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Venerdì, 27 Gennaio 2012 00:04

Per Dominicus gennaio 2012

Scritto da

Lettera del Promotore Provinciale del Laicato Domenicano

Carissimi,  si possono dimenticare le proprie origini e ci sono buone ragioni per farlo poiché il futuro incalza con tutte le sue novità. Vorrei dire di più e cioè che siamo costretti spesso a dimenticare, pena l'attardarsi in un qualche sentiero marginale che non ci fa stare al passo con la corsa del tempo. Siamo come dominati dal tempo che disperde come pula al vento speranze, fatiche, progetti e conquiste. Possiamo dare un nome a questo terribile ed inesorabile vento. Lo possiamo chiamare violenza o ignoranza, sta di fatto che ci si trova a guardare disinibiti il consumarsi di ogni cosa fra cui la nostra consunzione. "Un raggio di sole ed è subito sera" diceva il poeta.
Ma se tutto ciò è vero ed è vero per tutto e per tutti, non lo è per la sera e per chi ha visto nella sera il principio. Mi spiego sostituendo alla parola sera il Cristo e il Cristo crocifisso nel quale ogni cosa viene sottomessa e portata al suo compimento. Ognuno di noi è venuto alla fede e alla conoscenza di Cristo per una sua via diversa da altre. Si può addirittura arrivare alla conoscenza di Cristo spinti dalla "carne" come dice San Paolo. Genitori cristiani, l'incontro con un prete interessante, il conforto di una chiesa coinvolgente, la speranza in un Cristo dei miracoli, la magia di un uomo perfetto nella bontà, nella giustizia, nella santità. Mille altre vie possono condurre l'uomo all'incontro col Cristo, ma tutte prima o poi conducono alla sua morte. Tutte portano alla "sera". Ed è un dramma, senz'altro il più terribile della situazione umana. E su questo dramma nessun uomo ha la soluzione. Ce l'ha però il Cristo, con i segni delle piaghe, che nel chiuso, nel buio della "sera" degli apostoli, riappare con le parole: "Pace a voi".
Come interpretare, come intendere, come far propria un'esperienza simile? Domande superflue ed inutili anche per chi è arrivato sotto la croce, eppure anche queste spesso fagocitate dall'uomo che ama il "sole" e disprezza la "sera".
Proprio qui sta o dovrebbe stare l'origine della mia e della vostra vocazione, cristiana prima e poi domenicana, un'origine che non si perde con gli alti e bassi della nostra memoria, che non ha a che fare con le tecniche che l'uomo cerca di inventare per ricordare, che fa parte di quelle cose che il tempo non può consumare.
Se davvero avete conosciuto Cristo, e voi, se non altro per l'età, vi trovate nella condizione migliore per conoscerlo, in questo potete confortarvi senza più alcuna delusione. Domenico, il nostro padre Domenico, ha trovato nella Parola ciò che di eterno vive fra gli uomini e poteva dire ai suoi frati che sarebbe stato loro di aiuto più da morto che da vivo. Ma chissà se i suoi frati l'hanno visto o lo vedono morto e ancor di più se quel Domenico morto lo sentono parlare con una parola più viva ed efficace di quella che aveva da vivo?
Vi scrivo queste cose sapendo in quale situazione, detta di crisi, sta vivendo l'Italia e non solo l'Italia. Vi scrivo pensando alla vostra debolezza più che alla vostra forza. Vi scrivo perché il cammino che avete intrapreso con e nelle vostre fraternite sia l'annuncio della Parola che sta nella vostra vocazione
Fraternamente      fra Raffaele Previato

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