirituale e di instaurare una comunione di vita.

Gesù non chiede poco a sua Madre. Essere madre di Giovanni è cosa facile. Difficilissimo essere anche madre dell’umanità, la nuova Eva che dà vita alla nuova creazione. Questo significa accettare non solo il dolore di vedere suo figlio morire sulla croce, cosa difficilissima, ma continuare ad amare anche gli altri figli che mettono a morte il loro fratello primogenito.

Anche per lei la croce diventa come un passaggio dall’uomo vecchio all’uomo nuovo, proprio come l’acqua viene trasformata in vino nuovo alle nozze di Cana.

Per questo nel Catechismo della Chiesa è detto di lei:

“La beata Vergine ha avanzato nel cammino della fede e ha conservato fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette ritta, soffrì profondamente col suo Figlio unigenito e si associò con animo materno al sacrificio di lui, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da lei generata; e finalmente, dallo stesso Cristo Gesù morente in croce fu data come madre al discepolo con queste parole: "Donna, ecco il tuo figlio"

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