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Mercoledì, 01 Febbraio 2012 00:00

Tra il dire e il fare

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"Per fortuna c’è ancora un’opposizione in Parlamento: i leghisti. Sono arrivati da Marte un mese fa e hanno cominciato subito ad attaccare il governo. Ah, se solo ci fossero stati loro al potere,  in questi anni! Sicuramente non avrebbero mai fatto i condoni fi scali, né aumentato le tasse. Mai tollerato ministri indagati per mafi a o votato che una escort era la nipote di Mubarak. Non so se hai visto il loro leader, mi pare si chiami Bossi. Chissà cosa combinerebbe uno così, se solo gli dessero il ministero delle riforme per 8 anni!”

Massimo Gramellini

Scusate questa citazione ma è talmente bella e vera che mi ha fatto pensare di parafrasarla con il Vangelo. Potrei dire così: “Per fortuna che in Italia vi sono ancora dei cristiani che hanno subito attaccato il governo. Ah, se solo ci fossero stati loro al governo della Lombardia non vi sarebbe stato il crac dell’ospedale San Raffaele e della clinica Santa Rita. Non avrebbero mai e poi mai scusato le bestemmie e la vita licenziosa dell’ex presidente del consiglio né chiuso gli occhi sulla moralità di tanti deputati che si fregiano del nome cristiano ma che in realtà se la fanno con Mammona. Avrebbero subito dato l’esempio rinunciando ai lauti compensi che si sono assegnati in parlamento e l’Italia avrebbe governanti di specchiata onestà e moralità.

Mi domando se, almeno alcuni di questi cristiani, hanno mai letto e meditato qualcosa che ci viene dalla Parola di Dio. Ora in questa confusione in cui l’Italia e l’Europa si trovano, credo sia necessario interrogarci se questa Parola ha ancora valore. Proviamo ad interrogarci, per esempio su ciò che cidice San Paolo: “Considerate la vostra vocazione (al cristianesimo), fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel
mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio. Ed è per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santifi cazione e redenzione, perché, come sta scritto: “Chi si vanta si vanti nel Signore”. (1 Cor.1:26)

Forse potrei anche qui semplifi care San Paolo e dire:”Cari fratelli, guardate la vostra vocazione (non sta parlando ai preti o alle suore, ma a tutti noi). La maggioranza (voi che mi leggete) è senza potere, senza accesso alla cultura, socialmente debole; ma la vostra vocazione dimostra che Dio vi ha scelti per smascherare l’inconsistenza della “casta” che si prende ogni sorta di potere”.

Nella lettera ai Romani l’Apostolo sostiene che “Dio chiama ad esistere le cose che non sono”. Dio dunque sceglie le cose che non sono, e la nostra povertà, in ogni senso, per capovolgere le strutture ingiuste ed oppressive. Ora, quando parlo di queste cose molti mi domandano: “Se è vero, come dici tu, che Dio sceglie i poveri per abbattere i potenti e i ricchi, perché i poveri diventano sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi? Perché i potenti aumentano sempre la loro alterigia e pretendono sempre di più? Ci avete insegnato che in paradiso noi poveri saremo di casa, mentre i ricchi e i potenti andranno all’inferno. Ci avete insegnato a tacere più che a denunciare, a starcene quieti aspettando che con la morte ci venga data quella giustizia e quella moralità che qui sulla terra non abbiamo avuto”.

Non abbiamo trovato le parole giuste per rispondere, e molti si sono allontanati dalla Chiesa. Si è avverato quello che Gesù diceva: «Gli scribi e i farisei siedono sulla cattedra di Mosè. Fate dunque e osservate tutte le cose che vi diranno, ma non fate secondo le loro opere; perché dicono e non fanno. Infatti, legano dei fardelli pesanti e li mettono sulle spalle della gente; ma loro non li vogliono muovere neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere osservati dagli uomini; infatti allargano le loro fi latterie e allungano le frange dei mantelli; amano i primi posti nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe, i saluti nelle piazze ed essere chiamati dalla gente: “Rabbì!” Ma voi non vi fate chiamare “Rabbì”; perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. Non chiamate nessuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli. Non vi fate chiamare guide, perché una sola è la vostra Guida, il Cristo; ma il maggiore tra di voi sia vostro servitore. Chiunque si innalzerà sarà abbassato e chiunque si abbasserà sarà innalzato”. (Mt. 23,2-12)

Se il sangue dei martiri (testimoni) è semenza di nuovi cristiani, la cattiva condotta dei cristiani si tramuta in un terremoto in coloro che li ascoltano. (E’ noto in pedagogia e psicologia che l’esempio comportamentale incide efficacemente più di qualsiasi verbo, soprattutto sui bambini e giovani in formazione che fanno dell’imitazione un riferimento irrinunciabile). La conversione del nostro cuore è la medicina necessaria per leggere e mettere in pratica la Parola di Dio. Questa opera una trasformazione interiore che ci permette di mettere al centro dei nostri interessi e desideri Gesù Cristo, quando anche noi, come San Paolo, possiamo realmente dire: “Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me”.

A quel punto non si ha più paura di nulla e si ha l’umiltà di gridare alla “Casta”: Non vi è lecito comportarvi così. Armellini o Crozza o Benigni, con la satira, ed i poveri con le loro grida ci fanno avanzare nel durevole essere della libertà dei fi gli di Dio.

Il sovvertimento che San Paolo vede già compiuto sta nel fatto che gli ultimi, i diseredati, i senza nulla sono portatori di un messaggio reale autentico, tale da far vergognare i potenti rinfacciando le loro menzogne e la loro vita. Siamo stanchi di sentir predicare bene e razzolare male. Leggiamo ed ascoltiamo bene ciò che ci dice sant’ Agostino: “Udite e imparate, pecorelle di Dio. Ai pastori malvagi Dio chiede che rendano conto delle sue pecore e che rispondano della morte loro arrecata con le loro stesse mani. Dice altrove infatti per bocca dello stesso profeta: «O fi glio dell’uomo, io ti ho costituito quale sentinella per gli Israeliti; ascolterai una parola dalla mia bocca e tu li avvertirai da parte mia. Se io dico all’empio: Empio, tu morrai, e tu non parli per distogliere l’empio dalla sua condotta, egli, l’empio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte chiederò conto a te. Ma se tu avrai ammonito l’empio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte, egli morirà per la sua iniquità, tu invece sarai salvo» (Ez 33, 7-9). Che significa ciò, o fratelli? Vedete quanto è pericoloso tacere? Muore quell’empio e giustamente subisce la morte. Muore per la sua iniquità e per il suo peccato. E’ ucciso infatti dalla sua negligenza. Egli avrebbe potuto ben trovare il Pastore vivente che dice: «Io vivo, dice il Signore». Ma non lo ha fatto, anche perché non ammonito da chi era stato costituito capo e sentinella proprio a questo fine. Perciò giustamente morirà, ma anche chi ha trascurato di ammonirlo sarà giustamente condannato. Se invece, dice il Signore, avrai detto al malvagio, a cui io avevo minacciato la spada: «Morirai» e quegli avrà trascurato di evitare la spada incombente e la spada scenderà su di lui e l’ucciderà, egli morirà nel suo peccato, ma tu avrai liberato la tua anima”. (Disc. 46, 20-21; CCL 41, 564-548)

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