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Domenica, 08 Aprile 2012 04:00

Pasqua 2012

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Lettera del Promotore 9 aprile 2012

Carissimi,

                        per quanto si vada a fondo nell’umano, c’è un fondo sempre più fondo da raggiungere, e non è detto, non sta scritto, che si possa necessariamente risalire, anzi.

E’ di questi giorni la notizia che, oltre che in Grecia e in Italia, anche in Inghilterra è tornata la fame e il morire per fame. In occidente si muore di fame.

Non ci voleva certo questa notizia per dar conto dell’ineluttabilità della morte, e tuttavia, questa notizia si iscrive in un percorso tragico che vede dissolversi quel clima di speranza, quel riscontro del “progresso” che ha regnato per qualche decennio negli anni passati. La cosiddetta “crisi” economica, morale, sociale, religiosa, accompagnata dal “si salvi chi può”, oscura il futuro e fa temere il peggio. E quando la paura invade, l’uomo si aggrappa a qualsiasi cosa gli sembri capace di rasserenarlo un po’.

Si dirà che qualsiasi cosa è meglio di niente, in realtà se il gancio cui ci si aggrappa è su un cielo di cartone, cade l’uomo, il gancio e il cielo che lo sosteneva. E la nudità dell’uomo torna alla sua pienezza.

Ora è proprio su questa nudità che il Cristo ha qualcosa da dire e qualcosa di molto, molto diverso da quanto dicono tutti gli altri uomini, si può dire addirittura di opposto al volere degli uomini, di contraddittorio col pensiero umano, perché fa di questa nudità il luogo primo della presenza e della manifestazione di Dio e di ciò che è suo. La sapienza umana frana di fronte a un Dio crocifisso, alla nudità di un crocifisso e la fede in Cristo è questa franare della sapienza.

Come si fa a vedere il vivente, il risorto nel crocifisso?

Non dovrebbe essere una domanda strana per i cristiani, ma da quando la risurrezione è diventata l’espressione dell’ennesima truffa per evitare la croce, anch’essa è diventata un gancio appeso ad un cielo di cartone.

C’è un interessante episodio nella “passione” del vangelo di Marco che risulta difficile da interpretare e lo si archivia come elemento di cronaca in un testo di alta teologia com’è tutto il racconto. E’ la scena dell’abbandono di tutti nell’orto degli ulivi: “Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo.” E’ forse la rappresentazione della Chiesa, del credente, di Marco autore del suo Vangelo? Come a dire che l’uomo, l’uomo di fede, non può appropriarsi del crocifisso e resta anche lui nudo, scoperto di fronte alla morte.

Carissimi, noi domenicani in particolar modo siamo chiamati all’annuncio della risurrezione, della verità della risurrezione e lo siamo in mezzo ad un mondo che tenta tutto il possibile per “salvarsi” dalla croce, compreso quello di vedere e voler vedere il risorto senza piaghe, vestito di bianco e svolazzante tra le nuvole. “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete” dice un altro giovane vestito di bianco che sta all’ingresso del sepolcro vuoto, sempre nel vangelo di Marco.

La liturgia e la scrittura ci aiutino in questo tempo a penetrare il mistero pasquale nel quale siamo immersi.

Fraternamente, fra Raffaele Previato

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