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Lunedì, 01 Dicembre 2003 00:00

I Copti

Scritto da Lucia Iorio
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Una casa con le porte aperte è il mio desiderio di sempre, dal giorno in cui ho lasciato "il mio paese", e mi sono spinta verso Agognate, con la forza della disperazione di chi ha lasciato una sponda ma non ne ha ancora raggiunta un'altra.
Quello che ho imparato camminando giorno dopo giorno è che per tenere una porta aperta occorre fedeltà. Fedeltà a chi abbiamo incontrato, fedeltà alla nostra scelta e fedeltà alla vita di chi entra in casa nostra.
Da diversi anni ospitiamo dei Copti (cristiani egiziani) per la celebrazione della loro Messa nella chiesa di Agognate e da qualche mese Abuna (padre) Daniel vive ad Agognate. E' responsabile di diverse comunità copte in Piemonte e in Liguria (sono sempre più numerosi gli egiziani che vengono nel nostro paese, molti gestiscono ristoranti e bar).
Con la difficoltà della lingua e della cultura, non è facile affrontare con lui discussioni teologiche. Mi pare di capire che i copti si basano molto sulle tradizioni dei Padri e non accettano le filosofie (la ragionevolezza umana). Mi ricordano un mondo che pian piano si fa sempre più lontano nella mia memoria, quello che poteva essere il modo di rapportarsi a Dio dei miei nonni, fatto di una fiducia senza troppe domande. Sono molto uniti tra loro, forse come potevano essere i nostri emigrati in America che mantenevano le feste e le tradizioni per sentire ancora un legame con la terra che li aveva generati e che avevano lasciato, aprendo una ferita che non è possibile rimarginare, ma che si attenua se si sta vicini, se ci si sente parte di un tutto che fa "casa".
Ospitarlo, per noi, è tenere conto di ciò che è, della sua storia, del motivo del suo essere qui in Italia: aiutarlo ad essere con la "sua" comunità.
Padre Ennio si è assunto il compito di insegnargli l'italiano. All'arrivo in Italia conosceva solo l'arabo e un po' di inglese (cosa che gli è stato chiesto di dimenticare subito per questioni didattiche).
Ora visita settimanalmente tutte le sue comunità (a Genova, a Cuneo e a Novara), celebrando la Santa Messa (di due tre ore circa) e tenendo lezioni di catechismo ai bambini e di liturgia agli adulti.
Quando è ad Agognate si rende disponibile ad aiutare il padre Raffaele nei sempre troppi lavori che la casa richiede nel processo di ristrutturazione. Lo segue con diligenza, facendo attenzione: "no al centimetro, al millimetro" come dice scherzando -ha capito bene!
Quello che vale per padre Daniel vale per ognuno che bussa alla nostra porta, per un giorno o per sempre.
Affinché incontro sia, e nella verità, è necessaria la fedeltà alla promessa.
Gesù è stato fedele all'umanità fino alla morte e alla morte di croce: "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri." (Gv 13,34).
Questo ci toglie da ogni possibile equivoco: siamo chiamati a dare la vita se qualcosa pensiamo di voler dare. E' il culto di ogni giorno, è la nostra preghiera.
Questa è la nostra liturgia, l'Altare è punto di arrivo e di partenza per la nostra vita, Dio si è fatto uomo e la strada che percorriamo unisce la fede e la vita.
E' la via faticosa di chi ha incontrato il Signore e con lui cammina, è la gioia di chi ha trovato il proprio tesoro e senza indugio vende tutto il resto per averlo. E' il modo per vivere il nostro sacerdozio, quello comune, dei battezzati, che ci permette di rendere nuova la realtà.
Oggi so che tenere aperte le porte di casa non è tutto, scomoda le nostre abitudini (e per una come me non è poco) ma ci può lasciare lì dove siamo, non ci cambia la vita, è solo quando accade che si aprono le porte del nostro cuore che dal tempo passiamo all'eterno.
Solo quando qualcuno che ci è signore ci schiude le porte del Regno, possiamo costruire le nostre case e abitarle.

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