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Domenica, 01 Febbraio 2009 00:00

Cui prodest?

Scritto da p.Domenico Cremona
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"Tra l'ottimista che ha per massima: «Non muoverti, vedrai che tutto si accomoda» e il pessimista che replica: «Fa' d'ogni modo quel che devi, anche se le cose andranno di male in peggio», preferisco il secondo." Norberto Bobbio, Politica e cultura, Einaudi, 2005

Ci sono giunte diverse critiche riguardo all'ultimo numero del Giornalino in quanto, scritto in prossimità del Natale, conteneva una vena piuttosto marcata e ripetuta di pessimismo nei confronti del valore e del significato che questa festa oggi ha assunto e rappresenta. Forse avremmo dovuto anche noi incoraggiarvi a vivere un gioioso e sereno Natale o, meglio ancora, spronarvi ad un Natale all'insegna dello spreco, dell'eccesso e del superfluo distintivi di un vero ottimista Natale? Abbiamo invece preferito rinunciare alla spudoratezza di incoraggiare questo tipo di Natale mascherandolo poi nei buoni sentimenti, nell'amore e nella carità cristiana... Così il risentimento di alcuni lettori/amici di Agognate che preferirebbero un contenuto più soft, più spensierato, più gravido di ottimismo e di speranza. Richiesta più che lecita ma mi permetto di fare una distinzione tra la speranza (cristiana) e l'ottimismo (concetto che non ha nessuna radice evangelica, come del resto non lo ha il pessimismo).
La speranza cristiana ha necessariamente come presupposto la realtà vissuta (non immaginata o desiderata): ne analizza gli eventi e calcola le conseguenze. La speranza cristiana diventa così virtù che mi porta a conoscenza della struttura di peccato in cui giaccio e mi apre alla possibilità di rialzarmi e cambiare prospettiva, mentalità. La speranza cristiana implica dunque un agire consapevole in una prospettiva di una condizione diversa attraverso un percorso di fede e di ragione fino a oltrepassare la morte nella resurrezione. (per certi aspetti, anche il pessimismo di cui parla Bobbio va nella stessa direzione della speranza cristiana).
Tralasciando il pensiero di Leibniz secondo il quale Dio ha creato il migliore di tutti gli infiniti mondi possibili, e le definizioni di "ottimismo" da essa derivate, mi sembra che oggi tale termine abbia modificato la propria natura (come troppe altre cose): è divenuto un palliativo che altera la realtà nell'immaginario e nel desiderabile. In questa forma l'ottimismo, a differenza della speranza, non spinge ad un agire ma provoca un re-agire privo di consapevolezza e di rimorsi, senza cambiamenti: un ipnotico e morboso vortice dello stare meglio (degli altri), del benessere (proprio e non altrui), del possedere sempre di più (senza nulla concedere). In questo esercizio la pubblicità è maétresse e la televisione è prostituée: venditrice di illusioni, finestra attraverso cui si crede di vedere la realtà. Così basta farsi guidare dalla pubblicità dell'UniEuro per scoprire che l'ottimismo è indebitarsi per l'ultimo modello di televisore, per vedere poi in alta definizione un cretino qualunque che ci convincerà che l'ottimismo (cioè comprare) è il profumo della vita...
No, questo ottimismo non è il profumo della vita, è il parto di decenni di accoppiata pubblicità-televisione al fine di "convertire" l'uomo in consumatore. Eppure abbiamo ormai tutti chiaro che questa crisi finanziaria è il frutto di un'economia difettosa perché impostata sul consumo e non sulla produzione. Ma continuiamo a lasciarci convincere che per salvare l'economia dobbiamo continuare a consumare (anche se la produzione si è ormai inceppata). Insomma, non preoccupiamoci, siamo ottimisti e prima o poi "tutto si accomoda". Basta aspettare seduti davanti alla TV.
Eppure la televisione era nata come un buon elettrodomestico e per alcuni anni ha mantenuto un certo candore nonostante la sua professione (e la maétresse-pubblicità era ancora discreta e poco esigente); ma col tempo anche quest'elettrodomestico è cambiato e oggi è un mezzo perverso che ci  spreme la testa e le tasche: ci invita ad indebitaci pur di non perderci le "irresistibili" offerte; ci illude con lotterie, giochi a premi, pacchi e contro-pacchi; ci manipola con l'informazione; ci abbrutisce con l'intrattenimento. Tutto ciò che accade e passa per la TV diventa evento e diventa vero: "Fuori sta nevicando, l'ho visto al telegiornale". E tutto si può meglio strumentalizzare con la TV: dalle torri gemelle che crollano ad un malato terminale, dalle guerre ad una fiera di paese, dalle mutande della velina alla perenne campagna elettorale, dalle manifestazioni di piazza alle violenze di strada. Tutto si aggroviglia, si fonde, si sfrutta in TV. E ciò che è reale si trasforma in fiction e ciò che è finto diventa reality. Come può non confonderci le idee? Attraverso la TV siamo in balia di dibattiti, commenti, pseudo approfondimenti, dove tutti sono opinionisti, esperti, politici, dove si incrociano inconsistenti discussioni su chi vuole togliere i crocifissi nelle scuole e speciali Sanremo; salotti di prelati, psicologi indignati per le scritte sulle fiancate dei bus che dicono "Dio probabilmente non esiste" e fighettini-principini che ballano "sotto le stelle"; benedizioni papali e  tettone "sotto la doccia" del Grande Fratello; messaggi assillanti sul timore degli stranieri e dei terroristi e iniezioni di fiducia sulle banche e i giochi a premio. Tutto viene messo sullo stesso piano, anzi sullo stesso schermo. E tutto si appiattisce proporzionalmente all'appiattimento dello schermo. Il risultato è che tutto ha lo stesso valore e sapore: tra L'isola dei noiosi, un dibattito politico da bar, il Grande Fardello e il summit del GiOtto non c'è differenza: sono un evento televisivo, niente altro che un evento televisivo. Tutti lì sorridenti, fieri di essere davanti ad una telecamera. Ottimisti!
Se il G8 non fosse altro che un evento televisivo inconcludente e dall'effetto devastante, non avrebbe la preoccupazione di blindare una città per dimostrare al mondo quale potere abbiano questi 81. Diversamente basterebbe organizzare il G8 senza pubblicità del prodotto, in una forma riservata, nel più moderno sottomarino, il più lontano dalla terra, nel più profondo degli abissi, al sicuro dai nemici, senza dover blindare e recare disagio a un'intera città, senza che ci scappi il morto; se così fosse ne riconoscerei la serietà e sarei disposto a concedere anche a loro una webcam nella doccia!
Allora se non volete perdervi la Merkel in topless al prossimo G8 ricordatevi di adempiere alla legge che istituì ciò che oggi viene chiamato "canone Rai": il Regio decreto-legge 2 febbraio 1938 n. 246, che fu emanato dal Governo di Benito Mussolini per finanziare la macchina propagandistica del regime. Questa legge prevede ancora oggi il pagamento del canone a chiunque sia in possesso di apparecchi "atti o adattabili" - dice il testo - alla ricezione delle radiotrasmissioni
E già si sta pensando di estendere la tassa a tutti gli "adattabili" cioè computers, telefonini, i-pod e video-citofoni.
Comunque mi sembra una truffa dover pagare una tassa su un elettrodomestico decadente che per 107€ ti fa vedere un anno di pubblicità e una manciata di canali: tra Rai, Mediaset e Telecom, e qualche canale locale, sono solo una quindicina le emittenti che ci vengono mostrate (più Rete 4 abusiva) ma con una copertura pubblicitaria quasi a tappeto.
A chi conviene tutto questo ottimismo?
E mentre il mondo va avanti l'Italia rimane seduta davanti alla TV. Nel resto del mondo la televisione è un elettrodomestico obsoleto: il mezzo di comunicazione, di intrattenimento, di informazione, di svago, è internet dove puoi anche vedere Vespa e Santoro se la tua perversione e il tuo masochismo arrivano a tanto. Senza - per ora - pagare quello che vedi e soprattutto scegliendo l'informazione, lo spettacolo, la musica,  che vuoi. Ma per ragioni che non serve spiegare, in Italia la televisione deve mantenere il suo status quo e quindi si privilegia lo sviluppo del digitale terrestre continuando a negare agli italiani la possibilità di una connessione internet a banda larga con un segnale diffuso su tutto il territorio. Il segnale internet più in uso nella nostra penisola è distribuito su un "doppino" (i due filini bianco e rosso del telefono) messo a disposizione dalla Telecom. Certo con internet non servono più né telefono, né televisione e questo purtroppo non è un bene per alcuni.
A chi conviene questo ottimismo?
Però, se entriamo nelle principali stazioni ferroviarie della nostra penisola del tesoro oltre ai treni in ritardo e all'assenza di un segnale internet, su tutte le colonne, in ogni angolo, negli spazi di attesa e nei cessi abbiamo degli splendidi LCD da 30 pollici che trasmettono in continua sequenza pubblicità ad alto volume: non 100 spot in un ora ma solo 5-6 al minuto, sempre gli stessi, ma ripetuti a raffica risuonando contemporaneamente su centinaia di schemi sparsi ovunque ti sposti. Ho provato a Roma Termini a cercare un angolo riparato da questo martellamento ma non sono riuscito a trovarlo: mi sono davvero sentito molestato. Idem negli aeroporti. E in Europa l'Italia è indietro di 30 anni e continua a non investire in nuove tecnologie riguardanti lo sviluppo dell'informatica e di internet. Anzi l'italiano più ottimista, che è anche colui che ci rappresenterà (per la terza volta) al prossimo G8 e che farà cucù (per la seconda volta) alla Merkel in toples (per la prima volta), ha già annunciato che in quell'occasione avanzerà una proposta di regolamentazione internazionale del sistema internet. Certo, i problemi mondiali vanno affrontati a partire dalla loro gravità e la regolamentazione di internet ha la precedenza sulle guerre, l'inquinamento, i cambiamenti climatici, la deforestazione, la povertà, la fame, l'acqua e le risorse energetiche.
Ma tutto questo sarà realtà solo quando lo vedremo alla TV.
 
 
1    Se il G8 è formato dai paesi più industrializzati del mondo, cosa c'entra l'Italia? È forse più industrializzata della Cina o dell'India o dell'Australia o il Brasile? O forse il G8 è costituito dai paesi più sviluppati del mondo? Ma anche in questo caso la Norvegia o il Sudafrica sono sicuramente più sviluppati dell'Italia. O forse il G8 è costituto dai paesi più ricchi del mondo? Anche in questo caso il posto dell'Italia dovrebbe essere occupato dal Lussemburgo o dagli Emirati Arabi. In realtà il G8 è costituito solo da stati che si trovano sulla stessa latitudine, il Nord del pianeta, senza altre caratteristiche. In ogni caso, se sono davvero i più potenti del pianeta, ci spieghino che fine hanno fatto i 30000 milioni di dollari che le borse mondiali (soprattuto quelle dei G8) si sono "bruciate", o meglio, hanno fatto sparire nel 2008. Se quei soldi prima c'erano e ora non ci sono, qualcuno se li è presi; oppure non ci sono mai stati (soldi virtuali) e ci hanno fatto credere che c'erano!
 

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