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Giovedì, 26 Gennaio 2012 23:02

Per Dominicus gennaio 2011

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Carissimi,
vi voglio parlare di una cosa molto importante per tutte le nostre fraternite della Provincia. Si tratta di un incontro "eccezionale" che radunerà quanti più confratelli possibile a Bologna il 17-18-19 giugno prossimo.
Eccezionale perché è il primo Convegno Nazionale (Italia e Malta) che avviene nel nostro territorio e poiché tale Convegno avviene ogni due anni, essendo quattro le Province coinvolte, il prossimo sarà tra otto anni. Oltre ad esserne coinvolti, come sempre, questa volta abbiamo anche la responsabilità di organizzarlo e soprattutto di accogliere bene i confratelli delle altre Province. E' un appuntamento da non mancare.
Io sto "visitando" le diverse fraternite per parlarne e coinvolgerle come meglio posso, nella loro partecipazione.
Sapete che non è molto che ho ricevuto l'incarico della promozione del Laicato in Provincia, ma una qualche idea sulla consistenza delle nostre fraternite ho avuto modo di farmela e ho visto che il fermento che si muove, quasi sotterraneo, un po' dovunque ha bisogno di emergere e rinforzarsi. E' vero che ci sono fraternite fragili, sia per l'esiguo numero di membri, sia per l'età per lo più avanzata, ma è anche vero che ho riscontrato una passione per l'Ordine che non mi aspettavo. E il mio compito lo vedo nel dare vigore a questa "passione". La saggezza umana (vecchiaia), ma ancor di più la fede cristiana mi spingono a valutare le cose con criteri diversi da come siamo sollecitati a fare di continuo da un mondo che apprezza e cerca solo ciò che è grande in ogni senso, forza, salute, capacità, successo e via discorrendo. Tutte queste cose le colgo come un buon punto di fine, sono il principio della loro decadenza, mentre la debolezza, in ogni senso, questa sì è un buon punto di partenza perché ha davanti a sé un'estensione sconfinata di possibilità. La debolezza mi mette davanti agli occhi l'esaurirsi di ogni cosa, la sua inconsistenza e impotenza, mi deprime fino all'impotenza, mi spinge fino a quel punto che il Qoèlet nella scrittura chiama vanità, a quel punto che è la porta d'ingresso alla grazia, alla benedizione di ciò che viene. Di qui il coraggio di investire proprio sulla debolezza. Se riusciremo ad avere questo spirito al Convegno, succederà una cosa straordinaria: la meraviglia.
Vi sarà consegnato al più presto il programma definito nei particolari, ma intanto fissate bene la data.
In cantiere ci sono altre iniziative che vi saranno proposte a tempo opportuno.
Uno degli aspetti caratteristici del nostro tempo mi pare sia l'isolamento dei sentimenti, ossia la presenza contemporanea di speranza e delusione, di benessere e malessere, di indifferenza e di fiducia, di paure e di certezze. Come se la cosiddetta "crisi", portasse con sé ragioni per piangere e ragioni per sperare. Non solo il mondo del lavoro o della società in genere, ma anche il mondo del religioso vive di alterni stati d'animo e, come li possiamo constatare al di fuori di noi, nell'andamento degli avvenimenti esterni, così possiamo registrarli dentro di noi. Nel clima della miseria in cui s'era ridotta l'Europa nell'ultima guerra, c'era solo da piangere, poi il fermento della ricostruzione fino agli anni settanta in cui il futuro entrava in casa nostra portatore di possibilità e sviluppo. Ora, un sostanziale crollo e un degrado generale accompagnato da generosi tentativi che rilanciano la speranza. In tutte queste cose siamo costantemente messi alla prova e qui si saggia la nostra fede, come pure il nostro carisma di predicatori. Le ragioni per disperare del proprio carisma sono tante. Predicare a chi? Predicare che cosa? E prima ancora credere a chi e a che cosa? Le spinte a rintanarsi sono straordinarie. Ma proprio qui entra in gioco la specificità della fede cristiana e della predicazione domenicana. L'essersi accorti che la grandezza del Cristo sta nella sua crocifissione ben più che nei quattro miracoli che ha compiuto. Il pensare che la predicazione è un giudizio buono su ciò che buono non appare, su quest'uomo, che siamo tutti, che si presenta nei suoi fallimenti, fa si che, insieme al pianto per una generazione ottusa che non capisce ci sia il coraggio della croce come il luogo sommo della buona parola da trasmettere. Spero mi seguiate in questi pensieri, perché sto dicendo che il nostro predicare è più potente oggi che forse non abbiamo più parola di quanto non fosse un tempo quando credevamo di averla.
Nelle misure dell'uomo è appena cominciato un anno nuovo, colgo l'occasione perché l'effettivo nuovo della grazia sia presente alla vostra mente e al vostro cuore così da vedere come stanno le cose e da rispondere a quanto vedete.
Fraternamente un abbraccio        fra Raffaele Previato

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