Informativa

Su questo sito utilizziamo solo cookies tecnici. Navigandolo accetti. Clicca su Leggi Policy per ulteriori informazioni.

Ultimo Giornalino  

   

Accedi  

   
Lunedì, 02 Settembre 2013 00:00

Obbedienza, esperienza di libertà

Scritto da
Vota questo articolo
(0 Voti)

MARIA DONNA LIBERA

L’ oblazione più grande che l’uomo possa fare è l’obbedienza, che lo rende, nell’atto dell’obbedire, ascolto, accoglienza e dono. Con il suo timido “sì” Maria entra nel meraviglioso piano che Dio aveva preparato per lei. Secondo le parole dello stesso Gesù, chi obbedisce è immesso nel mistero Trinitario: “Se uno mi ama osserva (obbedisce) le mie parole ed io ed il Padre mio verremo a lui ed in lui metteremo dimora”. (Gv 14-23) Ecco il segreto della libertà: ascoltare e mettere in pratica quello che fa piacere a Dio. L’obbedienza infatti non è dipendenza passiva, ma gioiosa libertà che crea comunione rispettando completamente la differenza esistente tra colui che esprime l’ordine e chi lo esegue. Uno fa la proposta e l’altro vi aderisce con amore. L’obbedienza non è un subire una sopraffazione, ma è fare un’esperienza di libertà.

Ricordo con un senso di sgomento mia nonna che, rimasta vedova con nove figli, elogiava la rassegnazione come virtù tipica delle donne povere come lei. “Non c’è niente da fare bisogna rassegarsi. Fare la volontà di Dio” ripeteva in continuazione. Al contrario mia mamma non accettava questa rassegnazione passiva. Per lei, prima di nove fratelli, la vita era una lotta. A scuola la maestra ci insegnava che “la rassegnazione cristiana è una virtù virile, che suppone una scelta ragionata tra il rifiuto e l’accettazione dell’ingiustizia”. Io non credo e non ho mai creduto che sia autenticamente cristiano chi accetta l’ingiustizia. Gesù non si rassegna ai soprusi degli scribi e dei farisei, invita ad uscire da tutto ciò che è abitudine, fatalismo.

“Il cristiano è un combattente che non fugge e non cerca la vita comoda, facile; non è il vile che rifiuta le angustie del tempo; le accetta perché il Signore le manda e le affronta con animo forte, sicuro di non sbagliare”. Madre Teresa di Calcutta scriveva:

La vita è un'opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, conservala.
La vita è una ricchezza, conservala.
La vita è amore, godine.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, vivila.
La vita è una gioia, gustala.
La vita è una croce, abbracciala.
La vita è un'avventura, rischiala.
La vita è pace, costruiscila.
La vita è felicità, meritala.
La vita è vita, difendila"
Maria non è da meno di madre Teresa essa si identifica così tanto in quel “sì” da farne la sua arma più efficace. Se il Creatore chiede qualcosa alla creatura, l’obbedienza la innalza allo stesso piano di Dio che non considera l’obbediente come un oggetto ma gli ricorda che è libero di dare il suo assenso o meno.

In questo tipo di relazione Maria si avvicina all’obbediente per eccellenza: suo Figlio Gesù che San Paolo presenta come: “Colui che si è fatto obbediente fino alla morte e alla morte di croce”. (Fil. 2,8) e obbedire non significa rinunciare ma scegliere qualcosa che arricchisce e Maria è la prima discepola di Gesù perciò possiamo dire anche di lei che è una imitatrice, non una rinunciataria.

Nel suo dire “sì” al piano di Dio, sebbene non comprendesse bene, Maria non vive il suo assenso come perdita di qualcosa, ma sceglie di seguire una volontà che riconosce più grande e più valida della sua, per questo essa non rinuncia alla sua libertà, ma ne sceglie la parte migliore.

Chi ama senza calcoli e senza misura, come lei, si fida e si affida a Dio e sa con certezza che questa sua oblazione le ritorna centuplicata.

Dio è un Padre, che non tradisce e non delude ed il “sì” detto a Lui non può essere limitativo, esteriore, periodico e volubile. Il “sì” di Maria la mette al servizio dell’Onnipotente e le fa dire: “Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. (Lc 1,38)

Da quel momento morta alla sua volontà, rinasce bambina. Ciò che conosceva prima di questo incontro non era sapere e ciò che viveva prima non era vivere. La paura scompare, sa di stare sulla strada giusta e non teme di presentarsi sia a Giuseppe che ai suoi. Non le importa più il giudizio del mondo ed è libera di gridare il suo “SI” fino in Giudea da sua cugina Elisabetta dove canta felice e libera il suo Magnificat.
Letto 3727 volte

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

   
© Copyright 2018 Fraternita’ Domenicana di Agognate - Via Valsesia Agognate 1, 28100 Novara - 0321.623337 - 0321.1856300 - info@agognate.it - Webmaster: P. Raffaele Previato op