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Lunedì, 24 Ottobre 2011 10:33

a Serena Dandini

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Novara 25 luglio 2011

Carissima Serena Dandini

Ho letto il tuo libro con l'entusiasmo di un giovane e con gli occhi stanchi di un vecchio. Il tuo amore al giardinaggio e l'esortazione ad amare la natura mi riportavano sempre al mio modesto giardino a cui ho dedicato la vita. Non ho avuto mai un giardino con fiori e piante, ma solo una via da tutti considerata peccaminosa perché vi erano due postriboli, una cantina dove ci si poteva ubriacare, un carcere giudiziario, un falegname che costruiva solo casse da morto, un ciabattino e una fontana dove tante povere donne, per ore ed ore, lavavano i panni dei ricchi. Come è facile pensare, non sono, come scrivi tu, Tim Smit e non ho comperato, come fece lui, una tenuta in Cornovaglia. Come lui però ho cercato di strappare dalla mia fantasia tutto ciò che di brutto vi avevano buttato quelli che allora consideravo "grandi". Per di più, ora che i casini non ci sono più e il falegname con il ciabattino sono morti, è morta anche la via.

Sono passati tanti anni ma il mio magnifico giardino è sempre vivo nel cuore e nella fantasia e ogni personaggio si è tramutato in fiore. Certo sono fiori che spesso non profumano come i gigli e le rose, ma ti assicuro, erano e rimangono in me di una bellezza sconcertante.

Fu allora che iniziai a capire che anche io potevo possedere e curare un giardino per cui si era lasciato morire sulla croce Gesù di Nazareth. Da subito capii che la mia vita sarebbe stata quella di amare l'uomo, ogni uomo, a qualsiasi razza o nazione appartenga. Come ogni fiore ed ogni pianta rende più ricco e più bello il mondo, così l'amore all'umanità rende più bello il vivere degli uomini e degli animali, delle piante.

Per uno strano caso del destino, mentre tu scrivevi il tuo amore per il giardino, io scrivevo il mio amore per la povera gente che popolava la via dove sono nato e vissuto. A te ed a me è risuonato vero il canto di Fabrizio De Andrè. Le sue canzoni, ricche di umanità, mi hanno insegnato molto più dei grandi tomi di teologia che mi hanno fatto studiare.

Ora le edizioni di san Paolo hanno avuto l'ardire di pubblicare questi miei ricordi in cui considero santi personaggi altrimenti, ancora oggi, definiti, più che donne ed uomini, "rovi umani", che secondo alcuni, non potevano produrre né frutti, né fiori.

Ora questa via è dimenticata, rimane lo sguardo stupito di un bambino a cui era possibile accarezzare, almeno con gli occhi, solo le "ragazze" che ogni 15 giorni facevano il cambio ai due postriboli.

Mi permetto di regalarti il mio libro. Se ti va leggilo con l'entusiasmo che mi ha dato il tuo.

Grazie infine per quella splendida trasmissione che fa pensare sorridendo.

                                                                                                   P. Ennio Staid

p.s. Non so se riuscirò a mandarti questo mio modesto lavoro, ma sono contento lo stesso perché, anche se per scritto ho "parlato con te".

Ultima modifica il Mercoledì, 06 Novembre 2013 17:02

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