Informativa

Su questo sito utilizziamo solo cookies tecnici. Navigandolo accetti. Clicca su Leggi Policy per ulteriori informazioni.

ultimo giornalino  

   

ACCEDI  

   

Passio 2014

1 commento

  • Link al commento Luigi Calderoni Venerdì, 11 Luglio 2014 10:50 inviato da Luigi Calderoni

    Caro Raffaele, è ormai troppo tempo che ho promesso di mettere per iscritto qualche domanda/riflessione a proposito del tuo intervento nell'ambito di Passio 2014 "i figli devono morire" ma solo adesso trovo un po' di tempo. Eppoi la liturgia di domenica scorsa mi ha "obbligato" a prendermi questa pausa per cercare di mettere un po' d'oridne nei pensieri.
    Ti parlo della solennità di Pietro e Paolo perché mi pare che tutta la liturgia sia un unico grande affresco escatologico, proiettato su un futuro, a dir poco, "felice"; o così a me è parso o ho voluto leggerlo. Una liturgia nella quale la croce e la morte mi appaiono solo in trasparenza, come un "ostacolo" superato, obbligato ma pur sempre superato: Pietro liberato dalle catene (la descrizione ricorda la notte della fuga dall'Egitto), Paolo al termine della battaglia, pur dovendo ancora affrontare il martirio, si lascia alle spalle la bocca del leone, Pietro che riconosce nel maestro il "Cristo" liberatore. Non solo la liturgia della parola ma tutto è condotto al dopo, alle cose nuove, alla salvezza al superamento della schiavitù e alla realizzazione della promessa. Ti dicevo al telefono che aspiro e desidero un "dopo" paradisiaco, un ritorno al luogo incantato dove "non ci sarà più notte". Forse ho esagerato per mostrarti il mio stato d'animo ma, tutto sommato, è questo che desidero: una vera liberazione, un ritorno a quel "terrestre paradiso" (ossimoro lessicale) dove scorre latte emiele. D'altra parte la nostra fede non è altro che un continuo sperare in qualcosa che verrà, che è oltre, che supera la "contingenza". E' vero che, quasi sempre, questa speranza l'ho trovata nelle profondità della notte/morte ma, potendo, non vorrei starci un minuto di più in quel buio. Anzi, standoci dentro, al buio, diventa evidente che la morte è il problema, non la soluzione e se spesso ci casco dentro si rafforza sempre più il desiderio di non subirla e di non caricarmene. E' vero che la probabilità di cascarci dentro è, per tutti, del cento per cento ma, paradossalmente, è questo stessa probabilità che alimenta il desiderio/speranza di fuga e di distacco dalla bocca del leone. D'altra parte non è esattamente da questo stato di buio/morte che tutti, ognuno a suo modo, si desidera uscire?
    E' per questo che, arrivato al minuto 38 del tuo intervento, mi ha preso un po' di "sconforto": "Gesù Cristo sulla croce è nella sua espressione più grande del suo essere vivo, risorto" ... "la morte brucia tutte le speranze. L'unica speranza che resta è legata a quella morte (in croce); l'unica speranza è quella di morire". Se tu ti riascolti percepirai il clima di attesa e di speranza che avevi (volutamente?) creato fino a quel momento, tanto che una persona interviene (un po' sgomenta) per chiederti se ha ben compreso la tua affermazione del minuto 38. Di che cosa non tieni conto per arrivare a una simile affermazione? Il riconoscere il volto di Dio nel momento più basso della nostra storia personale credo non significhi che in quelle profondità c'è la liberazione. Penso ci sia solo e unicamente il bisogno e desiderio di uscirne e risalire in superficie, con qualsiasi mezzo (tanti scelgono, per uscirne, lo stesso mezzo mortifero che li ha condotti a fondo e, come si dice la fanno finita).
    Può darsi che i desideri e le speranze che ho espresso più sopra siano solo delle illusioni; che la mia fede sia uno strumento psicologico unicamente consolatorio; ci stà. Me lo sono detto tante volte. Ma, d'altra parte, a cosa mi serve una fede che finisce nella putrefazione della morte? Ricordo un episodio di quando eravamo studenti: un nostro professore, P. Berizzi, discutendo con P. Prete che parlava in continuazione di funzionalità e strumentalità della storicità de Vangelo (anche della resurrezione) e della Bibbia in genere, sbottò: "più invecchio più preferisco credere che le acque si sono aperte davvero e che la manna cadeva dal cielo e che il leone e l'agnello pascoleranno insieme; non mi posso permettere di complicarmi la fede...". A ripensarlo adesso mi pare che con questa frase, quel frate, tradì una discreta dose di disperazione! Ti confesso, tuttavia, che spesso lo sottoscrivo anch'io quel pensiero. Al minuto 47,10 dici: "Non c'è nessun Dio che corrisponde ai nostri bisogni di vita..." forse in riferimento al modo più comune di pregare dei credenti. Anch'io trovo difficile da comprendere la preghiera di impetrazione e di liberazione o di guarigione, tuttavia trovo che la tua conclusione sia troppo ampia rispetto alla premessa; insomma dal fatto che Dio non esaudisca i nostri terreni desideri o che sia una stupidaggine chiedere a Dio che risolva il nostro quotidiano, non discende direttamente che non corrisponde ai nostri bisogni di vita. Insomma io ho recepito il tuo intervento come un adagiarsi nel sepolcro senza la speranza di riuscire a uscirne. Forse non ho capito nulla e non ho ancora toccato, come Giobbe, una vera prostrazione, ma quel poco che ho vissuto e vivo, ti assicuro, ha molto a che fare con la morte e il conseguente desiderio e di fuggirne.
    Insomma, caro Raffele, forse l'obiettivo di scriverti qualcosa di ordinato, semplice e chiaro non è propriamente centrato ma io confido nel tuo acume e nel tuo intuito: saprai leggere nella mia confusione. D'altra parte quello che più mi interessa è allontanarmi sempre di più dai tanti "buontemponi" che ci girano attorno e cercare di entrare nella parte piu profonda del pensiero di quanti stimo e ascolto sempre con interesse. Essendo tu nelle prime file di costoro ti addosso la responsabilità di condividere con i semplici il tuo cammino. In ogni caso ti ringrazio sempre per il pensiero che hai e che avrai per me. Un abbraccio Gigi

    Rapporto

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

   
© Copyright ©2017 Fraternita’ Domenicana di Agognate - Webmaster: P. Raffaele Previato