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Domenica, 01 Febbraio 2009 00:00

Natale 2008

Scritto da Pier Paolo Boldon Zanetti
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Carissimo Pier Paolo,
i miei auguri di Natale con l'affetto da amica, ma chiedendo umilmente venia per non sentire ugualmente caloroso il vostro augurio espresso dagli articoli nel n. 47 di "Agognate" sul Natale.
I quali portano l'animo del lettore piuttosto nell'ombra di come lo vive quella parte di umanità che è nelle tenebre e non ne riconosce la Luce.
Il problema di Dio non è quello di convertire la gente, i peccatori a ciò che è giusto, ma piuttosto di invitare i disattenti ad una larghezza d'animo, ad un risveglio, dando testimonianza di comprensione, di tolleranza, magnanimità e perdono.
Non indebolendo col negativo descritto di un "Natale non è" l'unica ricchezza di Dio: la misericordia e la pazienza.
Non sta forse a noi religiosi testimoniare, anche con gli scritti, il valore e la gioia della Luce del Natale, anziché invitare a "lasciarci inquietare dal timore di non aver capito un bel niente del Natale"?
Non è il mondo da attirare alla Chiesa, piuttosto noi di Chiesa offrirci al mondo col nostro amore, con mitezza affinché le nostre vite siano il punto ove confluiscano tutte le aspirazioni e le necessità, le disperazioni, i disorientamenti e le ansie e la ricerca della vera gioia.
Abbiamo persone che sappiano dare "istruzioni per l'uso" esprimendosi con la spontaneità di un cuore aperto, ove le ricerche umane convergano attratte dalla leggerezza di libertà e di creatività.
Auspico che gli scrittori aprano le porte con cuore spontaneo, come si aprono i petali di un fiore, senza usare vie traverse e furtive.
Chiedo venia per questo mio appello agli amici scrittori della rivista, capaci di ispirazioni più dolci come il coro degli Angeli annunzianti il Dio che viene per portare "pace agli uomini che Egli ama".
Un abbraccio grande      Fernanda
 
 
Ringrazio l'amica Fernanda, fedele e attenta lettrice e collaboratrice della nostra "Lettera agli amici", una delle poche persone che rispondono alla richiesta, più volte ripetuta, di fare di queste pagine uno spazio di confronto e discussione; purtroppo per motivi di spazio non sempre riesco a pubblicare quanto mi invia, ma nulla va perduto. La ringrazio per queste sue osservazioni critiche al numero precedente, osservazioni che ci sono giunte anche da altre parti, come già ricordato.
Certo, alcuni articoli, quelli di fra Domenico e di Angelo, in particolare, a cui Fernanda si riferisce, sembrano andare in una direzione diversa rispetto a quella che qui ci viene indicata.
La Liturgia del tempo natalizio ci ha proposto per la contemplazione e l'azione l'annuncio di san Giovanni: "la Vita si è resa visibile e noi l'abbiamo veduta", "questo è il messaggio che avete udito fin da principio: che ci amiamo gli uni gli altri", un messaggio di luce e di gioia, che tuttavia non nasconde la drammaticità del mondo, le tenebre ancora presenti, di cui anche in questi giorni facciamo tragicamente esperienza. C'è bisogno, è vero, soprattutto in certi momenti, di sentire parole di dolcezza, di leggerezza, ed è compito del cristiano, portare la pace agli uomini che Dio ama e  ricordare che Dio ama gli uomini. Non di meno, è compito del cristiano denunciare il male presente, svegliare gli animi, suscitare inquietudine dove c'è una quiete che non è quella di Cristo, ma quella dello stolto di cui parla Luca ("Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia" (Lc 12,19). Mi sembra sia questo l'intento comune agli articoli citati, pur così  diversi nello stile (uno con i tratti della satira, l'altro più grave): "Svegliati, o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà" (Ef, 5,14).

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