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Lunedì, 01 Dicembre 2003 00:00

Carrette del mare

Scritto da Pier Paolo Boldon Zanetti
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Non mi sento in grado di discriminare le "carrette del mare" in cerca di speranza, ma neanche di applaudire i mercanti di schiavi. Forse è vero, come si dice, che abbiamo bisogno della manodopera degli extracomunitari in diversi campi, ma sono critico nei confronti dell'affluenza impazzita di tante "carrette". Personalmente non credo che tutti vengano per lavoro; certo, fuggono da regimi dittatoriali e dai ricatti che ne conseguono, quando non c'è la morte ad attenderli, come purtroppo spesso accade» - Pietro
 
Ringrazio Pietro per il suo contributo. Dalla Sicilia ci ha scritto una lettera molto densa, che tocca questioni urgenti del nostro tempo, una lettera ricca di riflessioni sul nostro modo di essere cristiani, carica anche di interrogativi, sempre animata dal desiderio di vivere con autenticità la propria fede; una fede che deve tradursi in prassi, nella vita quotidiana concreta ("Maria e Giuseppe non si limitano solo ad adorare Gesù, ma lo servono con semplicità").
Egli esprime, tra l'altro, la propria preoccupazione per il fenomeno immigratorio che, anche di recente, ha mostrato tutta la sua durezza e il suo volto tragico. Ci riporta la sua esperienza diretta, fatta di dolore, a volte di delusione ("Ho incontrato casi rari di convivenza amichevole tra noi e il mondo musulmano"; "da volontario ho visto esempi da dimenticare, persone senza rispetto per chi li accoglieva").
Mi è difficile rispondere, esprimere valutazioni, dalla quiete della mia camera; io non vivo nella mia persona quanto può vivere un siciliano e in particolare un cittadino di Lampedusa. Credo, come è stato richiesto, che del problema degli sbarchi in Italia si debba far carico l'intera Unione Europea, non per costruire una "Fortezza Europa", ma per trovare una risposta che sia degna dell'uomo; le idee di un ministro - preoccupato di difendere i valori cristiani (sic!) - per il quale i clandestini "bisognerebbe prenderli a cannonate» non solo sono aberranti, ma non costituiscono una soluzione ad un problema che va affrontato con accordi tra il nostro Stato, l'Europa e gli Stati extracomunitari, con una politica radicalmente diversa della cooperazione e dei rapporti economici.
Lasciando per ora il tema dell'impegno sociale e politico da cui nessuno di noi può esimersi, vorrei qui piuttosto contemplare, quale mistero doloroso, il naufragio di tanti uomini e donne che vengono nel nostro Paese.
Nella sua lettera Pietro ci ricorda "la bellissima tradizione iconografica della chiesa ortodossa, che mostra il Bambino adagiato in un sepolcro". Nelle icone delle natività, infatti, le fasce che avvolgono Gesù ricordano le bende che avvolsero il suo corpo morto, le bende poi abbandonate il giorno della Resurrezione. Il Natale è la kenosis, l'assunzione della fragilità e della condizione mortale di Colui per il quale tutto è stato creato.1
Guardare alla storia e alla morte di questi nostri fratelli e sorelle è - credo - un modo per prepararci a celebrare bene il mistero dell'Incarnazione.

Per comprendere meglio la Natività secondo la spiritualità ortodossa, si veda il seguente testo del Metropolita Emilianos Timiadis "In un idiomele (canto proprio) del giorno della Natività, il poeta sacro, mentre esalta il paradosso della nascita di Cristo, mostra la Sua sottomissione alle leggi della natura umana. Colui che tiene tutto nella sua mano, si "rimpicciolisce" in un bébé appena nato. Questo idiomele stabilisce un parallelo con il Venerdì Santo. Una grotta-tomba scavata nella collina; lini-fasce; Logos senza parole come un infante, come un morto... Nell'allegria del Natale si trova la strana abnegazione e limitazione. Il Signore del Cosmo si limita volontariamente in una mangiatoia, Colui che nutre l'universo chiede latte materno. Egli si piega alla nostra natura mortale e alla nostra debolezza. Dio diventa uomo: "In questo giorno, nasce dalla Vergine Colui che tiene nella sua mano tutta la creazione. Come un mortale, è avvolto nelle fasce, Egli che è Dio invisibile per essenza, è steso in una mangiatoia: proprio Lui che in principio stabilì gli spazi. Prende come nutrimento il latte di Sua madre, Colui che nel deserto fece piovere la manna sul suo popolo. Invita i Magi, lo Sposo della Chiesa. Accetta i loro doni, il Figlio della Vergine. Noi adoriamo la Tua nascita, o Cristo...". (Metropolita Emilianos Timiadis - Patriarcato Ecumenico. Lezione tenuta nel corso Maria nel disegno di Dio e nella Comunione dei Santi, organizzato dal S.A.E. di Milano, il 15 febbraio 1999. Nel sito www.ortodossia.info )

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