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Domenica, 01 Febbraio 2009 00:00

Ho paura del buio

Scritto da Irene Larcan
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Le sfavillanti luminarie natalizie delle vie cittadine si sono spente da qualche giorno, e la nostra vita si è di nuovo incanalata sui binari del Tempo Ordinario, sia nella liturgia che nella vita quotidiana. E se le luci abbaglianti e le feste per un momento ci hanno distratto da ciò che avviene nel mondo, facendoci dimenticare, o mettere in parentesi per qualche giorno, problemi e sofferenza, ora ci ritroviamo immersi ancora nella crisi internazionale: la guerra tra Israele e Palestina, che insanguina la terra di Gesù; la guerra dimenticata in Congo, la situazione internazionale, la crisi finanziaria, la chiusura di tante fabbriche ed imprese con la conseguente perdita di lavoro di tanti uomini e donne che da un giorno all'altro si ritrovano disoccupati, le parole dei politici che promettono lavoro ed aiuti ai meno abbienti, il divario sempre più profondo tra ricchi e poveri: basta leggere il giornale o accendere la TV e i nostri occhi si riempiono di scene orribili e le nostre orecchie ascoltano parole tragiche o falsamente illusorie.
Ed anche nelle relazioni tra noi, nei rapporti quotidiani si evidenziano sfiducia, sospetti, sopraffazioni, giudizi, indifferenza, delusioni, scoraggiamento. Sembra quasi un bollettino dal fronte della guerra personale, in cui si fa computo  del numero di morti e feriti.
A ben considerare, la nostra vita di cristiani a volte sembra così poco cristiana!
Incontrando le fraternite di Laici domenicani della nostra Provincia, mi capita spesso di sentire che, per anzianità o per mancanza di forze nuove, ci si scoraggia e si perde speranza. E nello stesso tempo questa situazione di debolezza e di scarse prospettive per il futuro mette paura.
Una situazione che colpisce perfino i giovani e li conduce a sopravvivere, senza ideali e fremiti, senza attese ed aspirazioni.
Come cristiani siamo chiamati ad essere narratori di speranza, come scrivevo nel numero scorso di questa rivista, perché la speranza di cui ci facciamo narratori è Gesù Cristo, "luce per illuminare le genti", il Figlio di Dio, fattosi uomo tra gli uomini perché possiamo vivere la speranza della salvezza che è venuto a portare. Nei giorni di tristezza e di chiusura, nei momenti di delusione e di scoraggiamento, nelle situazioni in cui mettiamo sotto accusa noi stessi e gli altri, questa luce si fa vicina attraverso le parole di conforto di un amico, una conversazione impensata, la carezza di una mano, il sorriso silenzioso di uno sconosciuto, perché il buio in cui ci troviamo e che ci fa paura sia illuminato dalla seppure piccola fiammella tremolante che ci dice: " Il buio si rischiara. Coraggio!".
In questi giorni mi è capitato tra le mani un libro di Mons. Ravasi, Breviario Laico, regalatomi qualche anno fa da due persone  cui sono molto legata, e sfogliandolo ho trovato una Parabola ebraica, che voglio condividere con voi.
"In una stanza silenziosa c'erano quattro candele accese. La prima si lamentava : "Io sono la pace. Ma gli uomini preferiscono la guerra: non mi resta che lasciarmi spegnere". E così accadde.
La seconda disse: "Io sono la fede. Ma gli uomini preferiscono le favole: non mi resta che lasciarmi spegnere". E così accadde.
La terza candela confessò: "Io sono l'amore. Ma gli uomini sono cattivi ed incapaci di amare: non mi resta che lasciarmi spegnere".
All'improvviso nella stanza comparve un bambino che, piangendo, disse: "Ho paura del buio".
Allora la quarta candela disse: "Non piangere. Io resterò accesa e ti permetterò di riaccendere con la mia luce le altre candele: io sono la speranza".
La parabola si sviluppa attorno al simbolo del cero acceso. Essa mette in scena la pace, che nella Bibbia è il grande dono messianico, e le tre virtù teologali. Al centro c'è il bambino, come il neonato Gesù  del testo evangelico di Luca 2,22-40: è Lui a far brillare nuovamente le candele spente.
Nella storia  degli uomini le tenebre si allungano spegnendo le luci della pace, dono sempre desiderato, della fede che allarga gli orizzonti e dell'amore che riscalda la vita. Rimane l'ultimo filo di luce, la speranza.
Anche se le nostre riflessioni quotidiane sono spesso segnate dallo sconforto per il male nel mondo, cerchiamo di  ritrovare tutti la capacità di scoprire le piccole novità di ogni giorno, con la fiducia in una grande sorpresa che forse può attraversare all'improvviso la nostra vita.
 
 
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