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Mercoledì, 06 Novembre 2013 01:31

Maria e Giuseppe profughi

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FUGA IN EGITTO non ancora pubblicato

Che siamo in un momento di grande crisi religiosa, politica, economica, non credo vi sia bisogno di sottolinearlo. La notizia che oggi mi sconvolge si è svolta questa notte nel mare prospicente Lampedusa. Forse trecento tra uomini donne e bambini hanno trovato la morte nel desiderio di cambiare la loro situazione di vita. Fuggivano come fuggirono Giuseppe e Maria che temevano per la vita del piccolo Gesù. Anche per loro non sarà stato semplice partire; avevano un Bambino da preservare dalla cattiveria di un re. Non dissimile la difficoltà di ciò che ha spinto tutta quella gente a prendere la barca ed affrontare il mare. Forse al tempo del racconto evangelico non esisteva la legge sull’emigrazione Bossi-Fini che punisce chi aiuta codesti “strani” viaggiatori e molto probabilmente in quel viaggio Maria e Giuseppe trovarono gente buona come i Lampedusani che li ospitarono, offrendo quel minimo di aiuto che permise loro la fuga.

A quel tempo ancora gli uomini non avevano inventato il passaporto e molto probabilmente in Egitto non si richiedeva il permesso di soggiorno. Tuttavia anche per Maria e Giuseppe non fu un viaggio di piacere. Da Betlemme al Cairo (dove si venera una casa che la tradizione vuole essere stata la casa della sacra Famiglia) non è una semplice passeggiata.

Vedendo alla TV tutti quei morti, tra cui bambini e donne in attesa di partorire, non posso pensare che per Maria e Giuseppe siano stati giorni facili. Il Vangelo non ci dice nulla su quel viaggio. Poche righe in cui l’Angelo ordina a Giuseppe: “Alzati, prendi con te il Bambino e sua Madre e fuggi in Egitto, e resta là finché ti avvertirò, perché Erode sta cercando il Bambino per ucciderlo”.

Forse non diverse saranno state le parole dette nelle famiglie che affidavano ad una barca i loro figli e le loro donne. “Andate qui non c’è speranza di vita”.

Provo ad immaginare la paura, il disorientamento, la trepidazione di Maria quando Giuseppe le riferisce che non sarebbero tornati a Nazareth ma avrebbero dovuto fuggire dalla loro terra.

Ricordo ancora il volto stravolto di mia madre quando mio padre, dopo l’ennesimo bombardamento sulla nostra città, ci obbligò a fuggire. Neppure noi, come i fuggitivi dalla Siria, dalla Somalia, dall’Eritrea avevamo una valigia in cui mettere almeno le poche cose necessarie. Quando si fugge non si sa cosa portare. Tutto sembra utile, necessario, ma non si può. Il cammino è lungo e il bagaglio deve essere leggero. La domanda di mia madre non credo sia stata diversa da quella che Maria avrà fatto a Giuseppe: “Ci accoglieranno bene o penseranno che andremo anche noi a togliere il pane così scarso?”. L’Egitto non era diverso dalla Palestina e gli stranieri erano, e ancora sono, quelli che delinquono, che rubano il nostro pane, il nostro lavoro.

La iconografia cristiana mostra la fuga della sacra Famiglia come una gita domenicale che si poteva fare qualche secolo fa. Maria è dipinta con Gesù in braccio su un asinello e Giuseppe che ne tiene la briglia, calmi e sereni. Non vi è dubbio che nei loro cuori vi fosse la certezza dell’aiuto di Dio. Come noi, anche essi non capivano il modo misterioso con cui Dio li guidava ma anche per loro quella fuga non fu di certo una gita domenicale. Non a caso l’Evangelo sottolinea che a Maria una spada avrebbe trapassato il cuore, non solo perché avrebbero poi perseguitato suo figlio – ragione di sofferenza per ogni madre - ma perché quel figlio è stato un mistero che l’ha superata. La crocifissione di Gesù sarà poi la conclusione tragica di questo suo cammino che ha vissuto con fede.

Penso con dolore a tutta questa gente, forse senza neppure il sostegno della fede, che si è messa in cammino con la speranza che altri uomini, meno cattivi di quelli da cui fuggivano, li avrebbero accolti.

Dopo tanti secoli la cattiveria degli uomini non è mutata. La protervia di Erode fa ancora scuola e forse quelle povere donne e quei bambini che ho visto, distesi e coperti di un telo pietoso, sulla banchina del porto di Lampedusa avevano lo stesso desiderio di salvare la loro vita e quella dei loro figli.

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Ascolta Europa che ti vanti

Di avere radici cristiane

Ogni volta che un forestiero

Busserà alle tue porte

Ricordati che Israele è stato forestiero in Egitto

Che i Magi furono forestieri in terra di Israele

Non dimenticare che Maria partorì forestiera a Betlemme

E la Chiesa tutta è pellegrina sulla terra.

Di tutte queste cose riterrai per certo

Che l’ospitalità è sacra

Agli occhi del Signore.

Farai tutto questo in assoluta semplicità

E non indurrai il tuo cuore dicendo:

Ecco questo mi perviene giacché in nome della mia giustizia io sono.

Mediterai in cuor tuo

Che non in nome della tua giustizia

Né in nome delle tue opere

Ma in virtù della Sua misericordia

Sei stata posta come segno dei tempi che verranno.

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