Informativa

Su questo sito utilizziamo solo cookies tecnici. Navigandolo accetti. Clicca su Leggi Policy per ulteriori informazioni.

Ultimo Giornalino  

   

Accedi  

   
Mercoledì, 01 Febbraio 2012 00:07

San Domenico inquisitore?

Scritto da
Vota questo articolo
(1 Vota)

San Domenico inquisitore?
Tra i santi della Chiesa, Domenico (1170-1221) è un santo semisconosciuto e, talvolta, chi ne parla lo mette fra gli inquisitori, considerando costoro uomini dal cuore duro che non hanno nulla non solo di cristiano, ma neppure di umano. "Inquisire" nella lingua italiana significa fare oggetto di accurate indagini, ed inquirente è «l’organo giudiziario o amministrativo, munito di poteri ufficiali, per la diretta ricerca della verità». Se così è, posso affermare che san Domenico è stato un inquisitore; ossia è stato un umile e tenace cercatore della verità e, come la Vergine Maria, un cantore della Grazia. Anche se, storicamente parlando, è bene si sappia che l’Inquisizione è nata diversi anni dopo la morte di san Domenico. Domenico era convinto che l’amore nasce dalla conoscenza e che questa non può esistere senza l’intelligenza delle cose.
Un viaggio con il suo vescovo Diego lo obbliga ad attraversare il Sud della Francia dilaniato dall’eresia catara e mette Domenico in contatto con il caos in cui vede sprofondare l’umanità. Il catarismo, una sottile e mascherata eresia, sosteneva ogni forma di purezza come norma di vita. I Catari vagheggiavano una Chiesa dei "santi", dei "puri", dei "perfetti", e ritenevano di dover escludere dai benefici della redenzione tutti i deboli e i peccatori. La Grazia per costoro non poteva nulla contro il peccato. Quante menzogne si nascondono sotto il manto di una bontà fittizia! Quanto orgoglio, avarizia, meschinità si rivestono, ancora oggi, con il manto della povertà! A volte i "cosiddetti buoni" sono talmente paludati della loro bontà che quanto si discosta dal loro modo di vivere e di vedere viene bollato come cattivo. Si sentono detentori della verità e si trasformano in fondamentalisti senza misericordia.
Tutto ciò turba così tanto la coscienza e l’intelligenza di Domenico che, finita la missione affidatagli, decide di rimanere tra i Catari per un lungo periodo. Vuole capire, indagare, non solo sulla loro dottrina, che gli sembra assurda, ma anche sul modo in cui la vivono. Non dà giudizi affrettati, ma "inquisisce" ed indaga per quasi dieci anni.
In questa ricerca lo aiuta la lettura assidua delle lettere di san Paolo che lo spinge a vivere in prima persona gli insegnamenti che l’Apostolo delle genti dà al suo amico Timoteo: «Cerca la giustizia, la fede, la carità, la pace… Evita discussioni sciocche e non educative, sapendo che generano contese. Un servo del Signore non dev’essere litigioso, ma mite con tutti, atto ad insegnare, paziente nelle offese subìte, dolce nel riprendere gli oppositori».
 
V. Butovac (sec. XIX), San Domenico, convento dei Domenicani, Dubrovnik (Croazia - foto Lores Riva).
Trovo un’analogia sconvolgente tra ciò che Domenico vide in quel suo primo viaggio e la nostra epoca. Stimolante il desiderio di conoscenza che non parta da pregiudizi o da verità già possedute. La ricerca della verità è sempre una strada difficile da percorrere e solo gli umili ci riescono.
Forse le domande che più assillarono la sua intelligenza, nei lunghi anni che rimase solo ed a contatto con i Catari, non furono dissimili dalle nostre. Cercò, infatti, di dare una risposta ai tanti "perché" che al suo tempo affollavano il cuore e la mente degli onesti. Le domande sono sempre le stesse che gli uomini si fanno: perché i cristiani sono così divisi tra loro? Perché i pastori della Chiesa non illuminano come dovrebbero il gregge di Dio? Perché non si ascolta più la dottrina della Chiesa? Perché i seguaci di Maometto o di qualche folle maestro diventano sempre più potenti ed impongono con la spada ed il terrore le loro teorie? Perché i peccatori di ogni specie non desiderano più recedere dai loro errori? Perché i Catari di oggi, non dissimili da quelli che incontrò Domenico, si chiudono nelle loro torri di avorio? Perché nascono oggi come allora tanti fondamentalismi in ogni parte della terra? E, soprattutto, perché noi cristiani non ci domandiamo dove sbagliamo e non sentiamo forte l’assillo di indagare, di cercare sempre e con onestà la verità?
A questi "perché" san Paolo rispondeva: perché «gli uomini sono egoisti, amanti del denaro, vanitosi, senza amore, senza ideali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene, traditori, sfrontati, accecati dall’orgoglio, attaccati ai piaceri più che a Dio» (2Tm 3,2-4).
Affermazioni tutte vere, ma ancora non davano la risposta che Domenico cercava. Nelle lunghe notti di preghiera trovò l’altra parte della verità che gli mancava. Comprese che ogni peccato gli apparteneva. Lui non era dissimile dagli altri uomini. Questa scoperta lo fece diventare il predicatore della Grazia, ossia dell’amore gratuito di Dio.
Affascinato dalla Madre di Gesù, Domenico ne vuole imitare l’esempio cantando come lei il suo Magnificat. È cosciente, come lei, di non avere nessun merito se non quello della misericordia di Dio. Misericordia che aveva sperimentato e sperimentava ogni giorno su se stesso. Se, infatti, un viaggio lo aveva messo davanti a tanti fratelli che non avevano compreso nulla della Grazia di Dio, ciò lo doveva soltanto alla prodigalità dell’amore di Dio. Senza la coscienza di questo mirabile dono della salvezza non avrebbe mai capito che: «Se Dio non costruisce la città, invano si affaticano i costruttori» (Sal 127,1).
Per lunghi anni Domenico cerca risposte, prega, fa penitenza, vive una solitudine snervante, ma non deflette, non torna indietro, non si lascia scoraggiare. È determinato a fare la volontà di Dio. Comprende che il Dio di Gesù Cristo non lo vuole separato dal mondo e chiuso nelle sue certezze dogmatiche. Dio lo chiama a mescolarsi con i fratelli e ad amarli al di là delle loro idee o dei loro errori. Chissà quante volte gli saranno balzate nel cuore le parole che Paolo rivolge al suo discepolo Timoteo: «Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annunzia la Parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le loro voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunciatore del Vangelo, adempi il tuo ministero» (2Tm 4,1-5).
Domenico è un uomo che non ha fatto grandi cose. Non ha creato capolavori di mistica, di teologia o di arte, non ci ha lasciato nessuno scritto. È stato un uomo semplice che, dopo tanti secoli dalla sua morte, ha ancora il fascino del profeta di buone notizie. Fascino che deriva dalla possibilità di imitarlo nella grande avventura della semina. Imitazione quasi impossibile guardando la vita talmente straordinaria di altri santi. Domenico può dire come san Paolo: «Siate imitatori miei come io lo sono di Cristo» (1Cor 11,1). Lo straordinario è per lui l’ordinarietà della vita. Credeva che Dio non ci chiama a fare cose impossibili, ma semplicemente a dire "sì" al suo piano di Grazia. Era convinto ed affascinato della semplicità del progetto. Progetto realizzabile non solo per un domenicano, ma per ogni cristiano. Tutti potremmo dire ai fratelli che Dio ci fa incontrare: «Non sono venuto tra voi ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parole o di sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocefisso. Io venni in mezzo a voi in debolezza e con molto timore e trepidazione; e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio» (1Cor 2,1-5).
Ennio Staid, op

Letto 1723 volte
Altro in questa categoria: « a Serena Dandini la procedura »

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

   
© Copyright 2018 Fraternita’ Domenicana di Agognate - Via Valsesia Agognate 1, 28100 Novara - 0321.623337 - 0321.1856300 - info@agognate.it - Webmaster: P. Raffaele Previato op